Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"L’amore perduto per l’Europa", di Barbara Spinelli

Gli italiani non hanno fiducia nel proprio Stato, nelle proprie istituzioni, ancor meno nei partiti. La cosa era nota da tempo – basta vedere come i partiti governano le regioni, a dispetto di tante promesse di rigenerazione – ma nel frattempo diffidano anche dell’Europa. Nell’articolo pubblicato lunedì su questo giornale, Ilvo Diamanti descrive la progressiva erosione dell’europeismo italiano: la più spettacolare, nell’Unione dei Ventisette. La grande illusione del dopoguerra stinge, vicina a spegnersi. Era una sorta di polizza d’assicurazione («gli italiani preferivano farsi commissariare da Bruxelles piuttosto che farsi governare da Roma ») ma evidentemente non funziona più visto che le istituzioni europee si son fatte arcigne, asservite agli Stati più potenti, abituate a chiamarci, quasi fossimo degenerati in banlieue di traffici illeciti e tumulti, periferia Sud. Non è euroscetticismo, perché lo scettico è filosofo che interroga, mette in questione i misteri di chiese o ideologie. L’avversione italiana è meno argomentativa, meno incalzante, e come vedremo è bellicosa. Somiglia più all’accartocciarsi di un’illusione che era stata troppo supina, troppo poco politica, pervasa da sotterranea apatia. …

"Il sindaco scomodo", di Manuela Modica

Una vita d’intimidazioni quella del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. L’ultima è di venerdì notte. Questa volta è un barcone che va a fuoco, uno di quelli che ha trasportato un po’ miracolosamente i migranti sulle coste italiane di Lampedusa. Non solo, uno di quelli dati in dono dalla Prefettura alla associazione culturale Askavuza, destinati alla realizzazione del museo dell’immigrazione. Un barcone simbolico, quindi, accompagnato da volantini eloquenti: «No ai clandestini liberi per l’isola u capisti? Alla prossima gruppo armato Lampedusa Libera». E di eloquente c’è soprattutto quell’interrogativo: «U capisti?» (l’hai capito?). Diretto a una persona specifica: il sindaco. Quella Nicolini i cui incendi improvvisi punteggiano il ritmo della sua attività politica, del suo impegno civico: l’officina del padre, il casotto di Legambiente di cui era direttrice, prima la jeep e poi il pulmino del marito. Un lungo curriculum di intimidazioni che vanno di pari passo con le lotte ambientaliste, ma non solo. E che però, visti i risultati, farebbe pensare che questa strana cinquantenne, sindaco da pochi mesi ma già vicesindaco ad appena 23 …

"Il sindaco scomodo", di Manuela Modica

Una vita d’intimidazioni quella del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. L’ultima è di venerdì notte. Questa volta è un barcone che va a fuoco, uno di quelli che ha trasportato un po’ miracolosamente i migranti sulle coste italiane di Lampedusa. Non solo, uno di quelli dati in dono dalla Prefettura alla associazione culturale Askavuza, destinati alla realizzazione del museo dell’immigrazione. Un barcone simbolico, quindi, accompagnato da volantini eloquenti: «No ai clandestini liberi per l’isola u capisti? Alla prossima gruppo armato Lampedusa Libera». E di eloquente c’è soprattutto quell’interrogativo: «U capisti?» (l’hai capito?). Diretto a una persona specifica: il sindaco. Quella Nicolini i cui incendi improvvisi punteggiano il ritmo della sua attività politica, del suo impegno civico: l’officina del padre, il casotto di Legambiente di cui era direttrice, prima la jeep e poi il pulmino del marito. Un lungo curriculum di intimidazioni che vanno di pari passo con le lotte ambientaliste, ma non solo. E che però, visti i risultati, farebbe pensare che questa strana cinquantenne, sindaco da pochi mesi ma già vicesindaco ad appena 23 …

"La bancarotta politica del Lazio", di Francesco Cundari

Le dimissioni di Renata Polverini dalla Presidenza della Regione Lazio non sono state nè tempestive nè più spontanee di quelle di Silvio Berlusconi dalla guida del governo. Entrambi hanno tentato di restare al proprio posto con ogni mezzo, dopo avere rifiutato caparbiamente di cambiare rotta, anche quando era ormai chiaro a tutti che la nave sarebbe finita sugli scogli (per restare all’immagine della Concordia già utilizzata dalla presidente Polverini, evidentemente inconsapevole del ruolo che nella metafora spetterebbe a lei, come capitano della Regione). Non hanno voluto cambiare rotta né lasciare che altri prendessero il timone quando si era forse ancora in tempo per evitare gli scogli. La data decisiva è la stessa per entrambi: 14 dicembre 2010. La prima delibera dell’ufficio di presidenza della Regione Lazio che dà inizio alla crescita esponenziale dei finanziamenti ai gruppi, infatti, porta la stessa data del voto di fiducia al governo Berlusconi. 14 dicembre 2010, dies horribilis del rapporto tra denaro e politica: il giorno in cui si decideva la sorte dell’esecutivo che un anno dopo avrebbe portato l’Italia …

"La bancarotta politica del Lazio", di Francesco Cundari

Le dimissioni di Renata Polverini dalla Presidenza della Regione Lazio non sono state nè tempestive nè più spontanee di quelle di Silvio Berlusconi dalla guida del governo. Entrambi hanno tentato di restare al proprio posto con ogni mezzo, dopo avere rifiutato caparbiamente di cambiare rotta, anche quando era ormai chiaro a tutti che la nave sarebbe finita sugli scogli (per restare all’immagine della Concordia già utilizzata dalla presidente Polverini, evidentemente inconsapevole del ruolo che nella metafora spetterebbe a lei, come capitano della Regione). Non hanno voluto cambiare rotta né lasciare che altri prendessero il timone quando si era forse ancora in tempo per evitare gli scogli. La data decisiva è la stessa per entrambi: 14 dicembre 2010. La prima delibera dell’ufficio di presidenza della Regione Lazio che dà inizio alla crescita esponenziale dei finanziamenti ai gruppi, infatti, porta la stessa data del voto di fiducia al governo Berlusconi. 14 dicembre 2010, dies horribilis del rapporto tra denaro e politica: il giorno in cui si decideva la sorte dell’esecutivo che un anno dopo avrebbe portato l’Italia …

"L'accusa di Monti: sull'anticorruzione inerzie non scusabili", di Dino Martirano

Di lotta alla corruzione il presidente del Consiglio ne aveva già parlato il 16 aprile davanti all’emiro del Qatar: «Ho chiesto a sua altezza quale fattore, in passato, avesse ostacolato di più gli investimenti stranieri nel nostro Paese… La corruzione, appunto». Poi ci era tornato su a Cernobbio e ieri, alla Conferenza internazionale sulle riforme strutturali, Mario Monti ha dato una stilettata al Pdl che sta facendo melina intorno al ddl anticorruzione: «Si va in salita, non in discesa, data una certa inerzia comprensibile ma non scusabile da parte di certe forze politiche», ma il governo «intende portare avanti» il ddl contro la corruzione inserito «dentro un pacchetto equilibrato» sulla giustizia. Così ha parlato Monti quando mancano tre giorni alla scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti al ddl Alfano che — riveduto alla Camera dove passò con la fiducia, inasprisce le pene e rende più stringenti le regole per la prevenzione della corruzione — è fermo da mesi in commissione al Senato. Il Pdl vuole cambiare, ammorbidendolo, il maxiemendamento imposto alla Camera dal …

"L'accusa di Monti: sull'anticorruzione inerzie non scusabili", di Dino Martirano

Di lotta alla corruzione il presidente del Consiglio ne aveva già parlato il 16 aprile davanti all’emiro del Qatar: «Ho chiesto a sua altezza quale fattore, in passato, avesse ostacolato di più gli investimenti stranieri nel nostro Paese… La corruzione, appunto». Poi ci era tornato su a Cernobbio e ieri, alla Conferenza internazionale sulle riforme strutturali, Mario Monti ha dato una stilettata al Pdl che sta facendo melina intorno al ddl anticorruzione: «Si va in salita, non in discesa, data una certa inerzia comprensibile ma non scusabile da parte di certe forze politiche», ma il governo «intende portare avanti» il ddl contro la corruzione inserito «dentro un pacchetto equilibrato» sulla giustizia. Così ha parlato Monti quando mancano tre giorni alla scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti al ddl Alfano che — riveduto alla Camera dove passò con la fiducia, inasprisce le pene e rende più stringenti le regole per la prevenzione della corruzione — è fermo da mesi in commissione al Senato. Il Pdl vuole cambiare, ammorbidendolo, il maxiemendamento imposto alla Camera dal …