Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"La “ditta”, Penati e la questione morale", di Gad Lerner

CHI lo conosce non dubita che Filippo Penati abbia sempre lavorato per il suo partito prima che per sé stesso. Ha condiviso senza interruzioni le sorti della “ditta”.Così usava chiamarla ironicamente Bersani: dalla militanza comunista ai Ds fino al Partito democratico. Il segretario del Pd delegò Penati come suo emissario nel Nord Italia, prima di sceglierlo come braccio destro a Roma. Per un decennio gli sono state affidate relazioni delicate con ambienti imprenditoriali, soprattutto nel settore delle infrastrutture. È impensabile che Penati le abbia coltivate prescindendo da una visione condivisa. Per questo gli atti resi pubblici dalla magistratura di Monza con la richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, concussione e finanziamento illecito dei partiti, esigono un chiarimento politico per il quale non serve attendere gli esiti giudiziari della vicenda. Cavarsela ricordando che Penati si è autosospeso dal partito, tanto più ora che Bersani avanza la propria candidatura al governo del paese, apparirebbe come una reticenza inspiegabile. Dalla lettura degli atti istruttori emergono domande squisitamente politiche: è opportuno che un dirigente di partito rivesta una …

"Berlino-Parigi la commedia degli errori", di Barbara Spinelli

Da qualche giorno si parla, non senza speranza, della proposta avanzata il 7 giugno da Angela Merkel alla televisione tedesca. Un’unione economica e politica dell’Europa, grazie alla quale la moneta unica potrà sormontare i propri squilibri, l’indebitamento degli Stati diverrà comune debito europeo, l’Unione potrà emettere eurobond garantiti solidalmente, sorvegliare le banche unificandole. L’obiettivo sarebbe una Federazione, ottenibile attraverso nuove graduali cessioni di sovranità nazionali: ancora in mano agli Stati, esse sono impotenti di fronte ai mercati. La terra promessa è bella, ma è tutt’altro che chiaro se il Cancelliere voglia, e presto, quel che annuncia. Se non stia guadagnando tempo, dunque perdendolo. Comunque, l’idea è di sfidare il suo principale interlocutore: il nuovo Presidente francese. Ricordi, la Francia, che se l’Europa non si fa la colpa è sua, non dei tedeschi. È da decenni che Parigi avversa cessioni di sovranità, e ora è messa davanti alle sue responsabilità. Né pare recedere: due ministri, degli Esteri e dell’Europa, votarono contro la Costituzione nel 2005. La rigidità francese è certo corresponsabile del presente marasma — Hollande …

"Il senso del Pd per la ricostruzione", di Alfredo Reichlin

Speriamo che non sia troppo tardi. Ma, finalmente, il Pd ha cambiato passo. Non è partito da sé, dalle sue beghe interne, ma dalla enorme novità dello scenario reale che sfida la politica (e ben più della politica, sfida tutti: i vecchi giochi di potere come l’eterno trasformismo e qualunquismo italiano). Siamo in presenza di una cosa che riguarda il futuro del mondo nei secoli. Una cosa talmente inedita per cui fino a ieri non se ne poteva nemmeno parlare. Stiamo assistendo al fallimento dell’ordine economico mondiale in base al quale l’oligarchia dominante (la destra americana, e non solo) pensò di governare la mondializzazione consegnando un potere enorme ai cosiddetti mercati finanziari resi liberi di far circolare i capitali senza alcun controllo. Lasciandoli così liberi di decidere, in larga misura, dell’uso e dell’allocazione delle ricchezze mondiali. Il dato di fondo è questo. Non è la partitocrazia, pur con tutte le sue colpe come ci vogliono far credere. La chiacchiera politica fa ridere. Noi stiamo assistendo al fallimento dei gruppi dominanti e a un gigantesco dramma …

"La corsa della spesa pubblica: cresce di 40.000 euro al minuto", di Sergio Rizzo

Più lenti in tutto fra i Paesi europei, siamo invece imbattibili per velocità quando si tratta di spendere denari dei contribuenti. Dice la Commissione europea che fra il 2000 e il 2012 la spesa pubblica è aumentata di 250,7 miliardi. Al ritmo, calcola la Confartigianato, di 2 milioni 384.808 euro l’ora. Ovvero, 39.747 euro al minuto, 662 ogni secondo che passa. Tutto questo, ovviamente, compresi gli interessi che l’Italia paga sul terzo debito pubblico al mondo. Ma che influiscono fino a un certo punto. Tanto è vero che togliendo quella voce il ritmo di crescita si riduce di una manciata di monete, calando appena a 38.420 euro al minuto. Se il peso della spesa pubblica totale sul Prodotto interno lordo è salito in dodici anni del 5,5%, quella al netto degli interessi è lievitata del 5,1%, contro il 3,5% della media dell’eurozona. In Germania, per fare un paragone, è addirittura diminuito dello 0,6%. Da questi semplici dati si capisce l’urgenza di ridimensionare un fardello diventato ormai insostenibile. Ci rendiamo conto che non è facile, se …

"“Situazione iniqua e ingestibile, il governo deve rimediare” Damiano: sui numeri io credo all’Inps", di R. Gi.

Posso ben dire che io l’avevo detto». Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, Pd, sul numero degli «esodati» chiede al governo di riferire in Parlamento, «viste queste indiscrezioni su una relazione dell’Inps, consegnata prima dell’emanazione del decreto, che parla di 390.200 persone senza lavoro e pensione». Che è un numero attendibile… «Se l’Inps dice 390.000, noi ovviamente crediamo all’Inps. E alla sua formidabile banca dati. È da dicembre che abbiamo sollevato il problema, perché era evidente che la riforma delle pensioni conteneva l’errore di abolire in un colpo solo le «quote di anzianità», che avevo introdotto da ministro nel 2007. Così centinaia di migliaia di persone hanno visto allontanarsi la pensione di cinque o sei anni, restando senza retribuzione, senza ammortizzatori sociali e senza pensione. Una cosa socialmente iniqua e ingestibile. Avevamo avvertito il governo, e dopo una dura battaglia parlamentare abbiamo ottenuto una risposta almeno per 65.000 persone, ma non basta». Ma perché solo 65.000? «Perché sono partiti dalle risorse disponibili, e le hanno tradotte in numeri. E così un diritto che c’è o …

"Treni dei pendolari a rischio estinzione le Ferrovie minacciano il grande addio", di Ettore Livini

Non bastano ritardi cronici, aumenti dei biglietti, tagli alle linee e disservizi quotidiani. Sulla testa dei pendolari su rotaia rischia di abbattersi ora la madre di tutte le tegole: la cancellazione (causa crisi) dei treni regionali dal 2013. «Allo stato non ci sono soldi a disposizione – ha detto ieri papale papale l’ad delle Fs Mauro Moretti –. Se non arrivano, non potremo garantire questi collegamenti». La situazione finanziaria del trasporto locale, in effetti, è difficilissima. Il governo Berlusconi ha ridotto nel 2010 del 20% gli stanziamenti a 1,56 miliardi l’anno. Monti, raschiando il fondo del barile, è riuscito a racimolare duecento milioni in più. La coperta è lo stesso cortissima: le regioni dovrebbero pagare quest’anno a Trenitalia 1,6 miliardi per il servizio. Ma all’appello mancano 400 milioni che nessuno sa bene dove e quando potranno essere recuperati. E per il 2013, allo stato, i fondi sono ridotti al lumicino. «Ce ne stiamo occupando», ha garantito ieri il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Tra i diretti interessati però l’allarme è altissimo: «Se Moretti si …

"Anticorruzione: maxiemendamento e voto di fiducia", di Francesco Grignetti

La decisione è stata presa, si tratta ora di vedere se però non metterà in movimento una macchina infernale. Il governo intende sbloccare di forza il ddl Anticorruzione e chiederà domani un voto di fiducia su un maxi-emendamento che riscrive una volta per tutte le nuove norme penali e, molto probabilmente, anche le norme sulla eleggibilità o ineleggibilità dei candidati alle elezioni. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, conferma: «Abbiamo dato l’informazione al presidente della Camera… Adesso bisogna vedere, perché non abbiamo ancora scritto il maxi-emendamento». Scontato che il governo non cadrà sull’Anticorruzione, c’è però da registrare la malcelata soddisfazione del Pd («Se la fiducia viene posta sul testo della commissione, noi siamo pronti a votarla», diceva ieri Pier Luigi Bersani) e l’arrabbiatura profonda del Pdl. Il centrodestra non voleva assolutamente questo voto di fiducia. Teme imboscate e non gli piace il testo così come è. Perciò Angelino Alfano è sceso sul piede di guerra. Ha incontrato i capigruppo di Camera e Senato e ha fatto filtrare quale potrebbe essere la …