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“Il consenso per l’esecutivo cala al 44%. La riforma non piace a due italiani su tre” di Renato Mannheimer

Il progetto di riforma del mercato del lavoro varato dal governo potrebbe, nelle prossime settimane, causare significative fratture nel quadro politico. Infatti, il provvedimento ha già provocato un calo sensibile nel tasso di approvazione espresso dai cittadini nei confronti dell’azione dell’esecutivo. Dal 50-60% di consenso rilevato sino agli inizi di marzo, la percentuale di giudizi positivi verso il governo è bruscamente scesa al 44%. Ciò significa che, in questo momento, la maggioranza, seppur lieve (54%), della popolazione esprime una insoddisfazione verso l’operato dell’esecutivo. Potrebbe trattarsi di una reazione d’impulso — forse momentanea e destinata a rientrare — agli ultimi provvedimenti (che, come vedremo tra breve, non incontrano l’approvazione della popolazione), ma potrebbe rappresentare anche il segnale d’inizio di un trend negativo nel consenso per il governo. Il calo di fiducia ha riguardato prevalentemente gli operai e i lavoratori dipendenti di livello medio-basso, ma anche studenti, pensionati e casalinghe. Viceversa imprenditori, liberi professionisti, ma anche impiegati e quadri, specie se possessori di un titolo di studio elevato, hanno mantenuto immutata la loro fiducia per il governo. …

"Il consenso per l'esecutivo cala al 44%. La riforma non piace a due italiani su tre" di Renato Mannheimer

Il progetto di riforma del mercato del lavoro varato dal governo potrebbe, nelle prossime settimane, causare significative fratture nel quadro politico. Infatti, il provvedimento ha già provocato un calo sensibile nel tasso di approvazione espresso dai cittadini nei confronti dell’azione dell’esecutivo. Dal 50-60% di consenso rilevato sino agli inizi di marzo, la percentuale di giudizi positivi verso il governo è bruscamente scesa al 44%. Ciò significa che, in questo momento, la maggioranza, seppur lieve (54%), della popolazione esprime una insoddisfazione verso l’operato dell’esecutivo. Potrebbe trattarsi di una reazione d’impulso — forse momentanea e destinata a rientrare — agli ultimi provvedimenti (che, come vedremo tra breve, non incontrano l’approvazione della popolazione), ma potrebbe rappresentare anche il segnale d’inizio di un trend negativo nel consenso per il governo. Il calo di fiducia ha riguardato prevalentemente gli operai e i lavoratori dipendenti di livello medio-basso, ma anche studenti, pensionati e casalinghe. Viceversa imprenditori, liberi professionisti, ma anche impiegati e quadri, specie se possessori di un titolo di studio elevato, hanno mantenuto immutata la loro fiducia per il governo. …

“Il consenso per l’esecutivo cala al 44%. La riforma non piace a due italiani su tre” di Renato Mannheimer

Il progetto di riforma del mercato del lavoro varato dal governo potrebbe, nelle prossime settimane, causare significative fratture nel quadro politico. Infatti, il provvedimento ha già provocato un calo sensibile nel tasso di approvazione espresso dai cittadini nei confronti dell’azione dell’esecutivo. Dal 50-60% di consenso rilevato sino agli inizi di marzo, la percentuale di giudizi positivi verso il governo è bruscamente scesa al 44%. Ciò significa che, in questo momento, la maggioranza, seppur lieve (54%), della popolazione esprime una insoddisfazione verso l’operato dell’esecutivo. Potrebbe trattarsi di una reazione d’impulso — forse momentanea e destinata a rientrare — agli ultimi provvedimenti (che, come vedremo tra breve, non incontrano l’approvazione della popolazione), ma potrebbe rappresentare anche il segnale d’inizio di un trend negativo nel consenso per il governo. Il calo di fiducia ha riguardato prevalentemente gli operai e i lavoratori dipendenti di livello medio-basso, ma anche studenti, pensionati e casalinghe. Viceversa imprenditori, liberi professionisti, ma anche impiegati e quadri, specie se possessori di un titolo di studio elevato, hanno mantenuto immutata la loro fiducia per il governo. …

«Monti sia coerente. O tratta con tutti o con nessuno», intervista a Chiara Saraceno di Massimo Franchi

«Mi ha colpito molto un’espressione usata da Monti, ovvero che il governo non vuole la concertazione, come se la concertazione fosse un inciucio. L’inciucio il governo e il Parlamento lo hanno fatto sulle liberalizzazioni con i tassisti, i farmacisti, le varie lobby. Quando si dice, poi, che i sindacati non devono avere potere di veto è giusto, ma poi non si dovrebbe permettere che lo abbia Mediaset sulle frequenze o la Chiesa Cattolica su molte altre questioni». Professoressa Saraceno, il governo dei tecnici manda in pensione solo la concertazione. Dicono sia un elemento di modernità… «Pensare che i sindacati vanno solo consultati e poi si decide da soli, rischia di mutare radicalmente i rapporti di potere tra soggetti sociali producendo forti squilibri. Si può sostenere che sono poco rappresentativi, ma allora i tavoli vanno allargati ad altri soggetti, non chiusi. Concertare significa tentare di raggiungere un accordo, è fondamentale in una democrazia. Non si può parlare di modello tedesco e poi di inciucio: in Germania la concertazione e la cogestione sono regole, modelli». La modifica …

Art. 18, Bersani contro Alfano «Noi da qui non ci muoviamo», di Simone Collini

Botta e risposta tra Bersani e Alfano sull’articolo 18. Il leader del Pd: «No alla monetizzazione come unica soluzione». Il segretario del Pdl: «Non possiamo applicare il modello tedesco con i giudici italiani». Di certo non ci sarà l’«intesa» chiesta da Angelino Alfano. Ma a giudicare dal primo scambio di battute tra i due, anche la «discussione serena» auspicata da Pier Luigi Bersani appare complicata. E insomma se sulle modifiche all’articolo 18 si aprirà in Parlamento una discussione che ricalcherà le dinamiche venute alla luce nel faccia a faccia di ieri, il muro contro muro tra Pd e Pdl è assicurato. Al forum di Confcommercio a Cernobbio si è svolta una tavola rotonda a cui hanno partecipato il segretario del Pd, quello del Pdl e il leghista Roberto Maroni, con il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli a fare da moderatore (ieri ha firmato un editoriale dal titolo «Una trincea ideologica», critico nei confronti di chi chiede la possibilità di reintegro per i licenziamenti economici senza giusta causa, che Alfano dice di «sottoscrivere …

Quel sogno di Giorgio "Una donna sul Colle", di Filippo Ceccarelli

Dopo di me una donna. Il diluvio può attendere, e con l´auspicio semiconfidenziale dell´odierno presidente della Repubblica il sogno in rosa di una donna al Quirinale fa un altro passettino nella sua lunga, ma al dunque assai povera storia politica e di civiltà. Perché frugando nel passato remoto si scopre che agli albori della Repubblica, per la precisione il 28 giugno del 1946, quando cioè Enrico De Nicola venne eletto alla suprema magistratura dello Stato, 32 parlamentari dell´Uomo Qualunque avevano in realtà votato per una donna: con il che, all´annuncio dei risultati il profetico fondatore di quel pittoresco movimento, Guglielmo Giannini, si chinò platealmente a baciare la mano della senatrice Ottavia Penna, figlia di una baronessa e moglie di un medico, neosenatrice di Caltagirone. Per dire le reazioni, racconta Vittorio Gorresio ne I moribondi di Montecitorio (Longanesi, 1946) che il giorno dopo un quotidiano commentò: “Lo scherzo dei qualunquisti non è sembrato spiritoso a nessuno”. Ma Giannini a sua volta replicò che non era uno scherzo, e anzi quel voto andava inteso come “un´affermazione di …

Quel sogno di Giorgio “Una donna sul Colle”, di Filippo Ceccarelli

Dopo di me una donna. Il diluvio può attendere, e con l´auspicio semiconfidenziale dell´odierno presidente della Repubblica il sogno in rosa di una donna al Quirinale fa un altro passettino nella sua lunga, ma al dunque assai povera storia politica e di civiltà. Perché frugando nel passato remoto si scopre che agli albori della Repubblica, per la precisione il 28 giugno del 1946, quando cioè Enrico De Nicola venne eletto alla suprema magistratura dello Stato, 32 parlamentari dell´Uomo Qualunque avevano in realtà votato per una donna: con il che, all´annuncio dei risultati il profetico fondatore di quel pittoresco movimento, Guglielmo Giannini, si chinò platealmente a baciare la mano della senatrice Ottavia Penna, figlia di una baronessa e moglie di un medico, neosenatrice di Caltagirone. Per dire le reazioni, racconta Vittorio Gorresio ne I moribondi di Montecitorio (Longanesi, 1946) che il giorno dopo un quotidiano commentò: “Lo scherzo dei qualunquisti non è sembrato spiritoso a nessuno”. Ma Giannini a sua volta replicò che non era uno scherzo, e anzi quel voto andava inteso come “un´affermazione di …