"Bossi e Maroni, lo scontro finale", di Rodolfo Sala
Il diktat arriva alle otto sella sera, suona come il preannuncio dell´espulsione e porta la firma di Umberto Bossi. «Devo segnalare la volontà del segretario federale di sospendere tutti gli incontri pubblici con la presenza di Maroni». A comunicarlo, in coda alla riunione del consiglio «nazionale», è il segretario della Lega lombarda Giancarlo Giorgetti. Al suo fianco c´è Roberto Calderoli. Nella sala di via Bellerio scende il gelo, e tutti capiscono che per “Bobo” è finita. Diversi segretari provinciali – sono loro i destinatari del diktat – che cancella l´ex provano a contestare la decisione. Ma non c´è niente da fare. Passano un paio d´ore e si fa vivo Maroni. Su Facebook: «Mi hanno appena chiamato per comunicarmi che la segreteria nazionale ha deciso di impedirmi di tenere gli incontri pubblici già programmati in Lombardia; non so perché, nessuno me l´ha spiegato, sono stupefatto, mi viene da vomitare. Qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega, ma io non mollo». E aggiunge: «Sono pronto ad andare alla conta». Un antipasto della fatwa era stato servito in giornata. Sul …
