Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Bossi e Maroni, lo scontro finale", di Rodolfo Sala

Il diktat arriva alle otto sella sera, suona come il preannuncio dell´espulsione e porta la firma di Umberto Bossi. «Devo segnalare la volontà del segretario federale di sospendere tutti gli incontri pubblici con la presenza di Maroni». A comunicarlo, in coda alla riunione del consiglio «nazionale», è il segretario della Lega lombarda Giancarlo Giorgetti. Al suo fianco c´è Roberto Calderoli. Nella sala di via Bellerio scende il gelo, e tutti capiscono che per “Bobo” è finita. Diversi segretari provinciali – sono loro i destinatari del diktat – che cancella l´ex provano a contestare la decisione. Ma non c´è niente da fare. Passano un paio d´ore e si fa vivo Maroni. Su Facebook: «Mi hanno appena chiamato per comunicarmi che la segreteria nazionale ha deciso di impedirmi di tenere gli incontri pubblici già programmati in Lombardia; non so perché, nessuno me l´ha spiegato, sono stupefatto, mi viene da vomitare. Qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega, ma io non mollo». E aggiunge: «Sono pronto ad andare alla conta». Un antipasto della fatwa era stato servito in giornata. Sul …

Franceschini: "Ora intesa trasparente e larga in Parlamento", di Simone Collini

Referendum bocciato dalla Consulta: lei onorevole Franceschini era tra gli “uccelli del malaugurio bipartisan”, per dirla con I’Idv? «Io ho firmato per il referendum e invitato il Pd a sostenerlo perché era un chiavistello per spingere a fare una nuova legge elettorale. Al di là delle chiacchiere, le valutazioni della Consulta sono di carattere giuridico, costituzionale, non politico. E non si può commentarle con un mi piace o non mi piace». Di Pietro parla proprio di “decisione politica”, di “piacere” a Napolitano e di “deriva antidemocratica”. «Faccio fatica a commentare assurdità simili, incredibili attacchi al Capo dello Stato. Di Pietro soltanto ieri aveva detto che avrebbe rispettato il responso della Consulta, qualunque fosse. E oggi usa parole di una simile violenza». Come si risponde ora alla volontà espressa dagli elettori di cancellare il Porcellum? «Approvando una nuova legge elettorale in Parlamento. Dopo il no della Consulta resta il nodo politico di quella forte domanda, che non era legata tanto al modello che sarebbe uscito dal referendum». Il Mattarellum non piace al Pd? «Il Pd ha …

"Nella Lega oggi sono tutti sconfitti sotto il peso delle contraddizioni", di Stefano Folli

Nella Lega che salva Nicola Cosentino hanno perso tutti. Coloro che hanno abbracciato la linea dura (Maroni); quelli che sono rimasti abbarbicati alla vecchia alleanza con Berlusconi (Bossi); e quanti hanno cambiato idea un po’ troppo spesso nelle ultime ore. E’ chiaro che si è votato soprattutto in base a considerazioni politiche. Ed è in termini politici che il Carroccio esce male da una giornata che potrebbe cambiare il destino del partito nordista. Chi ha vinto, non c’è dubbio, è Berlusconi. Il salvataggio di Cosentino è anche la salvezza della sua leadership, riemersa come sempre nei momenti di difficoltà. E all’attivo dell’ex premier, bisogna riconoscerlo, c’è anche questo filo riannodato con il vecchio amico Bossi, costretto a sostenere che la Lega (il partito del cappio in Parlamento) «non è mai stata forcaiola». Fallisce il tentativo di ricostruire un’identità leghista al di là della lunga stagione berlusconiana. E’ il disegno perseguito da Maroni: dare un futuro al Carroccio oltre le lusinghe dell’uomo di Arcore. Ma l’ex ministro dell’Interno non ha avuto la forza o la tenacia …

"Il sotterraneo mercato delle indulgenze", di Giovanni Bianconi

È andata com’era prevedibile andasse dopo l’indicazione del capo leghista Umberto Bossi, che pare aver ricompattato — a parte la fronda maroniana e qualche smagliatura nei rispettivi schieramenti — l’ex maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi. Con una decisione presa più al mercato della politica che valutando la singola vicenda giudiziaria di un deputato inquisito per camorra; ciò che era immaginabile alla vigilia, l’ha dimostrato il dibattito parlamentare che ha accompagnato il voto. Chi ha detto no all’arresto dell’onorevole Cosentino, magari dopo aver detto sì in Giunta, poteva almeno provare a dimostrare che c’era un po’ di fumus persecutionis nella seconda richiesta dei magistrati. Non limitarsi a dirlo come fosse, quello sì, un «teorema», magari citando più o meno a sproposito le poco comparabili vicende di Strauss-Kahn o di Enzo Tortora. Il quale, peraltro, fu eletto al Parlamento europeo nelle liste radicali dopo essere finito ingiustamente in carcere, non prima, e si dimise dalla carica pur di affrontare i suoi giudici al pari di un cittadino qualunque; ogni paragone con la vicenda Cosentino, per rispetto …

"Il patto scellerato", di Roberto Saviano

Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, trattenga ancora il fiato. Non creda che questa congiura dell´omertà che si è frapposta tra lei e le richieste della magistratura, possa sottrarla dal dovere di rispondere di anni di potere politico esercitato in uno dei territori più corrotti del mondo occidentale. Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, perché quel fiato non dovrà usarlo solo per rispondere ai giudici. Il fiato che risparmierà lo deve usare per rispondere a chi ha visto come lei ha amministrato – e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibile – la provincia di Caserta, plasmando una forma di contiguità, i tribunali diranno se giudiziaria ma sicuramente culturale, con la camorra. Onorevole Cosentino, per quanto ancora con sicumera risponderà che le accuse contro di lei sono vacue accuse di collaboratori di giustizia tossicodipendenti. I pentiti non accusano nessuno, dovrebbe saperlo. I pentiti fanno dichiarazioni e confessioni; i pm ne riscontrano l´attendibilità ed è l´Antimafia a formulare l´accusa, non certo criminali o assassini. Lei, ribadisco, non è accusato da pentiti, …

"La frustrazione e la democrazia", di Massimo Giannini

Un brutto giorno per la democrazia. La tentazione di liquidare così la decisione della Consulta sui referendum elettorali c´è, ed è forte. È comprensibile la delusione di quel milione e 217 mila cittadini: pur avendo firmato per l´abrogazione del «Porcellum», ora si sentono defraudati di un diritto che rende unica la nostra Costituzione e deprivati di uno strumento partecipativo che esalta la democrazia diretta. È legittima la «disperanza» di molti altri milioni di italiani: pur non avendo aderito alla raccolta delle firme, guardavano ai quesiti referendari come a una «leva» fondamentale, per sbloccare finalmente le resistenze conservative della famigerata casta, altrimenti immobile e irresponsabile. L´ultima chance per il cambiamento, ancora una volta, è affidata alla credibilità istituzionale e alla persuasione morale del presidente della Repubblica. Tocca di nuovo a Giorgio Napolitano, dopo la decisione della Corte, scuotere i partiti dal torpore, e inchiodarli alle loro responsabilità di fronte al Paese. Il vertice sul Colle con i presidenti di Camera e Senato, e il comunicato ufficiale che ne è scaturito subito dopo la pronuncia dei giudici …

"Chiusi nel bunker", di Luigi La Spina

Le coincidenze, nella vita, sono casuali. In politica, invece, sono determinanti, perché sono capaci di imprimere un significato unitario a eventi apparentemente non collegati tra loro. La giornata di ieri ne ha fornito un altro inequivocabile esempio: il «no» della Consulta ai referendum elettorali e quello del Parlamento all’arresto di Cosentino, piovuti contemporaneamente sulla testa di un’opinione pubblica a dir poco sconcertata, hanno rafforzato l’impressione di una classe politica sempre più chiusa nel bunker. Sorda e persino irridente rispetto alla sensibilità, agli umori, alle speranze dei cittadini. E’ logico, è giusto ed è anche augurabile che le distinzioni e le responsabilità non si confondano in una esasperazione di sentimenti demagogici. Le scelte della Corte Costituzionale riflettono indubbie difficoltà giuridiche a contraddire una costante linea interpretativa sulla cosiddetta questione della «riviviscenza» di una legge modificata rispetto a quella che si vuole cancellare. Più difficile, invece, giustificare come casi di coscienza dei singoli parlamentari decisioni che, come è stato evidente nel caso Cosentino più ancora che nelle vicende Milanese e Papa, chiudono o aprono a un uomo …