Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"I paladini dei diritti cancellati", di Luciano Gallino

Le dichiarazioni del ministro Maurizio Sacconi circa la possibilità che creare tensioni sulla riforma del lavoro possa portare a nuove stagioni di attentati sono a dir poco avventate. Non vorremmo pensare che sia un modo per mettere a tacere qualsiasi critica.Ma è quanto meno un modo per evitare che si parli della inettitudine del governo, di cui è parte, nel fare fronte con adeguate politiche dell´economia e del lavoro ai drammi sociali della crisi. Ciò che infatti lascia stupefatti, nei propositi governativi di accrescere la libertà di licenziamento, è che vi siano un ministro del Lavoro, un certo numero di accademici, quattro quinti dei media e molti politici, anche di centrosinistra, capaci di sostenere con tutta serietà che ciò è necessario perché i lavoratori godono di garanzie eccessive quanto a mantenimento del posto. Sono troppo garantiti. Il posto fisso di tanti occupati impedirebbe alle aziende di assumere perché in caso di crisi non li possono licenziare. Qualcuno dovrebbe spiegare ai fautori del licenziamento facile che nel mondo reale delle imprese e del lavoro il posto …

"Lettera al Premier", di Mario Monti

Signor presidente del Consiglio, mi permetto di richiamare la Sua attenzione su alcuni aspetti delle Sue dichiarazioni di venerdì sull’euro. Lei ha affermato: «L’euro non ha convinto nessuno. È una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale, perché non è di un solo Paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico». Di fronte alle vivaci reazioni suscitate, Lei ha in seguito precisato: «L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema è che l’euro è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi». Sono dichiarazioni che meritano un’analisi a freddo, al di fuori di ogni visione di parte. A mio parere, esse contengono alcune affermazioni …

"Quel terrone di Virgilio", di Massimo Gramellini

Leggo sul blog «L’Indro» che un assessore leghista di Mantova (capitale delle zucche, anche di quelle vuote) si oppone fieramente alle celebrazioni con cui la città sta onorando in queste settimane il suo figlio più famoso, Publio Virgilio Marone. Già la professione del Marone, poeta, deve aver insospettito l’assessur. I poeti sono gente che produce chiacchiere, mica truciolato e tantomeno fatturato (se non molti secoli dopo la morte, sotto forma di libri di testo adottati dalle scuole rosse). Inoltre il Marone era un traditore. Scriveva in una lingua astrusa: il latino. Ed era emigrato al Sud. Non solo a Roma ladrona, dove aveva bazzicato il governo centralista di un certo Augusto Imperatore. Addirittura più giù, nelle ville campane e sicule del suo sponsor Mecenate. Non pago, era andato a morire in Puglia, che allora si chiamava Calabria (tant l’è i’stess), e si era fatto seppellire a Napoli, in attesa di finire giustamente all’Inferno con quel cattolico di sinistra, il Dante. E nessuno salti su a parlare di macchina del fango: il Marone ha confessato tutto. …

"L'Europa ci protegge ma diffida di lui", di Eugenio Scalfari

L´ormai famosa lettera di intenti firmata da Berlusconi e approvata dai 17 Paesi dell´Eurozona e soprattutto dalla Germania, dalla Francia e dalla Commissione di Bruxelles, fu riscritta e corretta in una lunga telefonata con Gianni Letta, avvenuta la mattina e consegnata a Bruxelles nel pomeriggio da Berlusconi. Questa cronaca è ormai ufficiale. Di fatto la lettera fu scritta dai destinatari e poi riconsegnata con la loro approvazione al mittente. In più ci fu la decisione europea di affidare al presidente del Consiglio europeo e al capo della Commissione un monitoraggio costante sull´adempimento degli “intenti” indicati in quella lettera con tanto di cifre e calendario. Ieri, tra l´altro, è arrivata la proposta dell´Fmi, e accettata dalle autorità europee, di creare una rete di sicurezza aggiuntiva per Italia e Spagna, il che conferma che le misure finora prese non sono sufficienti perché affidate a un governo di dubbia credibilità. Il commissariamento dell´Europa nei confronti dell´Italia è dunque fuori discussione ed equivale a quello già in atto nei confronti della Grecia, dell´Irlanda e del Portogallo. Questa conclusione che …

La trincea del banchiere "Solo la Bce può decidere", di Massimo Giannini

Dalla commedia di Palazzo Koch alla farsa dell´Eurotower. Dopo aver gestito in modo penoso il “dossier” della Banca d´Italia, il governo sta gestendo anche peggio la «pratica» della Banca Centrale Europea. «Lorenzo Bini Smaghi si deve dimettere», ripete pubblicamente e ossessivamente Berlusconi, davanti agli allibiti partner europei e agli addomesticati microfoni di Canale 5. Il presidente del Consiglio non fa mistero della sua frustrata indignazione, per un caso che mette ancora una volta in cattiva luce l´Italia e inasprisce i già compromessi rapporti con la Francia. Ne parla a tutti. Meno che al diretto interessato. Bini Smaghi, infatti, per ora va dritto per la sua strada. «Non mi ha chiamato nessuno, non ho parlato con nessuno. Dunque, non ci sono novità». E invece almeno una novità c´è. È importante, perché rappresenta plasticamente l´anomalia del caso italiano. Ma non è risolutiva, perché alla soluzione del rebus manca ancora il contributo chiave del premier. La novità è la solita: di fronte alla conclamata latitanza del capo del governo (impegnato a raccontare barzellette agli stati generali del Commercio …

«Per vincere bisogna capovolgere l’impianto di Berlusconi», intervista a Vasco Errani di Simone Collini

Mi sembra evidente che il governo è dimissionato dai fatti – dice il presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani – dalla sua incapacità di dare risposte vere al problemadella crisi e di impostare una strategia per rilanciare il Paese. Come la lettera all’Ue ne è prova la battuta sbagliata di Berlusconi sull’euro». Guardando all’impianto della lettera all’Ue, qual è secondo lei l’obiettivo del governo? «Dividere il Paese. Avendo di fronte la possibilità di un ampio raggio di interventi, il governo ha scelto il terreno ideologico: licenziamenti più semplici. È la strada opposta rispetto all’ accordo tra le parti sociali del 28 giugnoe a ciò che servirebbe, cioè un sussulto di unità per il bene del Paese». Secondo lei, quale sarebbe il motivo di questa scelta? «Il fatto che questo governo è prigioniero di se stesso. Ha continuato a dire che andava tutto bene e non si è mai occupato dei problemi dell’occupazione, delle politiche industriali, della questione dell’equità. Il governo è andato avanti per tre anni così e ora non ha nessuna possibilità di …

"Una proposta indecente Anche contro le imprese", di Luigi Mariucci

Ma l’obiettivo del governo potrebbe essere un altro: mascherare dietro la liberalizzazione dei licenziamenti la facoltà di espellere i lavoratori scomodi, i sindacalizzati, gli usurati e le lavoratrici-madri C’è da chiedersi quale sia il senso e l’utilità delle misure di liberalizzazione dei licenziamenti per motivi economici annunciate dal governo nella lettera alla UE. Per prima cosa va sgombrato il campo dall’alibi costituito dal «celo chiede l’Europa». Da dieci anni la politica delle destre in Italia si è trincerata dietro questo alibi, fin dal libro bianco del 2001: il risultato è che è cresciuta enormemente la precarizzazione del mercato del lavoro, che colpisce soprattutto i giovani e le donne, mentre nonè stato scalfito alcun reale privilegio corporativo e non si è attivato nessun strumento di sostegno al reddito e di avviamento al lavoro per i soggetti esclusi dal mercato del lavoro, alla faccia della c.d. flexsecurity. Dietro lo schermo della liberalizzazione delle assunzioni si sono invece rafforzati i meccanismi familistici quando non clientelari: le “conoscenze” e le “raccomandazioni” restano lo strumento più diffuso per trovare lavoro. …