Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

E Prodi spara ad alzo zero "La smetta di dire stupidaggini i suoi giudizi sono una follia", di Goffredo De Marchis

Per il premier che ha portato l´Italia nell´euro, per l´ex presidente della Commissione europea che ha allargato l´Europa le parole di Berlusconi sulla moneta unica sono quasi un affronto personale. Qualcosa che va oltre la politica e l´analisi. Infatti Romano Prodi non si trattiene e durante la conversazione sbotta: «Siamo alla follia, Berlusconi la smetta di dire stupidaggini». Il presidente del Consiglio avrebbe potuto lamentarsi dei ritardi del Vecchio continente nel costruire una governance forte, delle debolezze strutturali di una straordinaria avventura. Ma no, il Cavaliere se l´è presa con l´euro. «Cioè con la più grande conquista dell´Unione insieme all´allargamento», ricorda Prodi. «Provi a spiegare agli italiani perché l´euro va su e i nostri Btp vanno giù». Sono i commenti di un europeista convinto, quelli del Professore. Lui, che ha voluto l´ingresso dell´Italia nella moneta comune a prezzo di molti sacrifici (l´eurotassa, in parte restituita), che ha legato all´euro la stagione migliore del centrosinistra nell´ultimo quindicennio a detta degli stessi protagonisti di quella e di altre stagioni. «Siamo davvero alla follia», ripete. «È chiarissimamente nella …

"Pronti alla sfida di governo, io in campo per la premiership", Intervista a Pier Luigi Bersani di Barbara Jerkof

“Primarie di centrosinistra, poi patto di legislatura con il centro. Il lavoro con Vendola, Di Pietro e socialisti è avanti: per garantire credibilità a vincolo di maggioranza in Parlamento”. Pronti ad affrontare la sfida del governo. che sia ora con un esecutivo di transizione, o che sia dopo elezioni anticipate. Perché una cosa è certa. avverte Pier Luigi Bersani, così al 2013 non ci si arriva. Il segretario del Pd traccia la sua road map: primarie di centrosinistra dopo aver stretto un accordo «di credibilità» con Idv, Sel e Psi, che metta al riparo dagli errori del passato sulla tenuta della coalizione attraverso precisi meccanismi parlamentari (un vero e proprio vincolo di maggioranza nei gruppi parlamentari); e apertura ai moderati con un patto di legislatura. Obiettivo: «Ricostruire il Paese» dopo il ventennio berlusconiano. Chiarendo che. quando sarà il momento di scegliere dal basso il candidato premier. il candidato del Pd sarà lui. Segretario, lei ha definito il documento d’intenti del governo alla Ue come «merce usata», mai sindacati prendono la parte sui licenziamenti molto sul …

"Altro che moderati", di Francesco Cundari

In una democrazia che funziona, in condizioni normali, i programmi di governo si sottopongono agli elettori, non alle banche e nemmeno ai rappresentanti di altre istituzioni. Ma l’Italia, lo sappiamo, non è in condizioni normali, e dell’aiuto della Bce dunque delle autorità e dei partner europei ha un disperato bisogno. Il governo che ha la prima responsabilità di avere portato l’Italia a questo punto, ovviamente, non ha la forza, la credibilità e neppure gli argomenti per garantire l’interesse nazionale in un momento tanto difficile. Ma l’idea stessa di una lettera di impegni per profonde riforme economiche firmata dal presidente del Consiglio e non sottoscritta nemmeno dal suo ministro dell’Economia, che anzi lascia intendere su tutti i giornali di non condividerla affatto, rappresenta un salto di qualità. Con quella lettera il governo italiano ha compiuto infatti una scelta precisa, e niente affatto scontata. Le strade di Silvio Berlusconi e di Giulio Tremonti non si sono divise attorno a una questione da poco, ma sul cuore della strategia di politica economica e sociale del centrodestra di oggi, …

"Pd-Udc-Idv, asse per un governo di transizione", di Goffredo De Marchis

«Per l´opposizione è il momento della verità», dice Pier Ferdinando Casini dopo aver visto ancora una volta il leader del Pd Bersani. È l´annuncio di una possibile sinergia tra Terzo polo, Pd e Idv per collegarsi ai movimenti degli “scontenti” del Pdl, alla loro lettera per il «passo indietro» di Berlusconi. Se questa fronda (smentita dai frondisti) dovesse prendere corpo nelle prossime ore, le minoranze avvierebbero una raccolta di firme sotto una petizione che chiede le dimissioni del premier. Obiettivo naturale: 316 adesioni, cioè la maggioranza assoluta della Camera. Una sfiducia sostanziale, anche se non formale, in grado di convincere il premier a rimettere il mandato. Nel ‘94 andò proprio così, senza il passaggio parlamentare. «Dobbiamo trovare 10 Versace», dice un deputato del Pd alludendo alla fuga dal Pdl del deputato-stilista. E la speranza di un governo tecnico tornerebbe ad accendersi. Di questa strategia, costruita sull´inaffidabilità del governo a varare sul serio le riforme contenute nella lettera alla Ue (Casini sostiene che «mette i ricchi contro i poveri» e Bersani parla di «merce usata»), il …

"Le spese allargate del Ponte sullo Stretto", di Gian Antonio Stella

San Francesco da Paola, che passò lo Stretto camminando sul mantello steso sulle acque, resterà ancora per un pezzo l’unico ad aver fatto il miracolo. Dopo lustri di proclami, San Silvio Berlusconi ha ieri ordinato ai suoi fedeli alla Camera di votare (ahilui…) la rinuncia al ponte di Messina. «A me m’ha rovinato ‘a guera», diceva il mitico Gastone di Ettore Petrolini. «A me la crisi» dirà il Cavaliere, mortificato dall’abbandono del sogno di consegnare alla storia quella che doveva essere «l’ottava meraviglia del mondo». Solo una settimana fa il suo ministro Altero Matteoli (che ai primi di luglio si era lagnato in una lettera al Corriere dei «toni disfattistici» con cui Sergio Rizzo aveva smascherato lo stallo delle grandi opere) dichiarava all’Ansa che il ponte «per il governo italiano è una priorità». Di più: «Sono destituite di fondamento talune dichiarazioni strumentali su una “bocciatura” da parte dell’Ue dell’opera. Così non è, com’è di tutta evidenza. Disponiamo invece di un progetto definitivo il cui iter di approvazione è in corso mentre le fasi di realizzazione …

I sindacati uniti:«Pronti a scioperare. Sacconi si fermi», di Massimo Franchi

Il tentativo del governo, e del ministro Sacconi in particolare, era chiaro. Concedere alle imprese un grosso vantaggio, la sostanziale libertà di licenziare, per rompere il fronte con i sindacati. Il piano però non ha sortito l’effetto sperato. E per lui l’annunciata convocazione di «un tavolo di confronto con le parti sociali» per «approfondire il merito senza pregiudizi», rischia di essere una mission impossible. Sia con Confindustria che con Cisl e Uil. L’associazione degli industriali non vuol sentir parlare di «licenziamento facile». Da parte di Cisl e Uil invece è arrivata immediata un’alzata di scudi assolutamente non scontata. Sentire i loro segretari generali parlare all’unisono di «provocazione » edi ricorso «allo sciopero generale », di «colpiremo uniti» (Bonanni), «di nessun problema a scioperare con la Cgil» (Angeletti), fa un certo effetto. In queste ore Camusso, Bonanni e Angeletti sono stati in stretto contatto e hanno concordato una posizione comune. Bisogna però chiarire che la convocazione di uno sciopero generale unitario Cgil-Cisl-Uil non è all’ordine del giorno. Sebbene la Cgil spinga in questa direzione: «Accogliamo con …

"In tre milioni non arrivano a 400 euro al mese", di Laura Matteucci

In pensione sempre più tardi, molto spesso con poche centinaia di euro (la metà delle pensioni non supera i 500 euro al mese), e una rete di protezione sociale a maglie ormai larghissime. La prima leggenda da sfatare è che in Italia si vada in pensione prima che negli altri Paesi Ue. Con le disposizioni entrate in vigore a luglio è l’esatto opposto, nonostante la paradossale lettera inviata da Berlusconi a Bruxelles le renda meno stringenti. Per le pensioni di vecchiaia prevede infatti il rialzo dell’età a 67 anni, per donne e uomini, nel 2026. In realtà in base alla legge, quell’anno uomini e donne lasceranno solo a 67 anni e 7 mesi (bisogna aggiungere poi ancora un anno, come previsto dalla cosiddetta «finestra mobile» che impone di aspettare dodici mesi prima del ritiro dell’assegno). Già oggi, del resto, per vecchiaia si va a 66 anni (65 più 1 anno di attesa per la finestra di uscita), nel 2013 si andrà a 66 e tre mesi. La legge anticipa infatti al 2013 l’adeguamento dell’età pensionabile …