Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Un cerotto per Bruxelles", di Tito Boeri

Chissà perché, leggendo la lettera di intenti recapitata all´ultimo minuto dal governo italiano all´Unione Europea, mi è più volte venuta alla mente l´immagine del finestrino dell´aereo Ryanair riparato con il nastro adesivo, apparsa su molti siti nei giorni scorsi. La lettera sembra fatta apposta per salvare le apparenze. Si evita accuratamente di sostituire il finestrino e di assicurarne una chiusura ermetica, diciamo strutturale. Nulla viene chiarito, ad esempio, sui 20 miliardi ancora mancanti dalla manovra estiva.I contorni della riforma fiscale ed assistenziale, che dovrebbe raccogliere questa cifra, rimangono se possibile ancora più vaghi di allora. Nulla viene spiegato sull´inasprimento della lotta all´evasione fiscale. Si evita accuratamente di proporre interventi sulle pensioni di anzianità che, è bene ricordarlo, sono quelle che hanno mandato in rosso i conti dell´Inps, anche tenendo conto dei massicci trasferimenti che lo Stato già concede all´ente previdenziale. Sono queste pensioni incassate a partire da 57 anni di età da due a tre volte più alte delle pensioni di vecchiaia. E sono aumentate del 20 per cento negli ultimi 5 anni. Non vanno …

"Pensioni, la soluzione c’è: rendere flessibili le uscite", di Pierpaolo Barretta e Cesare Damiano

Quandola Lega Nord afferma di essere contraria al fatto che si tocchino le pensioni, siamo di fronte ad una mezzaverità. Quello che Bossi non dice è che questo governo, di cui la Lega fa autorevolmente parte, le pensioni le ha già abbondantemente toccate. Infatti, basta scorrere i provvedimenti: innalzamento graduale dell’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni nel settore pubblico e privato; introduzione di una finestra fissa di un anno per tutti, anche per coloro che hanno maturato i 40 anni di contributi; decurtazione della rivalutazione al costo della vita dell’assegno previdenziale, a partire dalle pensioni di importo corrispondente a tre volte il minimo; aggancio del momento di andare in pensione all’aspettativa di vita. La seconda affermazione che va contestata è che ci troviamo di fronte ad un sistema statico, mentre in realtà anche la riforma Prodi-Damiano del 2007 ha previsto che le cosiddette pensioni di anzianità, dal 1 gennaio 2013, richiedano accanto ai 35 anni di contributi almeno 62 anni di età (la famosa quota 97). Molti di coloro che sollecitano un …

"L’ira di Tremonti: non potremo mantenere quelle promesse", di Amedeo La Mattina

Fate voi. Non riusciremo a mantenere tutti questi impegni e poi quello che conta, più che il giudizio di Bruxelles, sarà la reazione dei mercati». Non ci ha messo la sua firma nella lettera che ieri Silvio Berlusconi ha portato al vertice europeo. Il ministro dell’Economia è rimasto ai margini della trattativa. «Volutamente», dice chi ci lavora accanto: se tutto dovesse precipitare Tremonti potrebbe sperare di essere il successore del Cavaliere per un governo di transizione. «Macché spiega un ministro che è stato parte attiva nella stesura della lettera – è fuori gioco. Si è messo alla finestra quando ha capito che non era lui a dirigere le danze. E infatti questa volta non è stato lui a definire la griglia di proposte che ci consente di superare l’esame in Europa». Tremonti non ha sopportato che il ruolo principale nella stesura della missiva sia stato affidato a Romani e Brunetta, con la supervisione di Gianni Letta. Un problema di metodo e protagonismo, ma non è escluso che ci sia una questione di merito. Ad esempio …

"Una ricetta autolesionista", di Ronny Mazzocchi

Sono passati solo due anni da quando Tremonti, in occasione di un convegno organizzato dalla Banca Popolare di Milano, sosteneva solennemente che «per una struttura sociale come la nostra, il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia», aggiungendo che «la stabilità del lavoro è alla base della stabilità sociale».Ieri, con una svolta di 180 gradi, un governo screditato e senza più una maggioranza politica, facendo leva sulle richieste delle cancellerie europee, ha messo sotto attacco due dei pilastri fondamentali – lavoro e pensioni – di quella stabilità sociale che sembrava così centrale nella visione di uno dei suoi principali esponenti. Il contenuto della lettera che Silvio Berlusconi ha consegnato ai capi di Stato e di governo europei riuniti a Bruxelles va addirittura al di là della noiosa retorica che nell’ultimo decennio ha accompagnato quasi tutte le riforme del mercato del lavoro. Dopo aver cercato per anni di indebolire tutto l’impianto giuslavoristico italiano agitando un supposto conflitto generazionale capace di contrapporre i figli precari ai padri ipergarantiti, il governo ha gettato la maschera …

"Travolti dall'inerzia", di Pietro Greco

No, non era ineluttabile che il nubifragio che si è abbattuto in Liguria e nell’alta Toscana causasse tanti morti, tanti dispersi e tanti danni. Erano morti (e dispersi e danni) evitabili. Da tempo sappiamo che non solo quella zona d’Italia, ma il Paese intero è esposto al rischio. Che il 70% dei comuni della penisola è da sempre interessato a fenomeni di dissesto idrogeologico. Ogni anno, in media, in questi Comuni si verificano ben 1.200 frane e 100 inondazioni rilevanti, quasi tutte concentrate in un’area che copre il 7,1% della superficie del Paese. Raramente queste frane e queste inondazioni bucano il muro dell’attenzione. Eppure si tratta di eventi molto spesso tragici. Ogni anno, infatti, muoiono decine di persone a causa di questa fragilità: circa sei ogni mese, in media, nell’ultimo secolo e mezzo. Così, dal 1853 al 2003, secondo i calcoli della Federazione italiana di scienze della terra, il dissesto idrogeologico si è portato via oltre 11.000 vite: 4.000 per il tramite di inondazioni e 7.000 per frane. Molte di queste morti erano evitabili. Perché …

"Ma questa legge troverà la maggioranza?", di Stefano Lepri

Sono propositi molto ambiziosi, alcuni anche a forte rischio politico, quelli consegnati ieri dal governo italiano alle autorità europee. Ma come può sperare di trasformarli in legge un governo che solo ieri alla Camera è andato in minoranza due volte su questioni di poco peso? Del resto il ministro dell’Economia, che dalla stesura della lettera è stato in buona parte escluso, non è parso tenerne gran conto quando ha parlato ieri mattina alla Giornata del Risparmio. Spicca nei nuovi impegni, ad esempio, una maggiore libertà di licenziamento per le imprese. Il centro-destra tentò già di introdurla nel 2002-2003, quando disponeva in Parlamento di una maggioranza assai ampia, e dovette desistere di fronte a una manifestazione di protesta tra le più vaste mai viste in Italia. Per giunta le parole di Mario Draghi ieri confermano che questa misura non compare tra le richieste dalla Banca centrale europea. Al contrario, appaiono inconsistenti gli impegni sulla previdenza, dove le autorità europee avevano chiesto di fare di più già dal 2012. I requisiti per le pensioni di anzianità, l’onere …

"Licenziamenti possibili se l’azienda va in crisi", di Roberto Giovannini

In Italia sta per finire l’era dei licenziamenti difficili. Se quanto scritto nella lettera consegnata ieri da Berlusconi alla Ue diventerà legge si entrerà in un regime all’anglosassone, in cui si potrà allontanare un dipendente senza particolari complicazioni a fronte di situazioni di difficoltà economica dell’impresa per la quale si lavora. Probabilmente, così come avviene già oggi nelle piccole imprese, anche nelle aziende con più di 15 dipendenti sarà sufficiente versare un’indennità monetaria. Addio alle protezioni garantite dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, pure parzialmente – ma non abbastanza a quanto pare – indebolito dalla riforma varata nel decreto di Ferragosto. E via libera alla possibilità per le imprese di attuare «licenziamenti economici». Una riforma davvero drastica, quella indicata dal governo e promessa entro il maggio del 2012. Certamente perché divenga legge bisognerà fare i conti con la fragilità della maggioranza. I licenziamenti sono materia politicamente esplosiva, e certo non fatta su misura per conquistare consensi elettorali. Una riforma simile fu tentata già nel 2001-2002 dal secondo governo Berlusconi, e finì come sappiamo. Sicuramente l’operazione …