Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Per non dimenticare", di Maria Cecilia Guerra

L’avevamo chiamata legge “ad aziendam” e questa definizione è stata fatta propria dalla stampa. Ci riferivamo alla norma contenuta nel decreto legge “incentivi” (n. 40/2010), che permetteva una rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre dieci anni per le quali l’amministrazione finanziaria fosse risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio. Il contribuente poteva estinguere la controversia che lo riguardava, pagando un importo pari al 5 per cento del suo valore (riferito alla sola imposta oggetto di contestazione in primo grado, senza tenere conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni). L’avevamo chiamata “ad aziendam” perché le condizioni richieste per accedere alla sanatoria si attagliavano alla perfezione a un importante contenzioso pendente in Cassazione che riguardava la Mondadori. L’imposta dovuta dall’azienda editoriale era pari a 173 milioni. Se si aggiungono interessi, indennità di mora e sanzioni, si trattava, secondo la stampa, di una somma di circa 350 milioni di euro. Grazie alla norma citata la controversia si è chiusa con il pagamento di 8,6 milioni. Marina Berlusconi, Presidente di Mondadori ha …

"ll compromesso fa tutti felici ma il premier esce indebolito", di Marcello Sorgi

La scelta di Ignazio Visco come nuovo governatore di Bankitalia chiude con un compromesso una vicenda trascinatasi oltre ogni limite di tollerabilità. Come vicedirettore generale, Visco rappresenta infatti la candidatura interna a lungo invocata da via Nazionale e sostenuta cautamente dal Quirinale, e inoltre scontenta simmetricamente sia Berlusconi che Tremonti, il primo attestato ieri sul nome di Lorenzo Bini Smaghi, il membro del direttorio della Bce di cui Sarkozy chiede in modo sempre più pressante le dimissioni, per far posto a un francese dopo l’uscita dal vertice di Trichet, e il secondo sdraiato sul nome del direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. La terna di cui per mesi s’era detto che era composta da candidati ultraqualificati, che avrebbero comunque consentito una scelta serena, e stata scartata in blocco. A ciascuno dei tre ha nociuto apparire come il prescelto di uno degli attori in campo: Saccomanni di Draghi, e per questo avversato da Tremonti, Bini Smaghi di Berlusconi e Letta, contro il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia, che ieri tra l’altro ha stigmatizzato ufficialmente …

Bruxelles boccia il Ponte sullo Stretto «Non è una priorità», di Pino Stoppon

Il Ponte sullo Stretto non è una priorità per l’Europa. Bruxelles non l’ha inserito tra i progetti prioritari per l’Europa. 31,7 miliardi di euro da utilizzare per 15 opere tra le quali la Napoli-Bari. Il Ponte di Messina non è una priopriorità per l’Europa. La Commissione Ue, che ha dato il via libera alla proposta di regolamento, non l’ha inserita tra i progetti nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. Nella lista figurano i collegamenti ferroviari Napoli-Bari, Napoli-Reggio e Messina-Palermo, ma non il ponte sullo Stretto. Il piano Ue prevede fondi per circa 31,7 miliardi di euro. Per l’Italia il piano prevede oltre 15 opere infrastrutturali. Le principali novità riguardano l’inserimento nel corridoio Baltico-Adriatico dei collegamenti ferroviari e delle piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, nonché dei porti della stessa Ravenna, di Trieste e di Venezia. Al Nord confermata poi la priorità assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera. Nel Mezzogiorno, al potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria è stata affiancata la priorità assegnata anche ai lavorida …

"Deregulation edilizia e fiscale. Berlusconi senza sviluppo", di Bianca Di Giovanni

Berlusconi alza le mani: «sullo sviluppo non posso fare niente». Lite tra Tremonti e Romani sulle risorse. Domanici sarà solo un primo esame. Tra le norme, concordato fiscale e silenzio assenso per costruire. Deregulation edilizia e fiscale. Queste le linee della bozza del decreto sviluppo filtrata ieri dalle stanze del governo. Tra le misure allo studio, anche la possibilità di deliberare lo stato d’emergenza per le infrastrutture strategiche nel caso in cui «si evidenzino gravi difficoltà – si legge nel testo – o particolari complessità nella realizzazione». Si pensa alla Tav in Val di Susa o al Ponte sullo Stretto? Non si sa. Sta di fatto che il governo sceglie la legislazioned’emergenza per le opere pubbliche. E non solo. Rispunta anche il silenzio assenso per il permesso a costruire. In sostanza c’è l’assenso se non viene espresso un «motivato diniego» entro 90 giorni dalla richiesta. Una norma che era già comparsa nel decreto di maggio e che probabilmente oggi si vorrebbe rinforzare. Sul fronte fiscale si parla ancora di un concordato, anche questo già presente …

"Finisce la farsa dei ministeri al Nord", di Filippo Ceccarelli

Quando il regime degli spettacoli prende in ostaggio le istituzioni, l´effetto circo non solo è garantito, ma di norma assume anche la sua più inconfutabile forma pagliaccesca. Con tale avvertenza ha principio e fine l´epopea ridanciana, ma pure abbastanza triste, dei ministeri al Nord: se ne trova originaria traccia in un disegnino sul biglietto d´auguri natalizio del ministro Calderoli, vedi un po´ come, quando e da dove rotolano le soluzioni del decentramento amministrativo all´italiana. Poi Natale passa, Pasqua pure, la Lega prende un bagno al primo turno delle elezioni e il 22 maggio, tra una pernacchia e l´altra, Bossi chiede due ministeri al Nord. Sarebbe questa la «sorpresa» annunciata a un partito e a un elettorato che stanno annaspando. Ma per dire l´accoglienza, in pratica risponde con sdegno solo il sindaco di Roma, Alemanno, che pochi mesi prima, coram populo, ha offerto rigatoni con la pajata al Senatùr – e la Polverini, per l´occasione aggregatasi al «cerchio magico», l´ha addirittura imboccato. Dopo la sventola del secondo turno c´è molto altro di più impellente a cui …

"L'operazione verità del Colle", di Federico Geremicca

L’ultimo braccio di ferro, per fortuna, non attiene alle sue responsabilità, né dirette né indirette: ma potesse dir qualcosa sulla sconcertante vicenda della nomina del Governatore di Bankitalia, Napolitano non nasconderebbe delusione e disappunto. Di quel che si è mosso e si muove intorno alla sostituzione di Mario Draghi, non gli è piaciuto probabilmente niente: non le sponsorizzazioni politiche di questo o quel candidato e nemmeno certi comportamenti personali – diciamo talune impuntature – che hanno ulteriormente complicato la ricerca di una soluzione. Del resto, non è che manchino campi e questioni sulle quali il Presidente sia da tempo costretto a manifestare la propria combattiva amarezza: e ieri, intervenendo alla tradizionale cerimonia per la nomina dei nuovi cavalieri del lavoro (con al fianco un Berlusconi stanco e sonnecchiante) ha appunto rielencato questi campi e queste questioni. Aggiungendovene un paio del tutto nuove: la preoccupazione che il clima sempre più preelettorale peggiori ulteriormente le cose, e poi quella che ha definito «la frustrazione giovanile», andata in piazza sabato a Roma e deturpata dall’azione irresponsabile di frange …

"Strappo istituzionale", di Eugenio Scalfari

Sta per accadere un fatto di estrema gravità, riguarda la nomina del nuovo governatore della Banca d´Italia, successore di Mario Draghi che tra nove giorni sarà insediato alla guida della Banca centrale europea «nonostante sia italiano», come dissero informalmente la Merkel e Sarkozy quando nel giugno scorso quella scelta fu approvata all´unanimità dal Consiglio dei capi di governo dell´Unione europea. È appunto dal giugno scorso che se ne parla. Si tratta infatti di un atto complesso con tre attori: il presidente della Repubblica che firma il decreto presidenziale di nomina, il presidente del Consiglio cui spetta il diritto di proporre il nome del candidato e il Consiglio superiore della Banca d´Italia che è chiamato ad emettere il suo parere, obbligatorio ma non vincolante. Finora il governatore è sempre stato scelto all´interno della Banca d´Italia salvo per l´appunto la nomina di Draghi che avvenne perché l´allora governatore Antonio Fazio era stato rinviato a giudizio sulla questione della scalata della Banca Antonveneta da parte dei “furbetti” e “furboni” del quartierino, come allora furono chiamati. Ma nonostante i …