Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Tremonti non rischia: nel nuovo decreto solo riforme a costo zero", di Alessandro Barbera

Nulla su pensioni e liberalizzazioni. «Mancano le condizioni politiche». Poco o niente sulle privatizzazioni. «Argomento da approfondire con calma». Un altro decreto ci sarà, ma conterrà solo misure «a costo zero»: nuove norme per lo snellimento burocratico, la possibilità di emettere obbligazioni per chi finanzia le grandi opere, forse una mini Tremonti-ter per le infrastrutture, risorse alla banda larga dall`asta delle frequenze. Ieri mattina al ministero dell`Economia c`erano Abi, Confindustria e Rete Italia, l`associazione che raccoglie le piccole imprese. Dall`altra parte del tavolo quattro ministri: Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Roberto Calderoli e Altero Matteoli. Dopo quattro ore di discussione, la sintesi di una fonte presente all`incontro non è rassicurante: “Un incontro deludente”. Il governo non sa che fare e aspetta gli eventi”, ovvero il voto di domani sul caso Milanese e le sue eventuali ricadute politiche. I fatti raccontano una verità solo in parte diversa. II ministro dell`Economia sciorina le ragioni per le quali, spiega, è inutile prendere nuove misure «sotto la pressione dei mercati». A meno che non si tratti di «riforme strutturali» lontane …

"Come si è rotto il blocco sociale berlusconiano", di Rinaldo Gianola

Ci sono cose che noi italiani non avevamo mai visto, nè sentito. Forse solo la mente geniale di Philip Dick avrebbe potuto immaginarle in questa triste, dolorosa pagina del ventennio berlusconiano. Solo la drammaticità della crisi italiana che rischia di destabilizzare tutta l’Europa per colpa di «bunga bunga Berlusconi» come ha titolato ieri la Bild, il più diffuso giornale tedesco, può spiegare fatti clamorosi, quasi impensabili fino a pochi mesi fa. E come se un mondo intero si fosse ribaltato, è tutto il contrario di prima. I fedelissimi sono scomparsi, la claque si è spenta, gli alleati scappano, restano solo Ferrara&Minzolini, temerari guerrieri della prima serata Rai, a guardia del premier e della sua maggioranza sempre più fragile. Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia afferma: «Siamo stufi di essere lo zimbello internazionale quando portiamo le nostre merci all’estero…», e invita il governo ad «andare a casa, non ho paura a dirlo». Un sindacalista più che moderatomcome Raffaele Bonanni dice che «abbiamo bisogno subito di una svolta». L’ex democristiano Beppe Pisanu: «Il Paese non è mai …

«Riforme subito o Governo a casa», di Nicoletta Picchio

Lo dice prima di lei l’economista Jacques Attali: «Questa settimana è cruciale per la credibilità dell’Italia. Il governo deve annunciare le riforme entro una settimana», anche perché «se non si arriverà ad un salvataggio della Gracia, subito dopo l’Italia è a rischio». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, condivide e rilancia: «O il Governo vara riforme serie nell’immediato, domani o nei prossimi giorni, oppure deve andare a casa. Non ho paura a dirlo, è evidente che è così». Per poi precisare: «Siamo una democrazia parlamentare, è il Parlamento che deve decidere, non sta a Confindustria. Ma serve il coraggio di riforme impopolari, il paese rischia tantissimo. Continueremo ad essere una voce forte, senza paura di essere criticata». Se ne parlerà nel direttivo e nella giunta di oggi e domani: «Decideremo cosa fare». E intanto continua il pressing: «Ripetiamo da settimane che il tempo è scaduto e che la situazione è inaccettabile, anche perché l’Italia è un paese serio, ha grandi potenzialità, siamo il secondo esportatore d’Europa e il secondo paese manifatturiero». La Marcegaglia, Attali e …

"Dimissioni subito", di Claudio Sardo

L’Italia sta pericolosamente scivolando verso il fallimento. Bisogna dire le cose come stanno, visto che il governo ha a lungo tentato di oscurare la verità sulla crisi e sulla propria incapacità di affrontarla. Se vogliamo evitare un drammatico default dello Stato, che travolgerebbe la moneta unica e l’intera Europa, occorre una presa di coscienza, un’assunzione di responsabilità delle classi dirigenti, una riscossa civica. Ma al nostro Paese serve innanzitutto una svolta politica. Questo governo non ce la fa più. Anzi, non esiste già più agli occhi del mondo, come dimostrano le disposizioni di quasi tutte le cancellerie che tengono i loro leader a debita distanza dal nostro presidente del Consiglio. Il governo Berlusconi ha già fatto fallimento. Ed è interesse nazionale che questo non coinvolga definitivamente il Paese. Non è certo il declassamento di Standard & Poor’s la prova regina del discredito accumulato dal nostro esecutivo. Questo giornale non ha mai preso per oro colato le sentenze delle agenzie di rating e anche nel numero odierno ospitiamo commenti assai critici sull’operato, sui criteri di giudizio …

"La crisi vista dal Quirinale. Napolitano passa all’azione", di Mario Lavia

La maggioranza non tiene, spunta l’ipotesi della mozione di sfiducia Siamo al giro di boa. Uno che non adopera le parole a caso, Pier Ferdinando Casini, ieri mattina ha indirettamente comunicato la notizia politica del giorno dicendo che quello di Giorgio Napolitano «non è un silenzio inoperoso». Ed è vero: il presidente della repubblica da due giorni è passato all’azione. Con gli strumenti, beninteso, di cui dispone, innanzi tutto la famosa moral suasion, discreta. Ma è un fatto che gli avvenimenti delle ultime 48 ore lo hanno spinto a qualcosa di più: ad una ricognizione informale volta a qualcosa di concreto. Cosa? La voce – perché di voce si tratta – riguarda la possibilità di giungere ad una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni ma votata anche da un pezzo dell’attuale maggioranza. Ipotesi tutt’altro che facile. Però il capo dello stato è troppo allarmato per l’ulteriore incarognirsi della situazione per lasciare ogni ipotesi intentata. Anche per questo lunedì pomeriggio ha chiamato al Colle Pier Luigi Bersani e ieri mattina Roberto Maroni, annotando la nuova presa …

"Bunga bunga e silenzi cattolici", di Massimo Faggioli

La chiesa cattolica ha interessi politici e sociali di prima grandezza in Italia, e il Concordato è lo strumento di mutua protezione che stato e chiesa si sono dati e hanno rinnovato, nella Costituzione del 1948, per mantenere la pace religiosa. Tra le macerie culturali e istituzionali lasciati dal berlusconismo, vi è anche la comprensione dell’importanza politica di quel patto. Ne è testimone la ripetuta domanda retorica di quanti si indignano per la scarsa indignazione dei cattolici verso Berlusconi: «Ma la chiesa, che fa di fronte a Berlusconi?» (domanda che ricorda quella degli indignati della piccola borghesia impaurita di fronte al crimine: «Ma la polizia, che fa?»). Chi pone questa domanda attribuisce inconsciamente alla chiesa cattolica in Italia un potere di “polizia” che nacque, nell’Europa della Riforma e della Controriforma, contemporaneamente al potere della “politica” come potere al di sopra e più forte delle divisioni confessionali. Nel caso dell’Italia, invocare il giudizio profetico della chiesa sul potere di Berlusconi risponde alla tesi del cattolicesimo come “super-potere” in Italia, il vero sovrano rispetto ad una sovranità …

"La linea di affondamento", di Massimo Giannini

Il verdetto di un´agenzia di rating non vale come un voto di sfiducia del Parlamento. Dunque non sarebbe giusto se il downgrading di un debito sovrano fosse di per sé sufficiente a far cadere un governo. Ma la «retrocessione» decretata da Standard & Poor´s nei confronti del nostro Paese non si presta ad equivoci. La bocciatura inflitta dei «signori del rating» certifica quanto purtroppo è già noto, e quanto le cancellerie, le istituzioni europee e i mercati finanziari decretano ormai quasi ogni giorno. L´Italia di non ha più un governo nel pieno delle sue funzioni. La sua maggioranza politica è fragile, le sue manovre economiche insufficienti. E tutto questo pesa in modo determinante sul futuro della nazione, che difficilmente potrà risanare i conti pubblici e far ripartire la crescita economica. È accaduto quello che si temeva da giorni. L´unica differenza è il nome dell´agenzia. Tutti aspettavano la batosta di Moody´s. E invece è arrivata quella di S&P, che ha giocato d´anticipo. La sostanza non cambia. Il caso Italia è ormai esploso, ed è deflagrato anche …