Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Sindaci in sciopero, 7 miliardi di tagli scure su investimenti e servizi sociali", di Valentina Conte

«Cari concittadini, scioperiamo per voi». I sindaci d´Italia oggi si fermano. Una «protesta simbolica senza interruzione dei servizi», spiega l´Anci, l´associazione dei Comuni che l´ha indetta, contro una manovra giudicata insostenibile. Uffici aperti e funzionanti, dunque, con brevi chiusure (anche pochi minuti) solo per le anagrafi, simbolo dello sciopero. E poi manifestazioni ovunque, sindaci in piazza a volantinare le ragioni del malcontento davanti a quelle stesse anagrafi (Fassino a Torino, Alemanno a Roma, Merola a Bologna, Delrio a Reggio Emilia), Consigli comunali tematici come a Roma e Milano, in molti casi aperti ai cittadini, cortei di sindaci con i gonfaloni pronti a privarsi della fascia tricolore, maratone web, addirittura una sorta di speaker´s corner nel centro di piazza San Marco a Venezia, con il sindaco Orsoni sul palchetto come ad Hyde Park di Londra a spiegare il perché di una iniziativa clamorosa, accompagnato dai 44 “colleghi” della provincia. I sindaci in sciopero restituiranno, simbolicamente, le deleghe dell´anagrafe ai prefetti (ma quelli toscani pensano di farlo sul serio e ostacolare il censimento in corso). Anche i …

"Il referendum anti-Porcellum fa il botto: quota 500mila è vicina", di Federica Bagozzi

Boom a Milano e Torino, code davanti alle sedi Pd, rush nel weekend. Ristampati i moduli. Mancano appena dieci giorni alla dead line. Entro il 25 settembre i moduli devono arrivare a Roma, e negli ultimi due week end in tutta Italia è prevista una mobilitazione straordinaria per la raccolta firme contro il Porcellum. A Roma, a Milano, a Bologna, a Bari, a Torino. Con il Pd che non cambia linea ma che di giorno in giorno si mostra più «amichevole», soprattutto in alcune zone del paese. Al punto che martedì, a Modena, D’Alema ha rivendicato il ruolo del partito («Noi stiamo raccogliendo le firme in parte notevole e altri prendono i meriti»), suscitando un’ironica replica di Parisi: «Mentre lui legittimamente si distraeva sui nostri mari, c’era chi lavorava al referendum. Del suo personale apporto alla vittoria verrà dato conto». Se dunque il dibattito – più o meno piccato – non si placa, la campagna referendaria prende ora un ritmo febbrile. Continuano le adesioni (di recente hanno firmato anche il presidente della provincia di Roma …

"Il clima avvelenato", di Massimo Riva

La Camera dei deputati ieri ha dato il via definitivo alla manovra d´emergenza. E l´ha dato nel giorno stesso in cui la Banca d´Italia ha certificato l´ulteriore e inarrestato scivolamento del debito pubblico verso il nuovo primato negativo di 1.912 miliardi di euro. Si tratta di una cifra pesante. UNA cifra pesante che, da un lato giustifica ampiamente l´urgenza di ricorrere a provvedimenti severi ma, dall´altro lato, solleva un inquietante interrogativo sulla loro idoneità a restaurare la fiducia dei mercati verso il nostro paese. Un interrogativo che la quotidiana oscillazione del fatidico “spread” fra titoli italiani e tedeschi lascia quanto mai sospeso nell´aria: anche ieri questo indicatore cruciale si è mosso su livelli non poi troppo lontani da quota 400. Di questo passo – lo si è appena visto con le ultime aste dei titoli del Tesoro – alla crescita del debito si sta così sommando anche un rincaro progressivo dei suoi costi in una spirale che non promette nulla di buono. Anche perché questa è la tipica situazione in cui sventura chiama sventura. Come …

«Lavoro più flessibile, legge da rivedere», di Melania Di Giacomo

Nella corsa forsennata ad approvare la manovra, capita che alla Camera passi un ordine del giorno che contraddice il testo poco prima votato con la fiducia. I deputati hanno detto sì a un condono fiscale ed edilizio (Scilipoti), all’Ici sugli immobili della Chiesa (Fli), alle mamme prima in pensione (Lega), ma quello che colpisce di più è che sia passato, con parere favorevole del governo, anche uno spiraglio — aperto dal Pd — per la revisione dell’articolo 8 del decreto, sulla flessibilità del lavoro. «Valutare attentamente gli effetti applicativi dell’articolo 8, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a rivedere quanto prima le disposizioni, coinvolgendo le parti sociali, per redigere una norma interamente conforme agli indirizzi dell’accordo del 28 giugno 2011». È la proposta dell’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (Pd), che ha trovato d’accordo l’Assemblea, con 418 voti a favore, quindi più della sola opposizione. Nessun obbligo di modifica immediata, se non la richiesta di tornarci su. Ma l’ok del governo può essere letto come una parziale marcia indietro, almeno sulla deroga all’articolo …

"Il dovere di governare", di Marcello Sorgi

La crisi rivelatasi ogni giorno più difficile da sconfiggere anche ieri ha segnato un’altra giornata drammatica, con scene di guerriglia davanti alla Camera, in cui deputati sordi in gran parte alla gravità della situazione e scollati dalla realtà approvavano una manovra già quasi del tutto insufficiente. Ma invece di risposte, dalla classe dirigente stressata dalla febbre dei mercati che non danno tregua, affiora una sensazione di panico e immobilismo, senza neppure la capacità di confrontarsi con esperienza e analogie del passato. A ben guardare, infatti, il dissesto nei conti dello Stato causato dal debito pubblico senza controllo si era manifestato già nel 1991 – ‘92, giusto vent’anni fa, determinando la terribile manovra del governo Amato, che portò a un prelievo diretto dai conti correnti bancari dei contribuenti. Di lì a poco il mix letale della corruzione crescente e della delegittimazione evidente della classe politica, a causa delle inchieste giudiziarie che investivano giorno dopo giorno leader, ministri in carica e interi gruppi dirigenti dei partiti, rese necessario una sorta di commissariamento dell’esecutivo, con l’avvento del governo …

"Il regno del Carnevale", di Curzio Maltese

Il grande scagionatore. L´ultima promessa di Silvio Berlusconi precipita la parabola del Cavaliere in un finale di definitivo squallore. Dall´«Italia che amo» al «paese di merda».E ora dai posti di lavoro e meno tasse per tutti garantiti a milioni di cittadini, al «vi scagiono tutti» assicurato a una piccola banda di ricattatori. La telefonata fra il premier e Lavitola, letta e riletta, è la prova che nel caso di Berlusconi le peggiori fantasie, le più malevole e prevenute, sono sempre inferiori alla realtà. Il capo del governo invita davvero un personaggio indagato dalla magistratura, Valter Lavitola, a non tornare in Italia. Nelle conversazioni usa una sim straniera nella speranza, fallace peraltro, di non essere intercettati. L´intimità del premier col faccendiere è totale («un bacione, dottore»), il gergo è da compari d´anello. L´oggetto del reato è piuttosto chiaro. Se davvero Berlusconi volesse soltanto aiutare un amico in difficoltà economica, perché la sua segretaria dovrebbe parlare con Lavitola con un codice cifrato, usando la parola «foto» per intendere soldi, come si fa in genere fra i mafiosi? …

Gli interventi di Dario Franceschini e Walter Veltroni sulla manovra

Dario Franceschini – Signor Presidente, dentro la drammatica crisi finanziaria e sociale in cui si trova il nostro Paese, di fronte alle paure e alle difficoltà delle persone, delle famiglie e delle imprese, il Partito Democratico con tutta l’opposizione ha scelto di comportarsi con senso di responsabilità, come deve fare un grande partito che pensa all’Italia anche quando non la governa. È stata questa nostra scelta di responsabilità che ha di fatto consentito a luglio una manovra che ci vedeva contrari nel merito in due soli giorni, perché bisognava evitare l’assalto della speculazione con un’approvazione urgente; ed è anche stato questo l’atteggiamento sull’attuale decreto, che contrastiamo nel merito perché lo riteniamo iniquo, pieno di errori ma del quale abbiamo consentito l’approvazione senza ostruzionismo. Lo ha ricordato Veltroni questa mattina: quando in quest’Aula il centrosinistra portò la manovra che consentiva l’ingresso nell’euro, Berlusconi fece uscire per protesta i deputati dall’Aula. Mi sembrano due cose diverse l’una dall’altra. Ed è una scelta di responsabilità che noi abbiamo messo in campo solo per gli italiani, nonostante i vostri …