Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Fisco, con il turismo si evade: 13,5 mld di tasse non pagate", di Marco Tedeschi

Nel turismo si evadono tasse per 13,5 miliardi, un terzo della manovra appena varata. Secondo uno studio di Cescat il “nero” ammonta al 20% del fatturato complessivo del settore stimato per il 2011 in 185 miliardi. Il turismo conosce stagioni buone e stagioni meno buone, ma non èfacile conoscere l’andamento preciso di questo settore molto vitale perché una buona parte delle sue attività vengono nascoste: ai bilanci e al fisco. Quest’anno, ad esempio, l’industria turistica genererà complessivamente un volume d’affari in «nero» di 36 miliardi di euro, che si traduce in 13,5 miliardi di euro di tasse non pagate: non si emettono scontrini né ricevute, non si dichiara l’Iva, si evadono allegramente le imposte sul reddito. Non è poco, è moltissimo: si tratta di un terzo della manovra appena varata dal governo con una gran quantità di sacrifici chiesti, ancora una volta, a chi le tasse già le paga. SCONTRINI SCONOSCIUTI Gli evasori si nascondono sotto gli ombrelloni degli stabilimenti balneari, nel chiuso delle pensioni e dei bed&breakfast, per non parlare di bar e ristoranti. …

Nuove regole per salvare la politica", di Federico Geremicca

L’interrogativo non è nuovissimo, ma resta – irrisolto – al centro di accesissime dispute politiche, economiche e non di rado perfino filosofiche: in società complesse e globalizzate, il potere vero – cioè la capacità di dettare regole e perfino comportamenti collettivi e individuali – appartiene alla sfera della politica o a quella dell’economia? Le vicende delle ultime settimane, con l’annaspare impotente dei governi di tutto il mondo di fronte alle scorribande della finanza più o meno speculativa, paiono contenere una risposta in sé: nell’assetto attuale, è la politica – ormai – a dover rincorrere in maniera sempre più evidente l’economia alla ricerca di un qualche accordo. Governanti e classi dirigenti illuminate prenderebbero atto di tale evidenza per tentare – finalmente – di concordare nuove regole comuni e salvare, come si dice, quel che è ancor possibile salvare. In queste pesanti settimane, invece, si è spesso sentita ripetere – e non è questione solo italiana – una tesi per metà consolatoria e per metà frutto di calcoli politici, certo legittimi ma poco producenti. La tesi, nella …

"Due milioni a rischio mobilità. Via al valzer degli statali", di Raffaello Masci

Ve lo diciamo in burocratese, abbiate pazienza: «I dipendenti delle amministrazioni pubbliche, esclusi i magistrati, su richiesta del datore di lavoro, sono tenuti ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi, sulla base di motivate esigenze, tecniche e organizzative» (articolo 1 della manovra all’attenzione del Senato, comma 29). Se avete capito qualcosa, avete capito bene: d’ora in avanti i dipendenti pubblici potranno essere trasferiti dove servono (sia pur in ambito regionale) sennò, tanti saluti. La norma non si applica solo ad alcune categorie che hanno già una regolamentazione della mobilità in atto (scuola, forze dell’ordine, università). Sintesi: su 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, 2 milioni e 100 mila debbono stare sul chi vive. La cosa, peraltro, avviene nel momento in cui quasi duemila comuni e 30 province (nulla è più incerto di questi numeri fluttuanti) chiudono baracca e lasciano «in mobilità» circa 25-30 mila dipendenti. Dunque c’è da attendersi un inedito giro di valzer? Per avere la risposta ci siamo rivolti al segretario della Cgil Funzione pubblica, Michele Gentile, non …

"Il Pdl senza guida né rotta nella tempesta del decreto", di Francesco Lo Sardo

Degenera l’ammutinamento anti-Tremonti. Caos e aria di condono fiscale. «Pronti alla virata… Scudoooo», parte l’urlo nel cuore della notte. Chissà da dove arriva il missile dello scudo-bis da inserire nel decreto, chissà chi l’ha lanciato. Ma tanto basta a tirare giù dalle brande marinai e ufficiali, a far squillare i telefonini, a scatenare la confusione a bordo. Falso allarme, preciseranno ore dopo pezzi di governo. Non Berlusconi e Tremonti che s’abbandonano ad amenità o tacciono. «Pronti alla virata… Pensioniiii», parte un altro urlo al mattino: roba più seria questa, si punta dritto alla collisione con la Lega. Brunetta torna alla carica sulla riforma previdenziale, a partire dalle pensioni d’anzianità, spaccando il cosiddetto fronte ex socialista nel Pdl (Sacconi e Tremonti frenano) che proprio “fronte” non è perché s’è già frantumato sull’aumento dell’Iva (Cicchitto d’accordo, i suoi ex compagni no) piuttosto che sul pagamento del tfr a fine mese (l’ex socialista Tremonti ci ragiona o finge di farlo per riguadagnare punti con Bossi ma l’ex psi Cazzola già punta i piedi). Nessuno è al comando della …

"Metà parlamentari, Veltroni incalza", di Rudy Francesco Calvo

Dimezzare il numero dei parlamentari? Sulla carta (soprattutto quella dei giornali) tutti si dicono d’accordo. Né a Montecitorio né a palazzo Madama, però, sono state ancora depositate proposte di legge così nette. Non ne ha presentate il governo, dopo che Berlusconi ha annunciato in pompa magna, lo scorso 22 luglio, un disegno di legge costituzionale che avrebbe dovuto comprendere questa e altre misure rivolte a ridurre i costi della politica. Non lo ha fatto, alla lettera, nemmeno il Pd. Ma su questo ci soffermeremo dopo. A tornare alla carica sono stati ieri Sergio Romano, con un editoriale sul Corriere della Sera, e Walter Veltroni, con una lettera inviata ai capigruppo dem di camera e senato. Il primo lega la necessità di dimezzare il numero dei parlamentari al sentimento di antipolitica diffuso nel paese, ritenendo necessario «un pacchetto di misure che serva a spegnere i sentimenti di rabbia e disprezzo che molti italiani provano per i loro rappresentanti». L’ex segretario del Pd, invece, lo ritiene «essenziale non solo per ridurre il peso improprio della politica, ma …

"Federalismo solo retorica", di Massimo Luciani

Poche parole, più di «federalismo», sono entrate nella discussione e nella lotta politica italiana con tanta forza e con tanta capacità di condizionamento delle strategie dei partiti. Poche parole hanno prodotto conseguenze così imponenti sul piano della legislazione non solo ordinaria, ma anche costituzionale. E poche parole sono state meno comprese nella loro storia, nel loro significato, nell’ideologia che presuppongono, nelle prospettive che dischiudono. Alla confusione delle idee si aggiunge, oggi, la confusione della pratica politica. La retorica del federalismo ci ha abituati a sentire che solo un governo prossimo ai cittadini si può ritenere autenticamente democratico e che solo la vicinanza fra governanti e governati può assicurare la legittimazione dei primi e il soddisfacimento dei bisogni dei secondi. Non è il caso di chiedersi, qui, quanto vi sia di propagandistico e quanto vi sia di plausibile in affermazioni di questo genere. Conta di più constatare l’assoluta incoerenza di una pratica politica che, sebbene segnata da simili convincimenti, li rinnega continuamente. La vicenda delle Province è emblematica. Prima abbiamo assistito al tentativo di eliminarle completamente. …

"C´era una volta il Senatur", di Ilvo Diamanti

Il passaggio di Bossi in Cadore, per festeggiare il compleanno dell´amico Tremonti, insieme a Calderoli, è durato poco. Qualche giorno appena. Per l´incalzare della crisi, ma soprattutto, per paura dei fischi, delle proteste e dei contestatori. Così, niente interviste e niente conferenze stampa. Una nemesi: il contestatore contestato. Il portavoce della Protesta protestato. A casa propria (visto che il bellunese è culla del leghismo). Un tempo, invece, Bossi era costantemente (in) seguito da una comunità di giornalisti “specializzati”. Soprattutto d´estate, in attesa di una provocazione quotidiana, che desse un po´ di colore politico a una stagione altrimenti incolore. E Bossi non deludeva mai. Sparava (verbalmente) contro l´Italia, i “vescovoni” e il Papa polacco. Contro Berlusconi, le destre e le sinistre – romane. Da qualche anno, però, nessuna sorpresa e meno giornalisti, a Ponte di Legno come in Cadore. La Lega non riserva più sorprese. Si è normalizzata. Tutti i politici, d´altronde, si sono un po´ “leghizzati”. Le sparano grosse per ottenere spazio sui media. Sul modello del Senatur nel comizio di ieri sera a Schio. …