Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"La diserzione del 2 agosto" di Vittorio Emiliani

Non è ancora certo se il presidente Berlusconi si presenterà alla Camera – come chiedono le opposizioni – per parlare della crisi angosciosa in cui siamo impantanati e per la quale una trentina di sigle imprenditoriali e sindacali reclamano una politica vera. Sarebbe grave se non ci andasse. È gravissimo però che abbia già deciso di non inviare alcun rappresentante del governo alla commemorazione del 31° anniversario della strage fascista alla stazione ferroviaria di Bologna. Tre giorni fa, la neo-ministro dei Rapporti con l’Europa, la bolognese Anna Maria Bernini, ha annunciato la latitanza, per il secondo anno, dell’esecutivo. Con parole che sanno di compitino: la cerimonia è stata negli anni scorsi «palcoscenico di insulti molto politici e poco commemorativi», «momento più che di riflessione comune, di propaganda di parte» e via banalizzando. In realtà Berlusconi ha ormai paura di tutto. Paura di esporsi al dibattito parlamentare dove pone sempre e comunque la fiducia. Paura di comparire sulle piazze. Paura di sostituire Tremonti, che pure gli è sgradito e ingombrante. Paura della democrazia che è confronto, …

"Camera e Senato, battaglia sui risparmi", di Giovanna Casadio

Pd all´attacco: Palazzo Madama paga ancora personale “ereditato” da Dc e Psi. Entro domani voto sui bilanci. A Montecitorio dismessi altri uffici. La Finocchiaro propone l´impegno a varare una stretta-bis alla ripresa d´autunno Sette sono ereditati dal defunto Psi, due dal Msi, uno dal Pli, e poi ancora quattro sono gli assunti al Senato quando c´era il gruppo di Rifondazione, tre provengono dal gruppo dei Verdi e due sono sopravvissuti alla Democrazia cristiana. Certo, non è facile abbattere la scure dei “tagli” sui posti di lavoro, ma il pd Pietro Ichino dice che l´operazione-trasparenza va fatta anche su questi, sugli “ereditati”, lavoratori cioè «in soprannumero sostanziale», in parte inutilizzati, sopravvissuti a gruppi e partiti scomparsi da Palazzo Madama e che però continuano a pesare su quel bilancio. Anzi. I costi per il personale dei gruppi («Voce di bilancio già anomala, dal momento che c´è quella per il funzionamento dei gruppi», fa notare il senatore Ichino) sono lievitati di un milione di euro circa: da 12,96 milioni a 14,05. E quindi, sulla «eredità dei partiti defunti» …

"Crisi, proposta Bersani-Casini. Il sì di Confindustria e sindacati", di Roberto Brunelli

Di fronte al «governo che non c’è», Bersani e Casini propongono un incontro con le parti sociali per affrontare il dilagare della crisi. Intanto il Terzo Polo rilancia l’ipotesi di un governo di unità nazionale. Finora l’obiettivo era stanare il «governo che non c’è». Obbligarlo a presentarsi alle Camere. Spingere l’esecutivo a dichiarare quel che intende fare di fronte alla sfiducia dei mercati, al crollo di credibilità dell’Italia, al dilagare della crisi. Insistere nel chiedere di rispondere all’inedito appello di Confindustria, sindacati, cooperative e banche per cambiare drasticamente passo sull’orlo dell’abisso economico. Ma ieri, di fronte allo straordinario e perdurante silenzio di Silvio Berlusconi e con premier, ministri, sottosegretari intenti a partire per le ferie, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini hanno deciso per un’accelerazione netta. Con una nota, il segretario del Pd e il leader dell’Udc hanno annunciato di aver «preso contatto con i rappresentanti delle forze sociali che nei giorni scorsi hannochiesto un patto per la crescita dell’Italia», proponendo a queste un incontro «con tutte le forze parlamentari di opposizione per discutere …

"La deriva del partito personale", di Ilvo Diamanti

Il modello ‘Berlusconi’ ha incarnato il modo di fare politica nella Seconda Repubblica: il leader crea il partito e gli fornisce un senso. Come hanno fatto anche in parte la Lega, l’Idv, Sel e il Terzo polo. Ma ora lo Stato, diventato di fatto presidenziale, si trova di fronte a un futuro senza leader e senza partiti LA SECONDA Repubblica è ormai alla fine. Vent’anni dopo l’avvio, arranca faticosamente. Insieme agli attori che hanno contribuito a fondarla e a plasmarla. Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, per primi. In particolare, appare logoro il modello berlusconiano, imperniato sulla personalizzazione iperbolica del partito e del governo. Enfatizzata dall’uso dei media. La Seconda Repubblica: ruota intorno al partito di Berlusconi. “Personale” e non personalizzato. Perché, a differenza di quel che avviene nelle altre democrazie occidentali, il partito non agisce come una macchina per selezionare e sostenere il leader. Viceversa, è il leader a creare il partito. A fornirgli regole e valori. Identità e organizzazione. Un “partito personale”, riassunto nel corpo del Capo (come ha precisato Mauro Calise nella nuova …

"E' tempo dell'unità per uscire dalla crisi", di Stefano Fassina

L’Italia, insieme all’Unione europea, è presa nella morsa di una transizione sistemica. L’esito è aperto. Ogni giorno, guardiamo agli indici di borsa e allo spread, la differenza tra il tasso d’interesse dei titoli di debito pubblico dell’Italia e i mitici Bund della Germania, come risultati di atti di avidità della speculazione finanziaria. Il nostro dibattito insiste sulla situazione di emergenza. Ma non siamo in una difficoltà imprevista. Siamo alla fine di una lunga stagione di scelte sbagliate, carenti, parziali. Ed è l’insieme delle classi dirigenti italiane a essere stato inadeguato. La politica ha la responsabilità primaria. Nella cosiddetta “Seconda Repubblica”, il berlusconismo e il leghismo, tra i tanti guasti, hanno impoverito il senso civico e la già flebile attenzione all’interesse generale. L’individualismo amorale e il corporativismo di territorio hanno spinto indietro il Paese. Senza dubbio, il centrosinistra ha salvato l’Italia. L’ha agganciata all’euro nel ’96 e ha fermato la deriva sudamericana dieci anni dopo. Ma, non è riuscito a compiere le riforme necessarie. Oggi, per portare l’Italia sul sentiero dello sviluppo sostenibile, del lavoro di …

"Donne, scelta miope tagliare il welfare", Maria Cecilia Guerra

Lo sviluppo a cui tendere non deve guardare solo alla crescita del Pil, ma al più generale benessere delle persone, uomini e donne, e alla sua distribuzione. In quest’ottica sono tanti i motivi per i quali lo sviluppo ha bisogno di investimenti in tutti i campi del welfare. Il welfare può fornire strumenti di protezione, come gli ammortizzatori sociali, che permettano e accompagnino un uso più flessibile, e potenzialmente più produttivo, del lavoro, e rendano socialmente, oltre che individualmente, meno drammatica l’esclusione, temporanea, dal mondo produttivo. L’investimento in istruzione, a tutti i livelli, non dà solo vantaggio a chi la riceve, ma si riflette sulla collettività, favorendo l’innovazione e creando un contesto sociale più civile e progredito. E ancor di più, è proprio nell’ambito dei servizi sociali e del welfare in generale che si possono trovare parte di quelle opportunità di riorientamento dell’offerta produttiva che la crisi economica ha reso necessarie. Le tendenze demografiche, che riguardano sia l’invecchiamento della popolazione sia i processi migratori, la spinta al miglioramento della qualità della forza lavoro e la …

"Crisi, Berlusconi venga in Parlamento" Pd: sedute in agosto. Fini: si può fare", di Giovanna Casadio

Una crisi economica profonda e rischiosa, di cui il premier e il Parlamento non possono disinteressarsi. Per questo il Pd ha deciso di fare un passo istituzionale. Con una lettera dei capigruppo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, ha chiesto formalmente ai presidenti Fini e Schifani che Berlusconi si presenti al più presto a riferire in aula. Nella lettera si elencano i capitoli dell´emergenza e le ragioni dell´urgenza: «La difficile situazione del paese, le tensioni sui mercati, i segnali di difficoltà che provengono dall´Europa e dagli Stati Uniti e che hanno effetti diretti sulla condizione economica sociale e finanziaria italiana, l´appello al governo venuto dalle forze economiche e sociali del paese – scrivono Franceschini e Finocchiaro – ci impongono di insistere affinché il presidente del Consiglio venga in Parlamento a parlare della situazione del paese e delle iniziative del governo». Invece nelle ultime settimane il Cavaliere – preso da tutt´altri pensieri, anche di salute – non si è fatto vedere neppure per la fiducia su una delle ennesime legge ad personam, quella …