Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Dai Caraibi all´esilio russo tre anni di ipotesi sulla "fine" del Cavaliere", di Filippo Ceccarelli

Niente ha acceso la fantasia più della conclusione della carriera di Berlusconi. Ora l´epilogo è a portata di mano con la normalità del voto Tra sogni e incubi, si è arrivati all´attuale disfatta, reale, elettorale. Da parte di un avvocato a Milano e di un magistrato a Napoli, Paradossi mediatici e cortocircuiti elettorali: per Berlusconi è la fine, ma come andrà a finire Berlusconi? Film, esilio, vignette, galera, marketing, pazzia, biologia, Bagaglino, Sacre Scritture, guerra civile, successione del sangue e isole sperdute nei mari tropicali: di tutti i possibili esiti pregiudiziali, di tutte le ipotetiche conclusioni almanaccate prima del tempo, niente ha più acceso la fantasia della fine immaginaria del Cavaliere. The end, game over o tilt? Ora che l´epilogo sembra a portata di mano, e attraverso la normalità di una pacifica sconfitta elettorale, varrà giusto la pena di ricordare che sono quasi tre anni ormai che se ne parla, e sempre con il retropensiero di un´esercitazione vana e anzi di solito rivelatasi così avventata da risolversi nell´incredulità. «Bye bye Berlusconi» si leggeva ieri pomeriggio …

"La coalizione degli elettori", di Stefano Menichini

Ci premeva tenere Torino e Bologna, cercando solo di essere competitivi a Milano e a Napoli. Ricordiamocelo, in una pausa di questa serata di felicità, mentre scorrono le immagini di piazze piene non più di rabbia e indignazione, ma finalmente solo di gioia, orgoglio, soddisfazione, speranza. Ricordiamocelo, perché il significato profondo del voto è proprio in questo abisso fra le aspettative e il risultato. Fra la percezione del paese che c’era, e ciò che il paese andava maturando dentro di sé. Fra il prima e il dopo. È una lezione per la politica, di tutte le parti, e per chi se ne occupa professionalmente come noi: che come massimo di ottimismo (e a qualcuno sembrò troppo) invitammo due mesi fa il Pd a credere di più nella gara di Milano. Altroché Milano. Un risultato che già da solo era considerato di portata storica, e in grado di per sé di provocare un terremoto nella foresta pietrificata del berlusconismo, finisce quasi annegato dentro un’ondata molto più alta, molto più potente, che discende la penisola da Nord …

"La svolta laburista delle partite Iva ora spiazza il centrodestra", di Dario Di Vico

Secondo un sondaggio Swg, Pisapia avanti di 17 punti tra autonomi e professionisti Il distacco sale a 30 punti tra i laureati. Due novità di carattere socio politico hanno tenuto banco in queste settimane a Milano ed entrambe hanno in qualche misura accompagnato la vittoria di Giuliano Pisapia. Il radicale pronunciamento di settori della borghesia più tradizionale e (soprattutto) lo spostamento di consensi dentro il lavoro autonomo, che pure aveva rappresentato storicamente una constituency del voto di centrodestra. La prima novità è stata scandita dalle interviste pro-Pisapia di diversi esponenti delle élite industriali e finanziarie e dalla nascita di un gruppo di saggi capitanati da Piero Bassetti. La seconda è stata fotografata da alcune analisi del voto del primo turno, realizzate dalla «Swg» per conto dello staff di Pisapia, analisi che segnalano come tra gli elettori laureati ci siano stati 30 punti di differenza a favore del centrosinistra e come tra i lavoratori autonomi Pisapia abbia sopravanzato la Moratti di ben 17 punti (tra i lavoratori dipendenti Giuliano stava sopra Letizia di 15 punti). A …

"Il mito traballante dell'invincibilità", di Gian Antonio Stella

Il leggendario pugile camionista Bruce Strauss finì kappaò 78 volte e ogni tanto, se capiva che lo stavano massacrando, si buttava giù e si fingeva morto. Va da sé che Silvio Berlusconi, battuto «solo» a Milano, Napoli, Trieste, Cagliari, Novara, Pavia, Gallarate e in un mucchio di altri posti compresa Arcore, sfodera un sorriso: «Sono un combattente, ogni volta che perdo triplico le forze» . Della serie: non vi darò mai la soddisfazione di piangere. La botta, però, è durissima. Certo, può sempre cercare qualche consolazione nelle vittorie a Vercelli, Reggio Calabria, Varese, Iglesias… Ma in confronto alla batosta nelle città che contavano davvero, il grido «abbiamo espugnato Rovigo!» somiglierebbe a quanto disse il dc Vito Napoli dopo che il suo partito era uscito massacrato alle amministrative del 1993: «Sì, abbiamo perso Roma, Milano, Napoli, Venezia, Palermo… Ma ci sono anche segnali incoraggianti. Penso ai successi di Gerace, Pizzo Calabro, Praia a Mare…» . O alla precisazione del buttiglioniano Maurizio Ronconi dopo una catastrofe elettorale del Cdu: «Gli elettori ci riconsegnano Valfabbrica. E con Valfabbrica …

"Cambiare è possibile", di Ezio Mauro

Da Milano e Napoli, con percentuali che soltanto un mese fa sembravano impossibili, l´Italia dei Comuni manda un chiaro segnale a Silvio Berlusconi: è finito il grande incantamento, il Paese vuole cambiare pagina. La svolta nasce nelle città che scelgono i sindaci di centrosinistra e bocciano la destra, ma il segnale è nazionale ed è un segnale politico che parla ormai chiaro. Dopo il primo turno i ballottaggi confermano che Berlusconi è sconfitto al Nord come al Sud, è sconfitto in prima persona e attraverso i candidati che ha scelto e sostenuto, è sconfitto nel bilancio negativo che gli italiani hanno fatto non soltanto del suo governo, ma ormai della sua intera avventura politica. Nell´Italia pasticciata di questi anni, il voto fa chiarezza, perché è univoco. Dopo Torino e Bologna, riconfermati già al primo turno, passano ora al centrosinistra con Milano anche Trieste, Novara, Pordenone e Cagliari, mentre De Magistris addirittura sfonda a Napoli, quasi doppiando il suo avversario. Il tentativo di rimpicciolire il risultato, d´incantesimo, a una dimensione locale (dando tutta la colpa della …

"A Milano può rinascere il coraggio dell´identità" di Guido Crainz

Milano, Italia: forse si riparte da qui, come in altri momenti decisivi della vicenda repubblicana. Si ritorna qui, in un luogo centrale delle trasformazioni del Paese. Simbolo a più riprese dei suoi nodi irrisolti ma al tempo stesso delle sue potenzialità, delle sue risorse intellettuali e civili. Fra poche ore conosceremo l´esito definitivo del voto, e conterà moltissimo, ma va ricordato che pochi mesi fa questa tornata elettorale pareva quasi senza storia. Condizionata dalla sua stessa parzialità. Il centrodestra appariva solido a Milano, largamente favorito a Napoli dall´inglorioso fallimento del centrosinistra, capace di mettere in qualche difficoltà l´avversario persino nella sua vacillante roccaforte bolognese e, ancor di più, in molte altre zone. La parzialità del confronto, insomma, sembrava destinata a mascherare la crisi profonda di una stagione berlusconiana che nel 2008 aveva celebrato il suo maggior successo. Successo confermato alle elezioni regionali di un anno fa grazie soprattutto all´affermazione della Lega. Già ora quella tendenza appare comunque rovesciata, e la “rivelazione” quasi inaspettata di Milano ci permette di riflettere a fondo su di un rimescolamento …

"Le gare nel settore idrico servono davvero? Alcune riflessioni sul primo quesito referendario", di Anna Bottasso e Maurizio Conti

Il primo quesito si propone di abolire integralmente l’art. 23-bis del D.L. 112/08 che prevede, come modalità standard di affidamento dei servizi pubblici locali, il ricorso alla gara o l’affidamento diretto a società miste, nelle quali però il socio di minoranza privato abbia compiti di gestione e sia scelto tramite gara. Occorre subito constatare che, per quanto riguarda il primo referendum, i promotori abbiano alcune ragioni nel criticare l’assetto di governance del settore idrico disegnato dall’ art. 23 bis. Infatti, il settore idrico non sembra essere il più adatto per l’adozione di forme di concorrenza per il mercato. Il settore è ad alta intensità di capitale (soprattutto la fase della distribuzione, ma anche le fasi a monte, nel caso sia necessaria la costruzione di invasi artificiali) gli investimenti previsti nei prossimi trent’ anni sono ingenti (ben oltre i 2 miliardi di euro, secondo una stima conservativa del Centro Studi Utilitatis); inoltre, gli assets hanno vita utile vicina al secolo, sono non recuperabili e difficilmente valutabili (soprattutto nel caso delle reti) e le asimmetrie informative tra …