Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

"Pensioni, disuguaglianza record dirigenti al top e precari in miseria", di Valentina Conte

La distanza che separa un pilota da un co.co.co o co.co.pro qualunque, se misurata dall´entità della sua pensione, è davvero incolmabile: 3.500 euro contro 120 o poco più. Lordi, al mese. Raggelante, poi, se il confronto è con un dirigente: 3.800 euro contro i soliti 120. Un rapporto quasi di uno a 40. Si dirà: vuoi mettere, dirigente contro call center, assistente di volo contro segretaria. Categorie, professioni, qualifiche e stipendi diversi. Vero, ma la questione non si liquida su due piedi. Tanto più che il numero degli assegni pensionistici erogati ai precari aumentano di anno in anno a ritmi sostenuti. Tra il 2009 e il 2010, ad esempio, sono cresciuti del 17%. Più di tutte le altre categorie. E nel futuro diventeranno una parte molto consistente della spesa complessiva. Perché è lì che si raggrumano gli incerti, i saltimbanchi del lavoro. E´ lì che galleggiano anche i professionisti degli anni duemila. Ingegneri, architetti, ricercatori. Oggi giovani “a progetto”. Domani anziani senza rete. I dati sono scritti nero su bianco. Li riporta l´Inps nel Rapporto …

"Perché è cambiato il clima di opinione", di Ilvo Diamanti

Oggi si rivota. Ed è diffusa la sensazione che queste elezioni amministrative non lasceranno le cose come prima. Non solo nelle città interessate. Anche a livello nazionale. Lo conferma il clima d´opinione (per usare il linguaggio di Elisabeth Noelle-Neumann), che appare in rapido e profondo mutamento. Lo ha colto, per primo, Silvio Berlusconi. Il quale, nelle ultime due settimane, ha cambiato “opinione” in modo rapido e profondo. nON a caso. Due settimane fa: il Cavaliere affermava che si sarebbe trattato di un voto “politico”. Soprattutto a Milano. Arena del suo scontro “personale” contro tutti i nemici. In primo luogo: i Magistrati e la Sinistra. Per questo Berlusconi si era presentato come capolista del PdL. D´altronde, ripeteva, è impensabile che Milano cada in mano a un estremista. Alla sinistra senza cervello. Impensabile. Due settimane dopo Silvio Berlusconi, ha cambiato opinione. Perché è cambiato il clima d´opinione. D´altronde, ogni turno elettorale è una nuova consultazione. Risente di quanto è avvenuto prima. E due settimane fa, nel primo turno, sono avvenute cose impreviste. Anche soprattutto da chi guida …

"La posta in gioco", di Michele Brambilla

Tutti dicono che quella di Milano è soltanto un’elezione amministrativa, ma non lo crede nessuno. Per «tutti» intendiamo le parti in causa. Berlusconi ha impostato la prima parte della campagna elettorale di Milano come un referendum su se stesso. Ma poi, in queste due ultime settimane, ha cambiato registro, dicendo a più riprese che anche in caso di sconfitta per il governo non cambierebbe nulla. Anche Letizia Moratti ha insistito sui temi della città ricordando quanto fatto nei cinque anni trascorsi, soprattutto l’Expo, che porterà benessere a Milano. Anche dopo il risultato negativo del primo turno, i tentativi di recupero da parte del sindaco uscente e dei suoi alleati della Lega avevano tutti a tema gli interessi della città: promessa di togliere l’ecopass, annuncio di una possibile «no tax area» e addirittura di un trasferimento di ministeri a Milano, avvertimento ai milanesi sui rischi di una «zingaropoli» in caso di vittoria di Pisapia. Il quale una campagna «milanocentrica» l’ha avuta sempre, fin dall’inizio, come precisa strategia. Pisapia ha volutamente lasciato fuori i temi nazionali e …

"Il patto dei furbetti per una banca", di Walter Galbiati

«Stamo a´ fa i furbetti del quartierino!.. Ma quando uno deve seguire una strada maestra per anda´ a Napoli tocca piglia´ l´autostrada del Sole, Roma-Napoli: non è che tocca anda´ sulla Casilina, no?». Sono le parole di una intercettazione di Stefano Ricucci, parole che forse meglio di tutte sintetizzano quello che nell´estate 2005 avvenne intorno alla Banca Antonveneta. Ricucci coglie da subito quello che c´era di sbagliato in quell´operazione. Perché portarla a termine con una tortuosa scorciatoia (la Casilina) rivelatasi poi illegale, quando quella stessa operazione si poteva compiere in altro modo? Il processo ha finora dimostrato che non era possibile seguire la via maestra, la strada legale, perché la Popolare di Lodi non aveva i requisiti patrimoniali per comprare la banca Antonveneta. Solo il potere del governatore Antonio Fazio era in grado di permettere a una banca di provincia di contrastare un colosso come Abn Amro e di trasformarne il numero uno della Lodi, Gianpiero Fiorani, nell´alfiere dell´italianità. Sotto Fazio, la Popolare di Lodi passa dal 48° posto al 7° nell´ambito del sistema bancario …

«Niente crisi anche se perdiamo», di Barbara Fiammeri

Silvio Berlusconi continua a ripetere come un mantra che il risultato del voto di Napoli e Milano «non influirà sul governo», la legislaturà «durerà fino al 2013» e nei prossimi due anni saranno realizzate «la riforma del fisco, della giustizia e quella istituzionale». Gli echi dell’ultima performance del premier al vertice del G-8 continuano a rimbalzare mentre il Cavaliere si appresta a salire sul palco allestito in piazza del Plebiscito per chiudere assieme a Gigi D’alessio la campagna elettorale di Gianni Lettieri, il candidato sindaco del centrodestra nel capoluogo partenopeo. Il pericolo di una debacle è avvertito da tutto lo stato maggiore del partito del premier e dalla Lega che negli ultimi giorni ha lanciato segnali evidenti di insofferenza. Bossi continua in pubblico a mostrarsi solidale con il premier. Ma di un comizio comune neppure a parlarne. Forse anche per questo il Cavaliere ha preferito scendere a Napoli dove il clima è tesissimo: nella notte scorsa qualcuno ha appiccato il fuoco nell’ufficio elettorale di Lettieri. Immediato lo scambio di accuse con l’avversario de Magistris. Il …

L’Italia va su Facebook "Scusa Mr. Obama" di Filippo Ceccarelli

«E quindi – ha concluso solenne Berlusconi rivolgendosi ai giornalisti – mi permetto di dire: vergognatevi!». Ma senti, si permette. Proprio lui, il Cavaliere, che più di ogni altro uomo politico ha impetuosamente travolto e allegramente smantellato la vergogna del potere, bruciandone poi i residui sull’altare del berlusconismo terminale. Da Casoria a Deauville, dalle corna spagnole al cu-cù della Merkel, dal Priapetto di Arcore fino al bacio della mano di Gheddafi. Retorica a rischio cortocircuito, quella della vergogna. Perché mentre il presidente del Consiglio pronunciava quella sua intemerata, la pagina Facebook del presidente Obama già traboccava di messaggi di italiani che dopo la scena berlusconiana del giorno prima chiedevano scusa, «I am sorry», «So sorry, Mr President», «Berlusconi doesn’t speak in my name», mi dispiace, non parla a mio nome, non è il mio presidente, non mi rappresenta, l’Italia è meglio di lui. E’ ossessionato dai processi ed è «anche vecchio», articolava uno, «si scorda le medicine per il cervello», «si fa le leggi che gli servono» aggiungeva un’altra, e il bunga bunga naturalmente, dunque …

"Berlusconi a Deauville fa fumo e alza sabbia", di Francesco Lo Sardo

Un uomo prigioniero dei suoi incubi: il premier in Normandia non si ferma più e rincara la dose. «En effet, tout, à Deauville, est prétentieux… beaucoup de sable et beaucoup trop de poudre aux yeux», scriveva già la celebre Guide Conty, per turisti della Belle Époque bocciando come un bidone la località della Bassa Normandia: molta sabbia e troppo fumo negli occhi. Così è stata anche la rovinosa seconda giornata di Silvio Berlusconi nella Deauville di cent’anni dopo, nei giorni del G8: altra sabbia e fumo negli occhi, sollevati da un imbarazzante Cavaliere in versione stalker che per il secondo giorno consecutivo ha molestato tutti con le proprie poco edificanti grane giudiziarie, riarpionando Obama durante la passeggiata dei capi di stato e di governo verso il Cercle des propriétaires, il prestigioso circolo dei proprietari delle più celebri scuderie di cavalli e scaricando sul malcapitato presidente russo Medvedev un torrente di vocali e consonanti contro i magistrati italiani che lo perseguitano. Altro che vergogna e contrizione per l’agguato ad Obama del giorno prima. I capi di …