Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

«Indietro non si torna», di Conchita De Gregorio

A duecento metri dal Colosseo e altrettanti da piazza San Giovanni si uniscono i due cortei. Sotto la scalinata di una chiesa si incontrano e con ordine si incolonnano le parole DEMOCRAZIA e DiGNITÀ scritte maiuscolo, una persona una lettera, nessuna sigla. Piove poco. Da una casa al terzo piano la musica forte degli Inti Illimani. LAVORO e LEGALITÀ si mettono in fila scambiandosi la lettera L. El pueblo, unido. Applausi alla finestra aperta. A quelli di noi senza ombrello, tanti, i vecchi operai offrono il loro casco rosso della Fiom: tanto noi non ci ammaliamo, ridono. Guglielmo Epifani al suo ultimo corteo da segretario, «lascio con la speranza che le cose cambino», sorriso breve e gentilmente malinconico, Susanna Camusso al suo fianco, la donna di domani, Cofferati un po’ più indietro, ciao Cinese, gli dicono, il Circo Massimo sembra un secolo fa : «Bisogna tornare indietro per andare avanti», risponde lui. Come restare vicini e lontani. Vedendo questa piazza ho meno paura, dice Vendola. Vedendo questa piazza sento felicità e speranza, dice Landini il …

«Ivan in curva l'apoteosi del feticcio», di Gian Enrico Rusconi

Quanto è accaduto allo stadio di Genova è stato un episodio estremo, che non è finito in tragedia per puro caso. Ma ormai il caso governa il rapporto violento tra stadio e politica. Detto in termini più forti e preoccupanti: la politica non controlla più «lo spazio pubblico» più grande e più carico di passione che oggi esista. I responsabili dello sport e i politici continuano a fingere che la violenza sia una patologia estirpabile con misure di controllo amministrativo (le tessere) e di ordine pubblico. Certamente sono misure utili, anzi necessarie, ma non toccano il cuore del problema. Si sta infatti modificando sotto i nostri occhi la qualità dello «spazio pubblico» in cui più direttamente si esprimono le emozioni, le identità e le loro simbologie. Legate al calcio come una «forma di vita» o un suo surrogato simbolico. Ecco perché prima di riparlare ancora dei fanatici serbi o dell’ammissione o no delle bandiere «politiche» negli stadi (come annunciato per la Stella di David a Milano) dobbiamo fare una riflessione più di fondo. Il gioco …

«Tutti gli scenari della conta piemontese», di Fabrizia Bagozzi

Il Pdl rischia di perdere il Piemonte ma il garbuglio giuridico è intricatissimo. Ritrovatisi il Piemonte come asset forse senza contarci più di tanto, ora i Padani sentono di stare per perderlo. Perché, anche se non circolano cifre ufficiali sui riconteggi sulle liste delle regionali che il Tar ha dichiarato invalide (Consumatori e Al centro con Scanderebech), quelle ufficiose indicano un netto recupero da parte di Bresso, che ha perso per circa novemila voti di differenza e che li avrebbe ampiamente recuperati. La Lega agita lo spettro del sovvertimento della volontà popolare, ribadito da Bossi, mentre Bresso annusa il vento a favore. Ma dato il complicato intreccio di ricorsi, controricorsi e rinvii, quali sono a grandi linee gli esiti possibili? Proviamo a ricostruire la vicenda. In questi giorni era attesa l’udienza con cui il Tar, chiuso il nuovo computo, decideva il da farsi. Ma i ritardi accumulati – nel novero manca ancora Torino – l’hanno fatta slittare di 25 giorni. Allo stesso tempo è slittata anche l’udienza (prevista per martedì) con cui il Consiglio di …

Se un ministro denuncia un deputato…e un presidente di regione non ha i voti.

Perle leghiste: il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, vuole denunciare la capogruppo Pd in Commissione Antimafia, Laura Garavini, per le sue dichiarazioni sulle liste presentate alle amministrative. Intanto Mercedes Bresso risulta in vantaggio, nel riconteggio delle schede, su Roberto Cota, attuale governatore del Piemonte Ciò che può accadere in Italia, da quando il berlusconismo a trazione leghista dilaga, ormai supera l’immaginazione. Non si finisce mai di stupirsi, e si accumulano primati rispetto agli altri Paesi europei, roba da guinness . Roberto Maroni, ministro dell’Interno ha espresso l’intenzione di inoltrare denuncia nei confronti della Capogruppo Pd nella Commissione Antimafia, Laura Garavini. E’ la prima volta che un ministro della Repubblica denuncia un deputato dell’opposizione, in ordine ad affermazioni fatte nell’esercizio del proprio mandato. L’oggetto della denuncia: le dichiarazioni della parlamentare ‘sulla trasparenza delle liste elettorali e sull’infiltrazione della ‘ndrangheta in Lombardia’. Su questo tema è stata indetta immediatamente dal Pd una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, a cui hanno partecipato: Emanuele Fiano e Andrea Orlando, Responsabili Sicurezza e Giustizia del Partito Democratico e Marco Meloni, esponente …

Finanziaria sprint: ci vuole poco a tagliare. Scavalcano il Parlamento

Sempre all’insegna del “ghe pensi mi”: anche per la Finanziaria, il governo avrebbe già deciso di fare da sé, riducendo al silenzio il Parlamento e gran parte degli stessi ministri, che devono passare per i nuovi tagli di Tremonti. Peccato che il metodo scelto, questa volta, infranga da subito non solo la prassi politica ma anche quella giuridica. E questo mentre Bankitalia rivela che il tasso di disoccupazione reale supera l’11% contando anche gli scoraggiati e le ore di cassa integrazione, nonché l’impoverimento delle famiglie che hanno meno reddito disponibile e sono più indebitate. La soluzione del ministro dell’economia qual’è? Un bluff sul digitale promettendo ai suoi colleghi soldi freschi dalla vendita delle frequenze del digitale. L’ennesimo effetto annuncio stavolta alle spalle dei suoi stessi colleghi perché non si tratterebbe della vendita all’asta delle frequenze lasciate libere da Rai e Mediaset, come proposto ieri da Pier Luigi Bersani per finanziare la scuola e l’università, ma delle frequenze delle tv locali. Le briciole di un piatto potenziale da miliardi di euro. “Il ministro Tremonti e il …

«Lo stato della forza», di Giuseppe D'Avanzo

Frastuono e molti strepiti. Previsti, utilissimi per la congiuntura politica, come vedremo, ma non troppo ragionevoli. Se i corifei del Cavaliere che oggi fanno confusione avessero chiesto all´avvocato del premier Nicolò Ghedini se dietro la convocazione di Silvio Berlusconi in procura a Roma ci sia una manovra politica, un accanimento giudiziario, una trappola mediatica probabilmente si sarebbero sentiti rispondere: no, ragazzi, calma, è più o meno un atto scontato che ci aspettavamo da quando abbiamo saputo a Milano che le indagini sui diritti tv di Mediaset per gli anni 2003 e 2004 erano state trasferite nella Capitale per competenza: in quei due anni, infatti, la società sotto inchiesta, “Reti televisive italiane” controllata Mediaset al 100%, aveva sede legale a Roma. «Era proprio necessario un invito a comparire?», avrebbero potuto allora chiedere gli sdegnati (a comando) turiferari del Cavaliere. Ghedini, se in vena di schiettezza, avrebbe saputo spiegare loro che l´invito a comparire non è altro che un espediente dei pubblici ministeri per guadagnare un po´ di tempo. Sapete, avrebbe potuto dire l´avvocato, quei poverini si …

«Ci siamo anche se non aderiamo», di Stefano Fassina

Perché il Pd non aderisce, ma partecipa con tanti suoi dirigenti, compreso il sottoscritto, alla manifestazione Fiom-Cgil di domani? Il Pd, dalla sua nascita, non aderisce alle manifestazioni organizzate da altri. Pur partecipandovi con i suoi massimi dirigenti, il Pd non ha aderito agli scioperi generali indetti dalla Cgil nei mesi scorsi, alle manifestazioni del “popolo viola” e, sabato scorso, alla mobilitazione di Cisl e Uil per la riforma del fisco. Perché? Per una ragione semplice: un partito non è il contenitore di pur legittimi interessi parziali e di pur valide rivendicazioni di movimenti tematici. Un partito è declinazione autonoma, sintesi alta, di interessi parziali e rivendicazioni tematiche intorno ad una visione orientata all’interesse generale. Aderire alla piattaforma di altri vorrebbe dire rischiare di smarrire sul terreno economico-corporativo l’insostituibile funzione etico-politica distintiva del partito. In altri termini, indebolire la funzione di proposta generale nella rincorsa di domande di rappresentanza parziali. Aderire no, ma partecipare sì. Perché i movimenti non violenti e democratici sono linfa vitale per un partito di popolo, per una forza radicata nella …