Tutti gli articoli relativi a: politica italiana

Federalismo? Per la Lega meglio la cadrega

La Lega vuole il voto per nascondere naufragio del federalismo. L’ansia di Bossi di andare alle urne nasce dalla paura del fallimento delle promesse fatte secondo Davide Zoggia, responsabile Enti Locali nella segreteria PD:”Lui sa benissimo che la riforma federale non sarà mai attuata dal governo Berlusconi e ha rinunciato a questo obiettivo tradendo le aspettative. Il leader della Lega sa altrettanto bene che serve un diversivo per distogliere l’attenzione dei suoi elettori dall’insuccesso. Il voto è questo diversivo”. Zoggia si appella ai cittadini del nord: “E’ ora che aprano gli occhi su cosa è realmente la Lega, un partito la cui unica preoccupazione sono le poltrone e il potere per i suoi capi. Quando poi deve fare le cose serie per la gente finisce per premiare i furbetti come nel caso di Credieuronord o delle quote latte”. La credieuronord era la banca della Lega, nasceva nel novembre 2000. La frase che campeggiava sul manifesto con il volto sorridente del senatùr che diceva: «Anche io sono socio fondatore della CrediNord. E tu?» Ma qualche anno …

"Il premier rimasto solo vede dividersi il partito", di Marcello Sorgi

Attorno a Berlusconi cresce la pressione e il premier, per la prima volta in questi giorni difficili, deve constatare la divisione del suo partito solitamente monolitico. Non nell’ufficio politico che discute come mettere alle strette i finiani, ma poco prima, quando a Palazzo Grazioli si affaccia una folta delegazione di ministri, governatori regionali e dirigenti locali del Pdl venuti a esporre le loro riserve sulla corsa alle elezioni anticipate. Il nocciolo duro del dissenso, chiamiamolo così, viene dalla corrente “Liberamente” promossa dalle tre ministre Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo e da Frattini. Il ragionamento è semplice: Bossi spinge perché pensa di fare il pieno di voti al Nord, e probabilmente lo farà. Fini si presenterà come avversario diretto del Senatùr oltre che del Cavaliere e paladino del Sud, rosicchiando voti al Pdl in territori che sono stati finora serbatoio strategico di consensi per il partito. Inoltre, non tutte le alleanze strette alle regionali sono solide: mentre Berlusconi cerca di recuperare transfughi dal gruppo misto per ritrovare la maggioranza in Parlamento, il governatore della Sicilia Lombardo, eletto …

Bindi e Vendola alla Festa: "Cambiamo la legge elettorale"

Confronto a Torino su lavoro, scuola, primarie, alleanze Sala gremita a Torino per il confronto tra Rosy Bindi, Presidente dell’Assemblea PD e vicepresidente della Camera e Nichi Vendola, presidente della Puglia e leader di SeL. Il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, ci tiene ad una premessa: “Normalmente rifiuto i dibattiti politici, ma so che stasera ci saranno con me due personaggi che rispondono con franchezza”. E la Bindi parte dall’attualità: “La più grande maggioranza della storia repubblicana è andata in crisi, è normale che ora ci siano sentimenti forti nei nostri elettori, iscritti, dirigenti che hanno lavorato perché questo avvenisse dato che le contraddizioni della maggioranza erano evidenti fin dalla formazione delle loro liste. Abbiamo visto il volto peggiore del berlusconismo e della maggioranza, sono stati due anni di assoluta inconcludenza, il governo non ha fatto nulla negando la crisi se non nel senso opposto di quel che doveva fare. L’Italia sta peggio ed è stanca. Noi la soddisfazione di vedere che Berlusconi conta i voti sapendo la fatica che facevamo noi ce l’abbiamo, …

"Una scelta sbagliata", di Sergio Romano

Se gli incontri del presidente del Consiglio con il capo dello Stato fossero frequenti e regolari (persino sotto il fascismo Mussolini veniva ricevuto dal re una volta alla settimana), quello preannunciato ieri non avrebbe suscitato un particolare interesse. Ma il prossimo accadrà dopo una fase durante la quale gli incontri sono stati rari, e al presidente della Repubblica, per di più, verrà chiesto di ricevere non soltanto il presidente del Consiglio, ma una specie di delegazione composta da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. I temi della discussione, a giudicare dalle dichiarazioni del leader della Lega, saranno verosimilmente la sostituzione di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera dei deputati e, in prospettiva, la possibilità di elezioni anticipate. Sembra quindi che i leader dei due partiti della maggioranza abbiano deciso di alzare il livello della crisi, di renderla istituzionale e di appellarsi per la sua soluzione al capo dello Stato. A me sembra che sull’opportunità di questa iniziativa possano farsi alcune osservazioni amare. In primo luogo non ha molto senso deplorare gli interventi del capo dello Stato …

"Inamovibile per liberarlo dai ricatti", di Michele Ainis

L’ennesima zuffa tra i poteri dello Stato ha un antefatto più remoto del discorso pronunziato da Gianfranco Fini a Mirabello. Trae origine dalla voracità dei partiti politici italiani, il cui appetito – in questa seconda Repubblica, ancor più che nella prima – ormai supera quello di Pantagruel. E allora facciamo un esercizio storico, dato che la memoria non è precisamente la nostra qualità migliore. Ai tempi della Democrazia Cristiana, Montecitorio veniva offerto in appannaggio a un esponente dell’opposizione: vi si avvicendarono Ingrao, la Iotti (rimasta in sella 13 anni di fila, un record), Napolitano. Nel 1994, con il successo elettorale di Silvio Berlusconi, la seconda Repubblica riceve il suo battesimo, e a quel punto la nuova maggioranza occupa tutti i posti in tavola, compresa la poltrona di Montecitorio. La sinistra strepita, ma nel 1996 – quando arriva il suo momento – s’adegua volentieri: così Violante subentra alla Pivetti. E però non basta, il cibo sul piatto non è mai abbastanza. Dal 2001 in poi la presidenza della Camera entra negli accordi elettorali, tant’è che regolarmente …

"Il primo passo di una destra normale", di Carlo Galli

La destra che è nata a Mirabello – soggetto politico con esistenza parlamentare ma non ancora partitica – costituisce del berlusconismo la contestazione interna, ma anche, al tempo stesso, l´antitesi frontale. Un paradosso che dice molte cose sulla politica del nostro Paese, e che va decifrato. Fini ha rotto con Berlusconi simbolicamente, in modo radicale. Gli ha contestato il riflesso padronale, l´incapacità di vera leadership (cioè il deficit di capacità di convincimento e di mediazione), l´intolleranza repressiva definita illiberale e “staliniana”, l´interpretazione cesaristica e personalistica della politica, il soffocamento della dialettica democratica, la distruzione degli equilibri e delle regole costituzionali, il populismo. Solo le parole “conflitto d´interessi” non sono state esplicitamente pronunciate – il rischio di essere identificato con la sinistra sarebbe stato per Fini troppo alto – ; ma molto di quello che esse denotano, cioè la confusione sistematica fra pubblico e privato, era contenuto nell´idea di politica che è stata proposta: una politica saldamente istituzionale, costituzionale, repubblicana, orientata al bene comune della nazione e non di Uno o di pochi. Dunque, per quanto …

"Pd pronto a riscrivere le regole", di Mariantonietta Colimberti

Il giorno dopo Mirabello e mentre è in pieno svolgimento la festa nazionale democratica a Torino, nel Pd ci si interroga sulle conseguenze del discorso di Gianfranco Fini e sugli scenari che potranno aprirsi di qui a qualche mese, se non a poche settimane. E proprio da Torino è arrivata ieri la richiesta di dimissioni del governo da parte del vicesegretario Enrico Letta: «Berlusconi e Bossi prendano atto che è finita, vengano in aula e aprano la crisi». Che le parole del presidente della camera abbiano segnato un punto di non ritorno è un giudizio condiviso da tutte le anime del maggior partito di opposizione che Europa ha raccolto. Così come è diffusa la convinzione che la situazione politica possa precipitare da un momento all’altro e il paese rischiare di andare alle urne con l’attuale legge elettorale, che, ricorda Pierluigi Castagnetti, «ha già fallito due volte, nel 2006 e nel 2008; in entrambe le occasioni, infatti, la maggioranza è venuta meno a metà legislatura». «Se prevalesse l’asse Lega-berlusconismo populista – rileva il veltroniano Walter Verini …