Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

“Perché non smetteremo di far sentire la nostra voce!”, di Amalia Perfetti

Ho passato un pessimo inverno e una pessima estate, come tutti i precari della scuola. Prima la certezza che i terribili tagli annunciati da questo Governo sulla scuola statale, si erano veramente abbattuti sul diritto allo studio dei nostri ragazzi e su tutti noi, sulle nostre vite, sulle nostre famiglie, camuffando il tutto come “riforma” della scuola, quando in realtà di altro non si tratta che di taglio della spesa pubblica ai danni dell’istruzione, cioè del futuro del nostro Paese! Poi la consapevolezza di non avere più il lavoro o di averlo ancora per un solo anno! In questi giorni si sta quantificando il danno a livello occupazionale, quello sul piano del diritto allo studio dei nostri ragazzi lo inizieremo a vedere nei prossimi giorni, e le conseguenze, se il Governo non rivedrà le sue posizioni, le pagheremo per anni! Ma che Paese può essere un Paese in cui non si investe sull’istruzione? Perché questo Governo non risponde a questa semplicissima domanda? E’ sotto gli occhi di tutti che i precari della scuola si stanno …

Scuola. Parlamentari PD: noi contro i tagli, PDL e Lega no. I rappresentati della maggioranza assenti al summit con la Regione Emilia-Romagna

Si è riunito oggi in Regione il tavolo interistituzionale per affrontare il tema delle ricadute dell’azione di governo sul sistema scolastico regionale. I parlamentari del gruppo del Partito Democratico, onorevoli Ghizzoni, Zampa, Marchignoli, Ghedini, Soliani, Bertuzzi, Marchi, Marchioni e Vitali che oggi hanno partecipato a questo importante incontro esprimono grande apprezzamento per questa iniziativa voluta dalla Giunta e dall’assessore alle politiche scolastiche Giovanni Sedioli. L’incontro ha fatto il punto sulle conseguenze dei tagli imposti dal governo al sistema di istruzione regionale che rischia di non poter continuare a garantire la qualità che da sempre contraddistingue le scuole del territorio emiliano romagnolo. “Abbiamo gia’ chiesto che il governo venga in aula a riferire e in quella sede ribadiremo la necessita’ di ingranare da subito la retromarcia sui tagli. Rilanceremo l’assoluta urgenza di investire sugli organici funzionali di istituto, la formazione dei docenti, la sperimentazione territoriale prevista dalla finanziaria 2008”. Questo è quanto dichiarano i parlamentari del gruppo PD che annunciano di voler proseguire nella loro azione di forte opposizione in difesa del sistema pubblico di istruzione …

“L’identità è una matrioska: somma di incontri e storie”, di Claudio Magris

Confini La disputa su lingue e dialetti ripropone il tema delle patrie molteplici. Il senso di appartenenza e il dialogo con le diversità. Vivere le radici è l’opposto del localismo folcloristico Le dispute agosta­ne sui dialetti e gli inni nazionali o locali possono essere tutte sfatate da una lapidaria riflessione di Raf­faele La Capria sulla diffe­renza tra essere napoletani e fare i napole­tani. Essere napoletani — o milanesi, trie­stini, lucani — significa sentirsi spontanea­mente legati al luogo natio in cui ci si è ri­velato il mondo, amare i suoi colori e sapo­ri che hanno segnato la nostra infanzia, parlare il suo linguaggio — lo si chiami o no dialetto — indissolubilmente legato al­la fisicità delle cose che ci circondano e al­la loro musica; pastrocio , per me triestino, non sarà mai la stessa cosa del suo equiva­lente «pasticcio». Fare i napoletani o i lombardi falsifica questa spontanea autenticità in un’artifi­ciosa e pacchiana ideologia, aver bisogno di farsi fotografare sullo sfondo del Vesu­vio o di inventarsi antenati celti, indossare qualche pittoresco e patetico costume fol­cloristico per …

“A chi è in mutande ora offrono gli utili futuri”, di Bruno Ugolini

E’ un’Italia che stenta ad apparire. È quella degli insegnanti precari che ad esempio a Roma una bella mattina si sono messi in mutande. Oppure quella di altri professori che a Benevento hanno trascorso giorni e notti su un terrazzo. È l’Italia dell’operaio Guido di Imola che a nomedi tutti i suoi compagni dellaCNH(CaseNewHolland) ha scelto lo sciopero della fame. Mentre altri operai salivano sui tetti della Esab saldature di Mesero, nel Milanese. Simili, inusuali forme di lotta alla Vallecrati di Cosenza o, nelle Marche, alla Cobrim e alla Novico. Per finire con la Montefibre di Acerra. È il diffondersi d’iniziative, alla disperata ricerca di visibilità. Quasi fossero spinti dai suggerimenti di Videocracy, il documentario presentato a Venezia da Erik Gandini: «Basta apparire ». Altri lavoratori seguono strade più tradizionali come nel gruppo Tecnosistemi o alla Lasme di Melfi o alla Metalli Preziosi e alla Lares nel Milanese. C’è molto silenzio attorno a questa parte del Paese. Èanche il frutto della campagna del premier per condizionare la stampa. Una gigantesca distrazione di massa, concentrata sui …

Da RisorsePavone un dibattito sull’anno scolastico che sta per prendere avvio

“Un triste avvio”, di Giancarlo Cavinato Lo si sapeva e si era cercato in tutti i modi di farlo presente dalla scorsa estate. Lo aveva segnalato perfino Bertagna a fronte della prima bozza ministeriale poi convertita in legge 169. Si inizia un anno scolastico nel segno dei pesanti tagli, delle riduzioni orarie e di risorse, delle scomposizioni; ma, nella scuola primaria, innanzitutto della necessaria assegnazione di ambiti di insegnamento a docenti che in precedenza non li avevano mai affrontati, o che non li gestivano da molti anni. La ministra e i suoi ‘angeli custodi’ ministeriali, pervicacemente e tenacemente, non ne hanno tenuto alcun conto, in spregio ai bambini e alle bambine e ai loro diritti e bisogni formativi. Si inizia quindi: con classi a ‘tempo normale’ cui non corrisponde più la struttura di team precedente ma una configurazione quanto meno dall’efficacia improbabile ( ad esempio 9 ore a uno, 4 a un altro, 7 a un altro, 2 a un altro….di cui gli ultimi tre intervengono in una o due altre classi non parallele o …

“Disastro scuola. Sale la protesta contro i danni della Gelmini”, di Laura Matteucci

Scuola nel caos. Sindacati in piazza il 10 e il 14. Monta la protesta contro i tagli previsti da Tremonti e Gelmini. Le tappe di una riforma pensata solo per portare 8 miliardi al Bilancio e ridare prestigio alle private. Lunedì a Bologna si festeggia la riapertura di una scuola materna di periferia tagliata dal governo e finanziata dal Comune. La Regione Lazio stanzia quasi 60 milioni in tre anni per realizzare 5mila nuovi posti nei nidi aziendali e comunali. Nelle sedi regionali di tutta Italia si tengono incontri al vertice per definire (im)possibili reinserimenti e ammortizzatori sociali per le migliaia di docenti, tecnici e amministrativi che da quest’anno – oltretutto in piena crisi economica – non hanno più un posto di lavoro, nè fisso nè precario. Si fa da sè, cercando di limitare i danni della «riforma Gelmini», che per la scuola pubblica prevede solo tagli, al personale e ai finanziamenti, «ammantati di giustificazioni di efficientismo, razionalizzazione e addirittura formative e pedagogiche», come dice Domenico Pantaleo, segretario della Flc Cgil, che si occupa di …

“I precari assediano la Gelmini. «Ecco i nostri giorni d’inferno»”, di Massimo Franchi

Mentre il Consiglio dei ministri discute del loro futuro, i precari della scuola sanno già che rimarranno «fregati». L’unica speranza è chiedere un miracolo alla “Beata assunta”, statua issata sulle scalinate del ministero di viale Trastevere. Dopo anni passati a saltare da una scuola all’altra, da una città all’altra, ora non hanno altre possibilità. Stanno passando giorni d’inferno, tra l’incredulità per i tagli di cattedre, per le graduatorie sbagliate, per (gli inutili) viaggi della speranza lontani da casa. Il loro futuro è scritto: «Siamo a spasso», raccontano in coro. Ognuno ha la sua storia, la rabbia è il comune denominatore.La fregatura la conoscono già. La Gelmini darà una mano solo a quelli di loro che l’anno scorso hanno avuto una cattedra annuale. Per tutti gli altri, e sono una maggioranza, niente di niente. Gente che da anni manda avanti la scuola italiana. Come Giorgio, 53 anni, nelle graduatorie dall’ormai lontano 1984 in una delle classi più affollate, Scienze motorie, quella dei professori di educazione fisica. «Nonostante un punteggio altissimo e dopo anni di supplenze annuali, …