Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

“Precari, l’inizio d’anno è un vero rebus”, di A.G.

A tre settimane dalla partenza del nuovo anno scolastico le tante decine di migliaia di precari della scuola continuano a vivere nell’incertezza. Come potrebbero, d’altra parte, dormire sonni tranquilli? Manca ancora la circolare del Miur che annualmente definisce il corretto avvio dell’a.s. e omogeneità nel conferimento degli incarichi; le graduatorie definitive sono state pubblicate ma su di loro pende sempre la spada di Damocle del Consiglio di Stato che si deve esprimere sui migliaia di ricorsi al Tar fatti dai docenti rimasti in coda e non inseriti ‘a pettine’; i contratti di ‘disponibilità’, infine, a lungo promessi ai precari annuali che rimarranno disoccupati, devono ancora essere definiti e comunque manca il sostegno economico di almeno due terzi delle regioni. Inevitabile, vista la situazione, che i sindacati minaccino mobilitazioni e ricorsi. Significativa una recente dichiarazione del leader della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo: “col nuovo anno ci sarà una forte mobilitazione, con scioperi forse, ma anche con occupazioni simboliche delle scuole. L’autunno non sarà una stagione tranquilla, ma non per responsabilità nostre”. Ed è molto probabile che tutto …

“Un falso problema. La rivolta scoppierà sui precari”

Mimmo Pantaleo, segretario della Cgil scuola, il regolamento appena varato scatenerà polemiche, specie per l’insegnamento della religione?«In quanto regolamento non introduce delle novità sostanziali. Ma proprio per questo il ministero poteva evitare lo scontro con la giustizia amministrativa sull’ora di religione e aspettare che la questione giungesse a sentenza definitiva. Io credo, tuttavia, che la protesta nella scuola non scoppierà su questo». E su cosa, invece? «Sulla vertenza dei precari. Mi spiego: intanto per ora sono precari tutti, dal momento che la circolare sulle assunzioni che doveva già essere pubblicata, di fatto non c’è. Ma quella si farà. Quanto a precari in senso stretto, i numeri dicono tutto: i tagli prevedevano 42 mila insegnanti e 15 mila dipendenti amministrativi in meno. Ci sono stati i pensionamenti, ci sono state 16 mila immissioni in ruolo, ma i conti non tornano e alla ripresa scuola 18 mila lavoratori resteranno a spasso». Senza un posto per tutto l’anno? «Certamente senza un posto per ora. Ma se la situazione non cambia queste persone, da anni nella scuola e con …

“Cancellati dal governo. Noi, senza diritti dietro una cattedra”, di Emilia Stanzione

Questo è quasi uno sfogo, vorrei che qualcuno si occupasse di più di noi precari della scuola e della nostra crisi, visto che ormai pochi ne parlano, nessuno ha ascoltato le nostre proteste, siamo stati lasciti soli. Da settembre ci ritroveremo senza un lavoro. Nessuno dice che prossimamente i nostri deputati approveranno una legge che annullerà un percorso di studi di anni. Molti docenti che come me hanno superato il test di ammissione alla SIS e sostenuto esami, effettuato tirocini formativi, si vedranno annullato tutto questo e dovranno ripartire da zero. Questo governo ha deciso di operare una riforma della scuola che penalizza soprattutto il Sud ,la Campania infatti è la regione dove ci saranno i tagli maggiori. Lo slogan dei precari è ormai diventato la poesia Soldati di Ungaretti. Siamo stati spazzati via come foglie secche con un decreto legge. Chi è al potere non ci considera persone, ma numeri di un bilancio da tagliare. Essere precari significa aspettare ogni anno la nomina dal CSA. Essere precari significa avere paura di venire truffati dai …

“La scuola alla rovescia”, di Marco Rossi Doria

Strano agosto di uno strano Paese. L’avvio dell’anno scolastico è alle porte. Ma il dibattito pubblico sulla scuola assomiglia al mondo alla rovescia. Da settembre ci saranno 17.000 cattedre in meno e le classi, in media, saranno di 26 bambini alla scuola dell’infanzia, 27 alla primaria e 30 alle medie? Nell’agenda dei ministri preposti non c’è il come contrastare il prevedibile caos che a giorni ne deriverà. Semplicemente si ribadisce che ci sono troppi docenti in Italia. I dati ci dicono che ci saranno almeno 3 volte più classi di scuola primaria a tempo pieno al Nord rispetto al Sud? Non si propone un confronto in Conferenza Stato – regioni sul grande tema della disparità delle opportunità in relazione agli squilibri territoriali, come si fa in paesi di forte tradizione federalista quali Germania, India, Stati Uniti. Non ci si preoccupa che saranno di nuovo sfavorite le popolazioni infantili che già sono più escluse dalla conoscenza e dunque dalle opportunità. Si sfrutta la notizia per buttare la colpa sul meno fortunato. Secondo quanto emerso dalle prove …

“Ma l’emergenza sono le lingue straniere”, di Stefania Giannini*

Caro direttore, il tema caldo di quest’esta­te calda è il dialetto come materia obbli­gatoria nelle scuole d’Italia. Dialetto e approfondite conoscenze di storia e cultura lo­cale per studenti e insegnanti, per rimarcare con penna e calamaio del legislatore quel puzz­le raro e affascinante di differenze e dissonan­ze, anche microscopiche, che compongono l’identità italiana. Nell’Italia del burro, così co­me in quella dell’olio beninteso, si torni a valo­rizzare i tratti autoctoni, a partire dalla lingua. Questo, in estrema sintesi, il messaggio politi­co della Lega di Bossi, che al di là delle esterna­zioni ad effetto, potrebbero diventare disegno di legge in tempi brevi. La serie di proposte as­somiglia sempre più a un vero e proprio proget­to culturale. Doveroso parlarne, quindi, anche fuori dall’arena politica, perché i progetti cultu­rali creano le premesse per la crescita e lo svi­luppo di un paese, oppure per il suo declino. Torniamo alla lingua e ai dialetti. Battaglia di retroguardia o colpo di reni innovativo, a rinfor­zo tattico della visione concreta del federalismo leghista? Il tema è caldo, dicevamo, e molto complesso. Possibile tuttavia, …

“Le scuole aprono, le incognite restano”, di Paola Fabi

Alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico restano irrisolti molti nodi e i sindacati annunciano un autunno caldo Non sarà facile il prossimo anno scolastico. Lo hanno ben presente i presidi, alle prese con l’organizzazione delle classi e delle scuole stesse, e i sindacati che già annunciano un autunno caldo. I tagli, voluti dal ministro Tremonti e accettati dalla Gelmini, porteranno un vero putiferio negli istituti scolastici: meno docenti nelle aule, accorpamento di queste ultime a fronte di un aumento della popolazione studentesca, meno personale non docente, chiusura di plessi scolastici soprattutto di quelli situati in territori marginali. Una situazione difficile, come hanno evidenziato a più riprese anche le Regioni, e che rischia di mettere in discussione lo stesso diritto allo studio. L’ultimo capitolo è stato scritto ieri: i tagli al personale non docente sono ormai legge dello stato e i tagli del 17 per cento degli assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici sono interamente confermati. Quindi, per tre anni consecutivi, a partire dal prossimo primo settembre, spariranno circa 14mila posti di personale Ata: in tutto …

“L’italiano, una lingua democratica”, di Vittorio Messori

Il guaio dell’età che avanza — parlo per esperienza — è soprattutto la noia . Quella di chi subisce il ciclico ritorno degli stessi dibattiti, degli stessi temi, degli stessi equivoci. È naturale: ogni generazione deve ricominciare da capo. Ma, per il povero anziano, è pur sempre tedioso. Tra i «tormentoni» ricorrenti, ecco di nuovo, in queste settimane, la questione — rinfocolata periodicamente dalla Lega — del rapporto tra lingua nazionale e dialetti locali. Qui, i seguaci di Bossi hanno un grosso, irrisolvibile handicap rispetto a molti movimenti stranieri federalisti o separatisti. In effetti, non vale per l’Italia quanto – osservava Ernest Renan – è vero per altri grandi idiomi. Il francese imposto da Parigi a occitani, bretoni, normanni, còrsi, alsaziani, lorenesi. Il castigliano imposto da Madrid a catalani, baschi, valenciani, galiziani, aragonesi. L’inglese imposto da Londra a gallesi, scozzesi, irlandesi. Il russo imposto da Mosca a ucraini, bielorussi e altre etnie slave. Il mandarino di Pechino imposto a tutti i cinesi. Due sole, grandi lingue, divenute ufficiali per uno Stato, non sono state imposte …