Tutti gli articoli relativi a: scuola | formazione

“Agenda Monti”: molti dubbi e interrogativi, di R.P. da La Tecnica della Scuola

L’ “Agenda Monti” di cui il nostro sito ha già dato notizia è certamente un documento di grande interesse che però pone non pochi dubbi e interrogativi. “La scuola e l’università – si legge nel documento – sono le chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali. La priorità dei prossimi cinque anni è fare un piano di investimenti in capitale umano”. Parole nobili, nobilissime, la domanda è d’obbligo: con quali iniziative concrete il professor Mario Monti pensa di raggiungere questi obiettivi ? Anche l’aumento dell’orario di cattedra era stato presentato da Monti come una operazione finalizzata a migliorare la qualità del sistema di istruzione. Monti parla anche di motivare i docenti e di riconoscerne il contributo, ma subito dopo sottolinea la necessità di “completare e rafforzare il nuovo sistema di valutazione centrato su Invalsi e Indire” e si spinge fino a prevedere “un premio economico annuale agli insegnanti che hanno raggiunto i migliori risultati”. L’idea non piacerà di certo a gran parte del “popolo della scuola” che …

“Chi tradisce l’Università”, di Pietro Greco

Duole constatarlo. Ma anche i tecnici, in Italia, pensano che l’università e la ricerca non siano la priorità del Paese. Non uno tra i principali problemi da risolvere, ma la priorità assoluta.Il primo punto dell’agenda politica ed economica. Che anche i tecnici, in Italia e quasi solo in Italia, non lo pensino è la cronaca di queste ore a dimostrarcelo in maniera plastica. Il decreto di legge Stabilità la vecchia legge finanziaria scritto dal governo dei tecnici che è stato approvato ieri, con voto di fiducia, al Senato, prevede solo 100 milioni di incremento per il Fondo di finanziamento ordinario delle università, contro i 400 milioni necessari per il loro normale funzionamento. Il che significa come ha detto il presidente della Conferenza dei rettori, Marco Mancini che molti atenei italiani non avranno nel 2013, i soldi necessari per pagare gli stipendi ai loro dipendenti e/o le bollette ai loro fornitori e/o le borse di studio agli studenti che hanno il torto di essere meritevoli senza essere ricchi. Tuttavia occorre dire che non pensano all’università come …

“Concorso a cattedra, preselettive spietate: passa solo 1 candidato su 3!”, di Alessandro Giuliani

I più abili a rispondere in Toscana, Piemonte, Lombardia e Liguria. Peggio di tutti in Calabria, dove è risultato idoneo 1 ogni 5. Il Miur: la percentuale di ammessi in linea con le aspettative. E alle tante critiche per la proposizione dei quiz da cruciverba, viale Trastevere dice che si usa questa tipologia in tutti i concorsi pubblici, nazionali ed internazionali, a prescindere dalle figure professionali. Ma fare il docente non è una professione qualsiasi…. Nessuna sorpresa. Le ultime quattro sessioni delle prove preselettive per partecipare alle verifiche disciplinari del concorso a cattedra, tornato ad essere bandito dopo 13 anni, ha solo confermato quanto era emerso nella prima giornata: il passaggio della prova ha riguardato una minoranza dei partecipanti. Da un comunicato di resoconto del Miur risulta che “le prove svolte erano attesi 327.798 aspiranti docenti. Di questi, si sono presentati nelle sedi di concorso in 264.423. Hanno superato la prova 88.610 candidati, ovvero il 33,5%. Le regioni con le maggiori percentuali di successo, dove è stata superata la soglia del 40%, sono: la Toscana …

“Un concorso per pochi eletti”, di Alessandra Ricciardi e Mario D’Adamo

Da concorso di massa a concorso per pochi. Ieri alla prima tornata dei test preselettivi, oggi si terrà la seconda, si sono presentati in 136.289 candidati, si erano prenotati in 172.248. A superare il muro delle 50 domande in 50 minuti, tutto on line, sono stati in 45.787, ovvero il 33,6%. Se anche la seconda giornata confermerà l’andamento, le prove preselettive avranno fatto veramente selezione. Domande difficili? Oppure scarsa dimestichezza con i test on line? Al momento non è possibile neanche quantificare quanti siano stati i candidati che «ci hanno solo provato» ad agguantare uno degli 11 mila posti fissi da insegnante nella scuola, avendo magari un’abilitazione all’insegnamento che però negli anni è stata messa da parte per fare altro. Nessun disordine, nessun assalto alle sedi, che pure a viale Trastevere temevano, tanto da allertare le forze di sicurezza. Le prove si sono tenute in 2520 aule informatiche senza intralci, tutto è andato liscio. Tanto che in serata il ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, commentava soddisfatto: «La pubblica amministrazione ha data una grande prova. L’Italia è …

“Perché le nostre bambine leggono peggio di 5 anni fa”, di Alessandra Mangiarotti

E pensare che fino a cinque anni fa il grande salto sembrava fatto. L’ultima fotografia globale scattata sugli alunni di dieci anni ci dice invece che le capacità di lettura dei bambini italiani sono retrocesse al livello del 2001. Sia subito chiaro: comunque un buon livello, visto che il nostro Paese occupa un dignitoso 18° posto nella classifica mondiale su 45 nazioni, ma sicuramente negativo se rapportato al trend e alle competenze a cui ci avevano abituato le alunne di sesso femminile: sono state infatti le bambine, storicamente e universalmente più brave nella lettura, a peggiorare. Portando la forbice tra i due sessi a livelli minimi: tre punti appena separano le bambine dai maschietti. Un dato che pone l’Italia al 2° posto dopo la Colombia, mentre la differenza media internazionale è di 17 punti. La classifica Pirls è stata realizzata dall’Iea, l’associazione internazionale per la valutazione del rendimento scolastico. L’Italia ha riportato un punteggio medio in lettura di 541 punti, lo stesso del 2001, mentre nel 2006 di 551: in cinque anni si sono bruciati …

“La scuola sempre più povera. meno attività, sindacati divisi”, di Salvo Intravaia

Scuola sempre più povera. A partire da quest’anno scolastico gli istituti italiani riceveranno dal ministero dell’Istruzione meno finanziamenti per tutte le attività a carico del fondo d’istituto: attività sportive, funzioni strumentali, progetti pomeridiani e scuole in aree a rischio. E’ tutto, nero su bianco, nell’intesa sugli scatti stipendiali sottoscritta qualche giorno fa dai sindacati con l’Aran, l’Agenzia che negozia i contratti dei dipendenti pubblici per conto del governo. E l’unità sindacale faticosamente ritrovata dopo anni si è nuovamente incrinata. Da un lato la Flc Cgil che non ha sottoscritto l’accordo sugli scatti e dall’altro lato tutti gli altri sindacati: Cisl e Uil scuola, Snals e Gilda. E se, a cominciare dall’anno 2012-2013, le scuole vorranno mantenere lo stesso livello di offerta formativa del passato potranno seguire soltanto due strade: chiedere più risorse ai genitori oppure cercare sponsor che facciano arrivare nelle casse dello Stato risorse fresche. I fondi “sottratti” alle scuole sono serviti a pagare gli scatti stipendiali, previsti dal contratto del personale scolastico (docenti e Ata), che due anni fa il governo Berlusconi aveva …

“La scuola di classe”, di Francesco Erbani

Sono soldi veri gli 8 miliardi e 400 milioni dolorosamente tolti alla scuola. Marco Rossi-Doria, maestro di strada, che nei vicoli di Napoli raccoglieva ragazzini e li aiutava nei compiti e anche a riparare i motorini, bastava che non rubassero o spacciassero, poi è stato in America, in Africa e in Francia, sempre studiando formule di scuola che accoglie tutti, ma che fossero praticabili, è ancora per qualche giorno sottosegretario all’Istruzione. Scorre i dati da una tabella: «Sa cosa vuol dire? Vuol dire che nella spesa corrente destinata dalla Repubblica italiana a università, ricerca e istruzione ci saranno per sempre 8 miliardi e 400 milioni di meno. Il precedente governo ha pensato, in qualche modo strano, che la scuola dovesse finanziare il paese». Era logico il contrario o no? « Non sappiamo dove siano finiti, quei soldi» Forse hanno compensato l’abolizione dell’Ici? «Potrebbe darsi. So per certo che un paese, il nostro, il quale su ricerca e università era molto giù nella lista Ocse, ma sulla scuola non tantissimo, è andato ancora più giù». È …