Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

"Ecco la prima traccia della particella di Dio", di Elena Dusi

L´ultimo latitante è alle corde. Da quasi 50 anni i fisici sono alla caccia del bosone di Higgs, unico tassello mancante del puzzle della materia a noi nota. Oggi l´ultima delle 17 particelle elementari, soprannominata “particella di Dio” ha lasciato un´impronta nel Large Hadron Collider (Lhc), l´acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. A trovare il segnale, considerato la pista giusta ma non ancora tanto nitido da far gridare alla scoperta, sono stati due esperimenti guidati da fisici italiani. Fabiola Gianotti è a capo di Atlas, un rivelatore di 46 metri e 7 tonnellate che osserva i frammenti di materia prodotti dalle collisioni fra i protoni spinti al 99,99% della velocità della luce in Lhc, anello sotterraneo di 27 chilometri. Compito sovrapponibile ha Cms, altra “macchina fotografica” per particelle elementari, 21 metri per 12,5 tonnellate, guidato da Guido Tonelli. I due rivelatori hanno raccolto dati segretamente l´uno dall´altro. Per essere sicuri di aver raggiunto l´Higgs, occorre infatti che i due esperimenti scattino la stessa foto segnaletica. Al lavoro ci sono 6mila fisici di oltre 100 …

"Classi sovraffollate, disabili penalizzati ecco i numeri della gestione Gelmini", di Salvo Intravaia

Il criterio della trasparenza reintrodotto dal ministro Profumo fa emergere le proporzioni di quanto accaduto negli ultimi tre anni. Nel 2008/2009 le classi con oltre 25 alunni erano l’11,6% oggi sono il 17,3%. Quelle in cui c’è più di un portatore d’handicap sono passate dal 6 al 7%. Classi-pollaio, disabili stipati in aule superaffollate e anche in più d’uno per classe. Ecco i numeri che inchiodano la Gelmini. Dal 2008 le proteste di insegnanti e genitori contro le misure del governo Berlusconi contro la “scuola” sono state un crescendo – classi stracolme di alunni e disabili penalizzati – ma dopo ogni “caso” scoperto dalla stampa, puntualmente, arrivava la smentita del ministero che recitava sempre lo stesso copione e parlava di accuse “destituite di ogni fondamento”. Nel frattempo, però, i numeri venivano meticolosamente occultati: niente più “sintesi dei dati” sulla scuola e niente più pubblicazioni con numeri, grafici e tabelle che potessero svelare il reale impatto della cosiddetta riforma Gelmini sulla scuola italiana. Si andava avanti solo con dichiarazioni dell’ufficio stampa. “Non è prevista l’abrogazione del …

La premialità paga se c'è consenso", di Giovanni Scancarello

La premialità paga solo se condivisa e fatta a regola d’arte. Parola di Barbara Ischinger direttore education dell’Ocse, intervenuta al convegno sulla valutazione dei docenti svoltosi al CNR di Roma lo scorso 7 dicembre, alla presenza del neo ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Tutti d’accordo sulla necessità di valutare i docenti. Ma quando si entra nel vivo della premialità, non sembrano tutte rose e fiori. Il nodo è quello della premialità dei docenti calcolata sulla base della loro reputazione, come previsto dal progetto Valorizza dell’associazione Treellle. Il nostro, va ricordato, è un sistema scolastico che deve fare i conti con uno stato giuridico dei docenti pensato a garanzia delle finalità democratiche perseguite dalla Costituzione. I docenti sono intestatari di potestà autoritative che si esprimono attraverso l’adozione di comportamenti e atti che vanno dalla didattica alla valutazione degli studenti, la quale, in ultima istanza, risulta espressa collegialmente negli scrutini come previsto dal Regio decreto 653 del 1925. Ma come si concilia l’idea oligarchica dell’eccellenza con quella dell’esercizio di funzioni pubbliche a garanzia del buon andamento e dell’imparzialità …

"L’università dimenticata", di Luciano Modica

Caro ministro Profumo, l’università italiana vive da dieci anni una situazione sempre più difficile. Lei ne è una figura autorevole e non c’è quindi bisogno di illustrarle i dati oggettivi che sono reperibili in qualunque analisi internazionale indipendente: una cronica carenza di finanziamenti, soprattutto per le infrastrutture e per la ricerca; un carico contributivo sulle famiglie degli studenti tra i maggiori in Europa; un drastico ridimensionamento numerico del personale docente e tecnico. Sono tutti fattori che hanno indebolito l’azione e la capacità innovativa degli atenei italiani. Ma ancor più li ha indeboliti il furioso attacco mediatico alla credibilità del sistema che, anche se giustamente motivato da gravi episodi di malcostume da estirpare con decisione, ha finito col travolgere la fiducia nell’intera università. Questa fiducia deve essere assolutamente ristabilita. È il primo obiettivo politico di un ministro che non si voglia trasformare nello spietato accusatore dello stesso sistema che governa. È un obiettivo per il quale ci sono tutti i presupposti. Infatti la ricerca universitaria italiana dà ancora oggi risultati eccellenti su scala internazionale, soprattutto se …

“Il nepotismo si batte con regole valide per tutti gli atenei italiani”, di Andrea Rossi

Le racconto il mio primo giorno al Cnr. Arriva un impiegato con un faldone di telegrammi da firmare. Da buon ligure chiedo quanto costa. E lui: 500 euro ciascuno. E io: non se ne parla, d’ora in poi si mandano le mail. È rimasto stranito. Dopo un po’ è tornato per dirmi che aveva consultato i regolamenti: si potevano convocare le riunioni via posta elettronica». La scuola che Francesco Profumo ha in mente è così: senza burocrazia, senza carta, forse anche senza cattedre, magari con pochi soldi, però spesi bene. Quanti? Il ministro dell’Istruzione di una cosa è certo: non saranno meno che in passato. Basta tagli. «Questo governo, pur nelle difficoltà, pur tenendo ferma la barra del rigore, avvierà una politica per il futuro partendo da giovani, scuola e ricerca». Ministro, il passato non promette bene. La scuola è stata immolata sull’altare dei conti pubblici. «È vero. Però dobbiamo riflettere su un dato: non si è investito in tecnologia. La conseguenza è che una parte della spesa è parassitaria». Soldi buttati? «Già. Io voglio …

"L'OCSE promuove la valutazione italiana… anzi no (Un Profumo "smart")", di Red Rom da ScuolaOggi

Parterre delle grandi occasioni, quello allestito dal MIUR il 7 dicembre al CNR, a Roma, per parlare di valutazione di sistema, soprattutto dei progetti sperimentali che lo stanno implementando, e di ciò che l’Europa ci chiede nelle ormai famose domande n. 13 e 14 rivolte al Governo italiano, che riguardano direttamente la valutazione delle/nelle scuole. Il meeting ha dato anche il destro al neoministro Francesco Profumo per “esternare” la sua visione di scuola, alle prese con le inedite ma affascinanti sfide della società contemporanea, ma ancora attardata dai suoi annosi malanni. Diciamo pure che la “vision” è forte: costruire una “smart” school (intelligente, elegante, efficace, forse risparmiosa..) in una “smart” city (una comunità che deve riscoprire la voglia di guardare al futuro e di coinvolgere tutti ad un più alto livello di cittadinanza). Ma in questa sede non parleremo né di questo (non mancheranno i commenti, mano a mano che il disegno sarà “svelato”), né della piega che sta assumendo il dibattito sul sistema di valutazione, a partire dalle risposte che il governo italiano (il …

"Università: valutare come nel resto d'Europa", di Giunio Luzzato

Un tema decisivo per il sistema universitario italiano è rappresentato dalla valutazionen di esso attraverso l’entrata in funzione della Agenzia Nazionale a ciò preposta (ANVUR). Il precedente governo ha presentato in Parlamento, per acquisire i pareri delle competenti Commissioni, undecreto che tratta di valutazione e di accreditamento dei corsi universitari e di meccanismi di finanziamento basati sulla qualità dei loro risultati: obiettivi eccellenti. Per conseguirli, il testo però propone strumenti del tutto inadeguati. Esso afferma anche che occorre conformarsi agli standard europei; mai contenuti normativi smentiscono l’affermazione. Due sono i punti principali che caratterizzano le procedure europee. Primo, la valutazione si attua attraverso tre fasi successive strettamente correlate: l’autovalutazione interna all’Ateneo, la valutazione esterna e l’accreditamento come conclusione. Secondo, essa si fonda su elementi diversi nella fase iniziale, quando si tratta di autorizzare il decollo di un nuovo corso di studio, ovvero a corso attivato, quando si tratta di monitorare la qualità del suo funzionamento. Entrambi i punti non trovano rispondenza nel decreto proposto. Esso prevede infatti tre sistemi del tutto separati, in cui accreditamento, …