Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

Buon Ferragosto (per quanto possibile)!

Quanto sta accadendo nel Paese (crisi economica-finanziaria, inadeguatezza del Governo, lavoro che manca e crescita bloccata) rende forse incongruo l’augurio di un sereno Ferragosto. Tuttavia, non possiamo farci togliere la speranza: dalla nostra parte abbiamo l’ottimismo della volontà. Pertanto Manuela Ghizzoni e la Redazione augurano un buon ferragosto agli affezionati lettori, agli amici che interagiscono e arricchiscono questo sito, a chi scrive e segnala notizie e curiosità, a chi protesta e a chi sollecita a fare meglio.

"Valutare la didattica, non solo la ricerca", di Muzio M. Gola

All’università mai nessuno si lamenta del peso della ricerca, mentre si può intercettare qualche commento sul peso della didattica. Ovunque nel mondo è scontato, anche se tra molte critiche sul metodo, che si compia la valutazione della ricerca. Che non è innocua. Essa espone in pubblico i prodotti del singolo e del gruppo a cui appartiene, ne sottolinea la forza ma anche le debolezze, ha un impatto forte sulla loro carriera, sulla loro fortuna. E tuttavia è accettata, insieme alle sue conseguenze di classificazione, paragone, competizione. La didattica, o meglio il progetto di un corso di studio e il suo reale funzionamento, sono soggetti alle stesse regole valide per la ricerca: obiettivi chiari, metodi appropriati, riflessione critica, attenzione alla qualità. E tuttavia in Italia la valutazione didattica dei singoli docenti è tollerata, ma non ha un serio impatto, mentre la valutazione dei corsi di studio è in alto mare. Varrebbe la pena di discutere i motivi di questa differenza di trattamento tra didattica e ricerca. Sottrarsi alla didattica non è un tabù se regolato dai …

"Chiudono le serali Le classi dei «poveri» schiacciate dai tagli", di Luciana Cimino

Hanno rappresentato una delle più importante conquiste civili e sociali degli anni ‘60 e ‘70. Le scuole serali hanno garantito per decenni l’istruzione degli studenti lavoratori, dei più poveri, di chi aveva percorsi umani e professionali tortuosi, nella piena attuazione dell’articolo 34 della Costituzione. Oggi la scure dei tagli Gelmini- Tremonti si abbatte anche su quella che è considerata, appunto, la “cenerentola” della scuola pubblica. Dall’anno scolastico 2011/2012 le prime classi verranno abolite, lasciando così morire progressivamente un’istituzione che negli anni ha svolto un funzione centrale in Italia. «Le scuole serali permettevano a chi era fuori dal giro dell’istruzione di rientrarci – spiega Anna Fedeli, della segreteria della Flc Cgil – non era frequentata solo da chi a scuola non ci era potuto andare ma anche dagli analfabeti di ritorno, che rischiavano l’espulsione anche dai lavori più umili e avevano bisogno di una qualifica ». E oggi anche dagli immigrati. «Ma attenzione – nota Fedeli – le serali non sono scuole di italiano, questi migranti hanno già untitolo di studio di alto grado nel loro …

"L'università italiana: Nepotismo, eccellenze e niente risorse", di Pietro Greco

Tra i docenti di alcune università italiane, soprattutto del Sud, in alcune facoltà, soprattutto a medicina, a ingegneria e a giurisprudenza, c’è una frequenza statistica di alcuni cognomi così anomala da lasciar intendere criteri di selezione poco trasparenti, di tipo parentale. Spesso una famiglia copre intere filiere di cattedre. Lo sostiene Stefano Allesina, un giovane ricercatore italiano che lavora all’Università di Chicago, in un articolo pubblicato su PLoSONE,una rivista scientifica internazionale, dal titolo piuttosto significativo: «Una misura del nepotismo attraverso la distribuzione dei cognomi: il caso dell’Accademia italiana». Allesina ha compiuto un lavoro ottimo – ha analizzato la distribuzione dei cognomi di 61.340 docenti in 28 discipline e 94 università – perché ci aiuta a riflettere sui mali della nostra università. Uno dei quali è, certamente, il nepotismo. Ma il suo lavoro torna utile al Paese e non diventa strumento nelle mani dei demagoghi che vogliono la morte dell’università pubblica, se si tengono in conto tre importanti elementi. Primo: la statistica coglie un fenomeno generale,ma non fornisce valutazioni di merito. L’algoritmo di Allesina avrebbe considerato …

"Negli atenei indici di merito da calibrare", di Francesco Favotto

Il sistema universitario italiano sta vivendo una fase di transizione effervescente fra downsizing e cambiamento. Di recente ha iniziato a operare l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur), il cui primo documento su “Criteri e parametri per l’abilitazione nazionale” mostra la potenzialità della nuova istituzione e i rischi ai quali è esposta. Le due novità principali sono l’utilizzo della mediana per migliorare la selezione dei candidati e, specialmente, dei commissari di concorso (vengono reclutati i docenti che si trovano – per qualità scientifica – al di sopra della mediana, il valore centrale della graduatoria) nonché il ricorso a database internazionali con uso di indici bibliometrici. L’opzione internazionale è fuori discussione: studiosi che hanno ampliato a livello internazionale l’arena conoscitiva in cui operano, anche studiando temi o applicando metodologie nazionali o locali, hanno maggiori probabilità di essere studiosi di qualità e formatori di capitale umano avanzato. Anche l’adozione della mediana e degli indici è interessante: quale soggetto valutatore non cerca un modo sintetico, efficace, non discutibile, un voto (o un indice) per …

«Pronti ad aiutare un nuovo governo con uomini credibili», di Alessandra Rubenni

«Noi faremo la nostra parte, ma se il premier non lascia, ogni provvedimento rischia di durare un mese e poi si tornerà da capo», avverte il leader del Pd, che chiede chiarezza sui costi sociali delle misure anti-crisi. «Dopo 3 anni di favole ci troviamo col cappio al collo. Ma noi vogliamo capire due cose essenziali: se questo prezzo lo devono pagare solo i ceti medi, quelli a minor reddito e la gente che ha bisogno dei servizi o se disturbiamo qualcun altro». Alle sette di sera, davanti alle telecamere del Tg3, Pier Luigi Bersani torna a battere sullo stesso tasto, sulla preoccupazione scattata un attimo dopo l’annuncio fatto l’altra sera dal presidente del Consiglio sull’anticipo della manovra al 2013. È innanzitutto sul costo sociale della “nuova” ricetta berlusconiana per salvare l’Italia che il Pd vuole chiarezza. E poi «vogliamo sapere se finalmente c’è qualche riforma nella manovra per il lavoro e la crescita. Non pensi Tremonti di poter venire senza rispondere a queste domande, su questo faremole nostre proposte», ripete il segretario dei Democratici, …

"Se anche il dottorato ci allontana dall'Unione Europea", di Fulvio Esposito e Enrico Alleva

Sempre più vecchi, soli e provinciali: ecco il panorama che affliggerà le nuove generazioni di scienziati italiani. Punto nodale il dottorato di ricerca, tre anni di alta formazione dopo la laurea per capire se c’è la stoffa per diventare buoni ricercatori e potenziali innovatori. La versatilità degli statuti delle Università è grande: e oltremodo grandi potrebbero essere dunque gli errori da commettere. Tra gli indicatori che ci dovranno dire se abbiamo davvero raggiunto l’obiettivo di fare dell’Europa “l’Unione della innovazione” da qui al 2020, ce ne sono ben tre collegati al dottorato: due di natura quantitativa (nuovi dottori di ricerca ogni mille cittadini fra 24 e 34 anni, percentuale della popolazione fra 30 e 34 anni con un titolo di livello dottorale) e uno qualitativo (numero di studenti di dottorato non-europei per milione di abitanti). Non solo. La Commissione Europea, nel definire la strategia “Eu 2020”, cita fra i principali impegni che gli Stati Membri devono assumere nella costruzione dello Spazio Europeo della Ricerca la promozione della qualità del dottorato di ricerca. Si sta adeguando …