Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

“Effetto Gelmini” sull’università

Terza e ultima tappa del viaggio nel mondo della scuola e dell’università organizzato dal circolo Pd di San Possidonio in collaborazione con i Giovani Democratici della bassa Modenese. Venerdì 4 marzo alle ore 21,00 presso il centro sociale La Bastia a San Possidonio si parlerà del futuro dell’università e delle proposte del Pd per il rilancio dei nostri atenei. Parteciperanno all’incontro l’on. Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Istruzione e Cultura alla Camera dei Deputati; Marina Vignola, consigliera provinciale Pd e ricercatrice dell’Università di Modena e Reggio; Paolo Bignardi, rappresentante del Consiglio di facoltà dell’università di Modena e Reggio. I primi due incontri hanno affrontato il tema della riforma Gelmini e dei suoi effetti sulla scuola dell’obbligo e sulla scuola secondaria di secondo grado. Al centro dell’incontro di venerdì saranno invece gli effetti dei provvedimenti del governo sull’università. “Sarà l’occasione – dice Federica Steffanini, segretaria del circolo Pd di San Possidonio – per fare il punto su una questione centrale non solo pert il Pd ma per il futuro del Paese, anche alla luce delle …

"L’anno zero dell’Italia, il Paese che ha dimenticato la ricerca", di Pietro Greco

Il resto del mondo ci crede e produce economia, sviluppo, commercio, conoscenza. Noi siamo rimasti al palo. Arranchiamo anche su scala minore, in Europa. E l’alta tecnologia esce dalle nostre prospettive. L’Italia investe ogni anno in ricerca industriale lo 0,5% della ricchezza che produce. È poco. Troppo poco. Sia rispetto all’ideale proposto dagli economisti per un’economia competitiva, fondata sulla conoscenza. Sia rispetto a quanto fanno in pratica agli altri paesi, a economia matura e economia emergente. E per questo paga un prezzo salatissimo. Il prezzo del declino. Che l’Italia investa poco in ricerca industriale sono i numeri a dirlo, al di là di ogni ragionevole dubbio. Nell’era della conoscenza, gli investimenti in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico (R&S) hanno infatti un valore economico decisivo. L’ideale, sostengono gli economisti, è che un paese (o un gruppo di paesi, come l’Europa) investa in R&S almeno il 3% della ricchezza che produce. In particolare occorre che gli investimenti pubblici, diretti soprattutto verso la ricerca di base e la ricerca applicata, ammontino ad almeno l’1% del PIL, mentre gli …

"Atenei, quest’anno niente “sconto”, si rischia il blocco delle assunzioni", di Alessandra Migliozzi

Stop allo scorporo delle spese: è allarme per 36 università su 66. Blocco delle assunzioni e conti in rosso. È quanto rischiano oltre la metà (36 su 66) delle università pubbliche italiane dove potrebbero andare in fumo le speranze di chi era a un passo dall’assunzione. E anche una parte dei 1.500 posti da associato all’anno annunciati dal ministro Gelmini con la riforma dell’università. Colpa del Milleproroghe: quest’anno non ci sono i cosiddetti ‘sconti’, le attenuazioni delle spese per il personale che consentivano agli atenei di tenere i conti in regola. Dal 2004 è sempre stata prevista la possibilità di scorporare dagli assegni fissi per gli stipendi una parte dei salari dei dipendenti delle facoltà di Medicina che operano anche nel Servizio sanitario nazionale. Erano ‘scontati’ pure gli scatti periodici e le convenzioni con enti esterni. Un trucco contabile ha consentito agli atenei di non usare più del 90% del contributo statale (l’Ffo) per pagare i dipendenti e alla sanità pubblica di spendere meno per il personale. Ora però chi va sopra il limite massimo …

«All'Italia servono 50mila infermieri», di Paola Simonetti

Sono sempre più necessari a un paese che invecchia, ma i neolaureati e il ricorso agli stranieri non colmano la lacuna. La metà degli studenti abbandona i corsi. Paradossalmente, anche su questa categoria si affaccia lo spettro della disoccupazione Sono il pilastro dell’assistenza sanitaria alla persona, in un paese dove l’incidenza di anziani genera una delle più grandi urgenze sociali a lungo termine mai viste in Europa. Eppure il reclutamento degli infermieri in Italia arranca, funestato da problemi di varia natura. All’appello dei bisogni delle strutture ospedaliere, del Centro-Nord soprattutto, ne mancano ad oggi circa 50mila, stando alle ultime stime della Federazione dei Collegi degli infermieri (Ipasvi). Alla fine del 2007 nel nostro paese c’erano circa 5,4 infermieri ogni mille abitanti, contro i 9,8 della Germania, i 12,8 dell’Olanda o, addirittura, i 14,8 dell’Irlanda: la quota era di circa il 27% inferiore alla media dei Paesi Ocse. Il nodo pensionamenti All’emorragia di infermieri provocata dai pensionamenti non riesce a mettere un argine il flusso dei neolaureati di settore proveniente dalle 40 università attive da oltre …

Milleproroghe, anche Modena tra gli atenei colpiti

L’Università di Modena e Reggio rischia il blocco del turn over nonostante le spese di personale non superino il 50 per cento del bilancio consolidato. L’on. Manuela Ghizzoni del Pd denuncia la mancata proroga per gli atenei dello sconto nel calcolo delle spese di personale rispetto ai trasferimenti dello Stato. Ecco la sua dichiarazione. «Siamo al paradosso: nel decreto Milleproroghe manca una proroga, importantissima, quella che riguarda lo sconto nel calcolo delle spese di personale degli atenei rispetto alle risorse trasferite dallo Stato. Questo vuol dire, in soldoni, che quasi la metà degli Atenei supereranno la soglia del 90 per cento del fondo di finanziamento ordinario utilizzato per spese di personale, e subiranno pertanto il blocco del turn-over con conseguenze gravi per l’offerta formativa e per l’attività di ricerca. Tra gli atenei colpiti c’è anche quello di Modena e Reggio. Nonostante sia in ottime posizioni nelle classifiche sulla qualità didattica e scientifica rischia lo “splafonamento” delle spese; non per incapacità programmatoria o attitudine allo sperpero, ma perché si allarga sempre di più la forbice tra …

"Inizia l'era Gelmini Super poteri ai rettori", di Roberto Ciccarelli

Inizia l’era Gelmini Super poteri ai rettori Con la «riforma» del governo, entro l’autunno gli atenei dovranno dotarsi di nuovi Statuti. Così in tutta Italia è partita la corsa alla scrittura delle nuove regole. Senza nessuna collegialità, a fare tutto sono i rettori Gli atenei scrivono (e approvano) i nuovi statuti A Bologna e Torino le proteste degli studenti. A poco più di un mese dall’approvazione della riforma Gelmini, l’aria che si respira negli atenei è tesa e malmostosa. All’università di Padova si vuole riscrivere in fretta lo statuto adeguandolo alle norme del governo sugli organi accademici. Il rettore Giuseppe Zaccaria ha chiesto ai ricercatori e al personale amministrativo di inviare ad una casella mail le loro osservazioni sulla legge fondamentale che regolerà a lungo la vita dell’ateneo. Non è stato trovato il tempo sufficiente per modificarla con la partecipazione degli studenti e dei docenti come richiesto da una petizione sottoscritta da oltre 500 persone ad inizio febbraio. Il problema della democrazia interna è stato così ridotto al più classico dei thread caotici e risentiti …

"Per le ragazze la laurea è con lode", di Francesco Semprini

Nuovo record negli Usa: all’università le studentesse hanno il 60% di possibilità in più dei maschi. Determinate, in cerca di riscatto e motivate dalle opportunità che offre un mondo del lavoro in trasformazione. Parliamo delle donne, più brave degli uomini almeno negli studi secondo quanto riporta un recente rapporto pubblicato dal Bureau of Labor Statistics americano dal quale emerge, per le prime leve degli anni ‘80, la figura di una donna più brava dell’uomo, almeno nel primo ciclo universitario. Secondo lo studio, le studentesse hanno il 60% di possibilità in più rispetto ai colleghi maschi di ottenere, entro i 23 anni, il «Bachelor degree», la laurea di primo livello, già all’attivo per il 23% delle donne intervistate. Per i maschi invece la quota è nettamente inferiore, visto che solo il 14% è riuscito a completare gli studi. Se la stessa percentuale di studenti e studentesse, ovvero il 16%, è ancora iscritto al college per conseguire il titolo, il divario tra i due sessi non accenna a ridursi nemmeno in seguito. Senza dubbio un risultato significativo …