"Chi sono, e cosa vogliono, i lavoratori della conoscenza", di Roberto Ciccarelli
Sergio Bologna a “Molecole”: siamo in presenza di una generazione iperpreparata, è il mercato che non ha nulla da offrirle. Il problema di questo miserabile capitalismo italiano è che non abbiamo mecenati interessati alla ricerca e allo sviluppo. “Abbiamo difeso il lavoro altrui, noi che operai non eravamo – ha scritto recentemente –. Oggi dobbiamo difendere il lavoro cognitivo, il nostro lavoro, il lavoro intellettuale, più disprezzato e umiliato di quello manuale”. Con questa convinzione, Bologna segue da tempo le attività di Acta, l’associazione dei consulenti del terziario avanzato ( www.actainrete.it ), collaborando alla stesura del ” manifesto del lavoro autonomo “. “Come molte altre associazioni in Inghilterra o negli Stati Uniti – spiega – Acta, per la quale curo i rapporti internazionali, denuncia le forti disparità di carattere previdenziale, fiscale, informativo e culturale del lavoro della conoscenza indipendente rispetto al lavoro dipendente e chiede nuove forme di welfare”. Chi sono oggi i lavoratori della conoscenza? C’è un po’ di confusione su questa espressione. Sono ormai molte le categorie ad usarla. I lavoratori della scuola …
