Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

Ricerca, Pd: l’inerzia della Gelmini favorisce la fuga di cervelli

Ghizzoni: a rischio 80 milioni per ricercatori. “L’inerzia del ministro Gelmini è dannosa e sta mettendo a rischio quegli 80 milioni di euro che il Governo Prodi aveva destinato ai ricercatori universitari per il 2009”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta il ‘nulla di fatto’ del Cdm di oggi che, ancora una volta, non ha sbloccato la situazione dei concorsi di reclutamento straordinario dei ricercatori universitari. “Si tratta di liberare ‘soldi veri’ prossimi alla scadenza – spiega Ghizzoni – che servirebbero a pagare la terza tranche del piano di assunzione dei ricercatori (i cosiddetti concorsi Mussi). Ma è molto elevato – denuncia la deputata democratica – il rischio che questi soldi tornino nelle casse di Tremonti a danno dei nostri atenei che stanno vivendo una situazione molto grave. E non è un caso che anche nella maggioranza vi siano forti preoccupazioni in questo senso, come quelle del senatore Valditara che, proprio su questo tema, ha presentato un emendamento alla finanziaria respinto in commissione con un colpo di maggioranza. …

“Riforma dell’università: la selezione del docente”, di Daniele Checchi e Tullio Jappelli

La proposta di legge per la riforma dell’università prevede un’ampia delega al Governo che dovrà poi emanare molti regolamenti attuativi. Delle sue tre parti – governance degli atenei, qualità del sistema universitario, progressioni delle carriere dei docenti – cominciamo a esaminare la terza. Il suo un impianto dirigistico la espone a un forte rischio di manipolazione. La carriera accademica non appare particolarmente allettante per i giovani. E le nuove norme entreranno in vigore solo alla fine della legislatura. Troppo tempo per una riforma tanto urgente. La legge delega in materia universitaria presentata il 27 ottobre scorso è divisa in tre parti. La prima affronta i temi della cosiddetta governance degli atenei, la seconda la qualità del sistema universitario, la terza le progressioni delle carriere del personale docente. Affrontiamo qui i temi relativi alla terza parte, rimandando un’analisi delle altre a prossimi interventi. La legge, se approvata nell’attuale formulazione, prevede un’ampia delega al Governo che dovrà poi emanare molti regolamenti attuativi. Potrà inoltre essere modificata nel corso del dibattito parlamentare che, al contrario delle ottimistiche previsioni …

“Contrordine ricercatori: l’aumento non c’è”, di Flavia Amabile

Era scritto nero su bianco nel comunicato dell’ufficio stampa del ministero dell’Istruzione, e tutte le agenzie di stampa lo hanno fedelmente riportato: nella riforma dell’università varata la scorsa settimana l’assegno per i ricercatori sarebbe stato rivisto, aumentando lo stipendio da 1300 a 2100 euro. I ricercatori esultavano, in fondo qualcosa avevano ottenuto, ma non sapevano che nel frattempo qualcosa di misteriosamente imponderabile si stava consumando che avrebbe cancellato l’aumento, e introdotto tante piccole parole tra un comma e l’altro dei quindici articoli del provvedimento fino a renderlo un po’ meno meritocratico, meno anti-baronale e anche meno trasparente. Tutto inizia venerdì 23 ottobre, giorno di Consiglio dei ministri. Alle dieci del mattino il testo definitivo è pronto. Sono 23 pagine con in alto la dicitura «versione 6» e la data «venerdì 23 ottobre ore 12». La riunione però salta, il premier Silvio Berlusconi ufficialmente è bloccato in Russia, tutto è rinviato. Poco male, viene convocata una nuova riunione del governo. In teoria, il testo dovrebbe soltanto essere ripresentato. E’ vero, ma solo in parte. Il giorno …

“Cosa non si fa per uno sponsor: anche gli scienziati le sparano grosse”, di Pietro Greco

«Figli senza genitori». «Orfani prima di nascere». «Stanford apre alla vita artificiale». Sono alcuni dei titoli e degli slogan usati nei giorni scorsi dai giornali e dai telegiornali, italiani e stranieri, per annunciare, a effetto, la notizia pubblicata sulla rivista scientifica Nature che un gruppo di ricerca della Stanford University è riuscita a ripetere anche in laboratorio ciò che avviene in natura in ogni istante: la trasformazione di cellule staminali in cellule germinali e poi in spermatozoi e ovociti. Sono titoli e slogan capziosi. Perché le cellule staminali utilizzate a Stanford come in qualsiasi altro laboratorio del mondo non sono prodotte dall’uomo, ma esistono in natura. Perché tutti gli spermatozoi e tutti gli ovociti del mondo vengono da cellule staminali. Perché a Stanford non c’è stata alcuna fecondazione in vitro, mentre al contrario ogni anno nascono decine di migliaia di bambini grazie a svariate tecniche di fecondazione in vitro. Perché, infine, nessun bambino può nascere senza l’ausilio di un utero e, quindi, di una madre. Ma tant’è: l’effetto annuncio – vero, verosimile o falso che …

«Il Pd non collabori. È una legge dirigista», intervista a Ignazio Marino di Roberto Ciccarelli

«Bersani saprà decidere da sé cosa fare, ma per parlare di università bisogna rivedere in maniera sostanziale l’impianto di una legge dirigista, senza fondi e che non incide sui ruoli dei professori universitari e sulla vera valutazione della ricerca». Ignazio Marino, chirurgo e senatore Pd, pone questa condizione per il confronto con il governo sul ddl Gelmini. «Altrimenti si rischia di indebolire la funzione pubblica dell’università senza migliorarne i contenuti. Se non c’è questo presupposto, non ci può essere dialogo». Dal ministro Gelmini giungono segnali di apertura al Pd. E’ una richiesta di cogestire la riforma, magari concendendo qualcosa durante l’iter parlamentare? Vedremo se il governo vuole approvare la legge a maggioranza, con la fiducia oppure è disponibile ad un confronto articolo per articolo. Molto si vedrà nei decreti attuativi, ma è chiaro che non si può andare nella stessa direzione del federalismo fiscale che viene approvato senza conoscere come il governo userà le deleghe. Non scherziamo, qui stiamo parlando della trasformazione del sistema universitario del nostro paese. Se una legge organica non è stata …

Sinistra studentesca, no all’aumento delle tasse universitarie

Parte la campagna di mobilitazione contro la manovra economica dell’Ateneo di Modena e Reggio. Gli aumenti graveranno sulle famiglie di 15 mila 500 studenti, l’80 % degli iscritti I rappresentanti di Sinistra studentesca, dopo aver appreso dal rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia Aldo Tomasi che è in via di approvazione una manovra economica che prevede un aumento delle tasse, hanno deciso di intraprendere una seria campagna di informazione e sensibilizzazione tra gli studenti dell’Ateneo modenese. La manovra, che prevede un recupero di oltre 4 milioni di euro, non piace per nulla ai rappresentanti di Sinistra Studentesca, per vari motivi. Innanzitutto le fasce di retribuzione passano da 5 a 4, con la conseguenza che un maggior numero di studenti saranno interessati all’aumento. L’aumento delle tasse graverà sulle famiglie di circa 15.500 studenti, cioè oltre l’80 per cento degli iscritti totali all’ateneo. Sinistra studentesca ritiene poi insufficienti i riconoscimenti al merito. Se è vero che nella manovra vengono premiati i meritevoli, chi supera la media del 28 avrà l’esenzione totale dalle tasse universitarie. Ci chiediamo …

“Università, la riforma è solo una favola”, di Nicola Tranfaglia

Il meccanismo che governa le nuove leggi del governo Berlusconi risponde a obbiettivi che sono sempre gli stessi. Ottenere dai mezzi di comunicazione (in gran parte asserviti o intimiditi) un giudizio positivo, su quello che si propone in parlamento. Quindi mostrare soltanto gli aspetti che possono apparire accettabili a tutti quelli, come chi scrive, hanno sempre sognato un’università che assomigli a quelle che nel mondo occidentale, dagli Stati Uniti alla Germania, dalla Svezia alla Gran Bretagna, cioè istituzioni aperte agli studenti, razionalmente organizzate, prive delle vecchie baronie universitarie proprie del nostro paese. Così la Gelmini parla di merito, di premio alle università virtuose e castigo per quelle che virtuose non sono, di ricercatori che, se non producono entro un certo tempo, cambiano amministrazione e così via. Ma i casi sono due: o il governo attuale fornisce i fondi necessari per una riforma che osservi quello che c’è negli altri paesi europei e cioè accresce e di molto gli attuali stanziamenti per tutto il settore dell’istruzione (che soltanto ieri ha registrato il licenziamento di 135 mila …