“Ma perché i professori 70enni non diventano «flessibili»?”, di Michele Ciliberto
L’Università italiana attraversa un periodo difficile. Sono ormai decenni che il nostro sistema è in una situazione di crisi e di decadenza né, qualunque sia il giudizio che si voglia dare su di essi, hanno avuto un serio effetto riformatore, le politiche fatte in questo periodo. Ora è il turno del Ministro Gelmini che, dopo alcuni interventi frammentari, si è proposto di presentare una riforma organica dell’Università imperniandola sulla valorizzazione del principio del merito, che dovrebbe essere la nuova bussola del sistema. Sul merito si è fatta moltissima retorica in questi anni; personalmente sono convinto che debba essere tenuto strettamente fermo con altrettanto rigore il principio dell’eguaglianza, secondo i dettami della Costituzione. L’Italia è un paese che diventa sempre più diseguale, intrecciando alle vecchie diseguaglianze di ordine sociale nuove diseguaglianze di carattere politico, sociale e perfino territoriale. Si è giunti perfino a parlare nuovamente di gabbie salariali. Ragionare dell’Università italiana non significa affrontare un problemadi carattere settoriale: si tratta di una questione nazionale, strettamente connessa all’idea che siha dell’Italia, del rapporto tra l’Italia e l’Europa …
