Tutti gli articoli relativi a: università | ricerca

“La laurea è una cosa per donne”, di Richard Newbury

I ragazzi a scuola non vanno bene come le ragazze. Si sa. Quello che non si sa è che questo andazzo continua anche all’università». Lo scrive Bahram Bekhradnia, direttore dell’Higher Education Policy Institute di Oxford, che ha appena pubblicato un rapporto basato sui test di rendimento. «Qualcuno», osserva, «pensa che sia un fatto irrilevante. A una recente conferenza sull’impatto del femminismo sull’istruzione superiore, un accademico ha detto che gli scarsi risultati dei ragazzi “sono visti come una minaccia alla mascolinità. Sono un panico morale”». Io», dice Bekhradnia, «non sono d’accordo. Non serve liquidare la preoccupazione come “panico morale”. Dobbiamo adeguarci alla nuova realtà. Se non lo faremo, ci saranno serie conseguenze per tutti coloro che sono coinvolti e per l’intera società». In Gran Bretagna le donne hanno quasi raggiunto, con il 49,2%, l’obiettivo fissato dal governo del 50% di istruzione superiore, mentre i ragazzi languiscono al 37%. E tutte le statistiche mostrano come questo sia un fenomeno mondiale, con Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti grosso modo allo stesso livello, mentre in Scandinavia, nei Paesi …

“Poca attenzione per i migliori, così la scuola spreca i talenti”, di Maria Lombardi

La scuola italiana guarda più verso il basso che verso l’alto e così spreca i talenti. «Trascurare le eccellenze dal punto di vista sociale è grave quanto favorire gli abbandoni», Luisa Ribolzi, ordinaria di Sociologia dell’educazione all’università di Genova, pensa a una scuola che risponda alle esigenze di tutti gli studenti, di quelli che corrono e di quelli che arrancano. E non sarebbe nemmeno così difficile, «basterebbe – propone – dedicare una parte dell’orario flessibile a chi eccelle: oltre all’attività di recupero per i più deboli si dovrebbe prevedere anche l’approfondimento di alcune materie per i migliori». Ovvio che quanti faticano ad arrivare alla sufficienza sono molti di più di quelli che collezionano dieci, non per questo però i ”geni” vanno dimenticati. Duecento ogni anno gli studenti italiani d’eccellenza contro i 20mila francesi, scrive sul ”Messaggero” Claudio Gentili, direttore Education di Confindustria, citando un’indagine Crui. In effetti in media non sono tanti i ragazzi del nostro paese che si classificano nelle competizioni internazionali delle varie discipline, ma «una o più medaglie d’oro alle Olimpiadi di …

L’on. Manuela Ghizzoni interviene sul tema dei lettori di scambio

Di seguito la lettera inviata al Corriere della Sera dall’On. Ghizzoni relativa alla vicenda dei lettori di scambio e all’articolo di Claudio Magris Caro Direttore, Claudio Magris è intervenuto sul Corriere a proposito della desolante, improvvida e infelice decisione del Governo di abrogare la figura dei lettori di scambio culturale presso gli atenei italiani. Ho già depositato un’interrogazione urgente al ministero su questa ennesima operazione di ‘riduzione della spesa’, così vengono infatti definiti i tagli devastanti che il Governo sta operando nei confronti di scuola, università, ricerca e cultura. A chi scrive sembrerebbe molto più adeguata la definizione di ‘tagli agli investimenti’ per il futuro del Paese. Dopo la protesta da parte di varie ambasciate ed esponenti del mondo accademico, il Governo si era impegnato a garantire la prosecuzione dell’attività dei lettori di scambio tramite un apposito intervento normativo, che però ad oggi non è stato ancora presentato. Così come non ha sortito effetti l’incontro che si è svolto a metà maggio tra alcune ambasciate e i rappresentanti del ministero dell’istruzione. Il lettore di scambio, …

Università e Pd: Luciano Modica risponde all’editoriale di Francesco Giavazzi (mai pubblicata dal Corriere della Sera)

Domenica 28 giugno, Luciano Modica – responsabile nazionale Università del PD – ha replicato all’editoriale di Francesco Giavazzi, “Prova di verità degli Atenei” apparso sul Corriere della Sera (in calce al post), con una lettera indirizzata al Direttore del noto quotidiano. La lettera ad oggi non è stata pubblicata. E così siamo a due, dopo l’episodio di Repubblica (lo raccontiamo in questo post) Al terzo, potremo parlare di censura? Caro Direttore, dice proprio bene l’editoriale di Francesco Giavazzi del 24 giugno: con i “drastici” tagli stabiliti dal Governo “la maggior parte delle università chiuderebbe” e “ciò che non si può fare è aspettare senza far nulla”. La situazione del sistema universitario pubblico si è fatta veramente drammatica. E’ già il meno finanziato tra quelli dei Paesi OCSE dell’Unione Europea, in termini di quota di PIL e di spesa pubblica nazionale. Con la legge sull’ICI del 2008, a partire dal 2010 è stato tagliato il 50% del contributo statale alle spese di funzionamento degli atenei al netto degli stipendi, cioè le spese per ricerche, utenze, manutenzioni. …

“I lettori stranieri cancellati dall’università”, di Claudio Magris

L’ Università italiana, già perico­lante come un edificio colpito dal terremoto, riceve un’ulteriore vigo­rosa spallata dalla legge 6.8.2008 n. 133, art. 24, che, abrogando una legge precedente in vigore da anni, abolisce i lettori di scambio, i quali esercitano una funzione essenziale per l’Universi­tà stessa. I lettori di scambio sono i let­tori di madrelingua straniera — tede­schi, francesi, inglesi, spagnoli e così via — che vengono in Italia per inse­gnare ai nostri studenti la loro lingua. Analogamente i lettori italiani si recano in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna o in altri Paesi a insegnare l’italiano. Non occorre una particolare genialità per capire come sia necessario o quantomeno estremamente utile, per apprendere ad esempio l’inglese, impararlo da un insegnante di madrelingua inglese. Non occorre nemmeno una particolare genialità per rendersi conto di quanto sia importante, sempre e ancora di più oggi nella realtà europea in cui viviamo, la buona conoscenza delle lingue. L’Italia, così creativa su tanti fronti della cultura, è invece sotto questo profilo alla retroguardia; nell’Unione Europea siamo, in genere, gli ultimi della classe quanto …

«Scappo. Qui la ricerca è malata», di Rita Clementi

Una laurea in Medicina, due spe­cializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di geneti­ca dell’Università di Pavia. Rita Cle­menti ( foto a sinistra), 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l’origi­ne genetica di alcune forme di lin­foma maligno, in questa lettera in­dirizzata al presidente della Re­pubblica Napolitano racconta la sofferta decisione di lasciare l’Ita­lia. Da mercoledì 1˚luglio lavorerà come ricercatrice in un importan­te centro medico di Boston. Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al­la loro madre. Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie­dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian­do ad essere italiana. Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma …

“Ricerca, le ragioni del ritardo italiano”, di Silvio Garattini

Le organizzazioni no-profit, fondazioni o onlus che siano, esercitano nel nostro Paese una serie di preziose attività in campo sociale e culturale che su base volontaristica sostituiscono molto spesso le difficoltà dello Stato a soddisfare tutte le complesse necessità di una moderna società. In particolare non sono poche le organizzazioni che sostengono la ricerca scientifica soprattutto in campo biomedico in modo diretto con proprie strutture, laboratori e personale, oppure in modo indiretto attraverso manifestazioni che permettono di raccogliere fondi per borse di studio o di finanziare specifici progetti di ricerca. È noto che in Italia la ricerca scientifica non è oggetto di molto interesse, né ora né in passato. I governi hanno sempre confuso la scienza con la tecnologia e comunque hanno sempre considerato entrambe un fiore all’occhiello che si mette in occasione di qualche festa ma non si considera una componente fondamentale per la crescita della società. Eppure, come si ripete da tempo, senza successo, senza ricerca è difficile sviluppare innovazione e mettere a punto prodotti ad alto valore aggiunto, gli unici che possiamo …