“Nuove regole per scongiurare la recessione”, di Tito Boeri
La riforma della contrattazione è come il gatto che si morde la coda. Non viene fatta perché le organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro sono divise fra di loro e al loro interno. Ma finché non viene fattala riforma, le divisioni si accentuano, le relazioni industriali continuano a deteriorarsi. Perché il nostro paese torni a crescere, perché ci sia meno conflittualità sociale e meno disoccupazione al Sud (abbiamo saputo lunedì che è tornata al 12 per cento), è essenziale che le regole con cui si determinano i salari vengano cambiate. Lo aveva chiesto una commissione presieduta da Gino Giugni, il padre dello Statuto dei Lavoratori, ben undici anni fa. Ci voleva, secondo la Commissione “un maggior decentramento contrattuale”, capace di attribuire al “livello decentrato competenze maggiori in temi quali la flessibilità organizzativa, l`orario di lavoro ed il salario per quanto si riferisce alla quota variabile e per obiettivi”. Da allora sindacati e Confindustria hanno giocato a procrastinare la riforma, rinfacciandosi la responsabilità dei continui rinvii. Divisi i sindacati fra di loro, spaccata C onfindustria …
