"I limiti della scienza intrappolata tra ragione e umanità", di Michela Marzano
Primum non nocere, “innanzitutto non nuocere”. È uno dei più importanti principi etici della medicina. Uno dei cardini del famoso giuramento di Ippocrate, oggi ripreso da tutti i codici di deontologia medica. Ogni medico, prima di cominciare la professione, giura di tutelare la saluta dei propri pazienti, di far di tutto per alleviarne le sofferenze, e di evitare che corrano rischi eccessivi legati ai trattamenti prescritti. Che fare allora di fronte ad una malattia incurabile, quando la sola speranza sembra essere quella di utilizzare delle terapie ancora sperimentali e incerte? Che dire a dei genitori che, di fronte alla malattia dei propri bambini e ai limiti della medicina, implorano perché si utilizzino le staminali, anche in assenza di una prova certa dei loro benefici, come nel caso di Smeralda, Celeste e Daniele? La possibilità di accedere o meno alla terapia della Stamina Foundation rappresenta un vero e proprio dilemma etico. Perché nessuna soluzione sembra del tutto soddisfacente se si invocano valori e principi morali universali. Anzi, in questa storia, tutti sembrano aver ragione. Hanno ragione …
