Anno: 2009

“I tagli antisprechi della Gelmini rischiano di uccidere l’Università”, di Paolo Bagnoli

Se l’anno prossimo il ministero taglierà circa 700 milioni di euro alle università non ci sarà bisogno, come si ostina a dire il ministro, di eliminare gli sprechi; con un’operazione sola se ne andrà praticamente tutto; sprechi compresi naturalmente. A quel punto, morta e sepolta l’università pubblica, sarà un risparmio generalizzato ed il settore, nolente o piacente, sarà costretto a privatizzarsi. Ma chi rileverà una situazione tanto onerosa? Al ministro Gelmini bisogna riconoscere il pregio, rispetto ai suoi colleghi di governo, di parlare poco. Quando lo fa, come in Parlamento, ove ogni tanto qualche cosa bisogna dire, appare tirata, impacciata, quasi si trovasse a disagio. Nelle occasioni in cui parla, tuttavia, batte sempre sul solito motivo: tagliare gli sprechi. E’ coerente, però. Al presidente della repubblica, che ha chiesto di non procedere ad una riduzione indiscriminata delle risorse, ha ripetuto l’amato ritornello. La questione continua ad essere altra. Sicuramente, come in ogni dove italiano, anche nelle università ci sono sprechi ed un malo utilizzo delle risorse; sicuramente, occorre rivedere il meccanismo dei corsi poiché il …

Scuola, On. Ghizzoni: “le iscrizioni come un referendum, bocciata la riforma Gelmini”

“Le scelte delle famiglie parlano chiaro e sono una bocciatura a tutto campo delle politiche del governo sulla scuola ed una netta sfiducia dell’operato del ministro Gelmini. I nodi sono finalmente arrivati al pettine e adesso il ministro si trova ad un bivio. O dichiara esplicitamente l’impossibilità di non poter soddisfare le richieste delle famiglie oppure deve fare marcia indietro sui tagli e rifinanziare la scuola pubblica. Altre vie non esistono. L’unica cosa certa è che ben nove famiglie su 10 non potranno avere le 30 ore settimanali richieste al momento dell’iscrizione. Le scelte delle famiglie – sottolineano – sono state uno referendum spontaneo sulla riforma Gelmini e i genitori non hanno lasciato spazio a dubbi. La riforma Gelmini è stata bocciata e – conclude – il ministro ne dovrebbe trarre le conseguenze”. Lo dichiarano le deputate del Pd, componenti della commissione Cultura della Camera, Maria Coscia e Manuela Ghizzoni.

“Prato ha paura. Qui salta pure la moda Made in Italy”, di Tommaso Galgani

Uno striscione lungo un chilometro sorretto da duemila persone. E una scritta: «Prato non deve chiudere». Ieri ottomila in corteo, lavoratori, imprenditori, autorità, per chiedere al governo un’iniziativa urgente. L’operaio e l’imprenditore. Il commerciante e il dipendente. Il normale cittadino e l’amministratore. L’indigeno e l’immigrato. Lo studente e il pensionato. Tutti insieme ieri, in ottomila, con sindacati e associazioni di categoria in piazza Mercatale a Prato, per una manifestazione contro la crisi economica e la politica del governo Berlusconi, a difesa del comparto del tessile, di cui la città è una delle capitali (60mila occupati con l’indotto). Ma il settore qui dal 2000 ad oggi ha perso 1.867 imprese e 9mila posti di lavoro. Presenti all’iniziativa organizzata dal Distretto anche i gonfaloni di altre città del tessile come Biella, Carpi, Pistoia e delegazioni straniere. Con la benedizione ufficiale dei vescovi di Prato e Pistoia. «PRATO NON DEVE CHIUDERE» Uno striscione lungo un chilometro sorretto da duemila persone, mille per lato, con scritto «Prato non deve chiudere», è il modo con cui la città fa quadrato …

“Che fastidio il teatro? Ma mi faccia il piacere!”, di Nicola Piovani

Chi detesta jazz e opera sarà presto accontentato dal governo Gli intellettuali italiani non amano il Teatro, non è una novità. Questa considerazione antica è sempre più attuale. Le ultime polemiche sui fondi alla cultura hanno ancora una volta evidenziato questa nostra bella lacuna: la cultura italiana, a differenza di quella anglosassone, ma anche francese, tedesca, statunitense, considera il Teatro non lo spazio principe e imprescindibile di ogni civiltà nazionale, ma una specie di soffitta dove relegare i nostalgici amanti della prosa: un pubblico anzianotto e impellicciato che va a sbadigliare davanti all’ennesimo Tartufo o Zio Vania o Enrico terzo, quarto, quinto che sia. Solo nostalgici? In certi ambiti dichiarare «Io a teatro non ci vado mai» è un vanto anziché una confessione, è una frase che suona bene; mentre magari dire «Io non leggo mai libri» suona male, come «Non sento mai concerti classici», «Mi annoio davanti a Caravaggio», «Mai visto Kaurismaki». Leggendo quello che gira in questi giorni, avverto l’espandersi di questo fastidio diffuso dei pensatori italiani verso il lavoro e la ritualità …

“Se l’opposizione detta l’agenda al premier”, di Tito Boeri

Al termine dell’ennesimo deludente vertice della Ue, Berlusconi ha trovato modo di chiudere ogni spiraglio all’ipotesi di un accordo con l’opposizione per varare la riforma degli ammortizzatori sociali. MENTRE così l’inconcludenza dei leader europei aggrava la crisi, il nostro Presidente del Consiglio sceglie di farne pagare il conto ai disoccupati che sono oggi privi di alcuna tutela. “La riforma costa circa un punto e mezzo di pil, è finanziariamente insostenibile”: questo il giudizio lapidario di Berlusconi, che ha voluto così reagire alla disponibilità offerta dal neo-segretario del Pd, Dario Franceschini, a sostenere in Aula una riforma organica degli ammortizzatori sociali. Il fatto che il premier si sia sentito in dovere di intervenire da Bruxelles, ai margini di una riunione che aveva ben diverso ordine del giorno, dimostra che, per la prima volta in questa legislatura, è stata l’opposizione a dettare l’agenda dell’esecutivo. Il messaggio recapitato da Bruxelles era probabilmente diretto a quanti nell’esecutivo, come il ministro Brunetta, avevano chiesto al Pd di mettere le carte sul tavolo, formulando proposte più concrete di quelle avanzate da …

“Vincono le classi di 30 ore, fallisce la controriforma”, di Simone Collini

È una sonora bocciatura del governo». Anche per questo il 18 ci sarà uno sciopero di tutto il settore della conoscenza. Mimmo Pantaleo non ci gira troppo attorno. Il segretario della Flc-Cgil legge i dati degli scrutini intermedi forniti dal ministero dell’Istruzione e punta il dito soprattutto sulle scelte per le iscrizioni alla prima elementare: «È una sconfessione evidente delle politiche del ministro Gelmini sulla primaria». Perché dice questo? «Il 90% delle famiglie ha scelto il tempo prolungato: il 56% le 30 ore e il 34% le 40 ore, cioè il tempo pieno. Questo vuol dire che i moduli e gli orari che finora hanno caratterizzato la scuola primaria rispondono esattamente alla domanda espressa dalle famiglie, che non vogliono rinunciare ai tempi prolungati e al modulo dei tre insegnanti, due cose evidentemente interdipendenti». Però la Gelmini ha confermato il “maestro unico di riferimento”. «E allora ha confermato il tentativo di demolire la parte di eccellenza del sistema di istruzione italiano, che è appunto la primaria. Moduli e tempi orari garantivano una qualità di apprendimento molto …