“«Spaghettifresser» quando gli umiliati eravamo noi”, di Roberto Sala
Di fronte al carattere talora convulso che il dibattito politico italiano ha assunto in tema di immigrazione, nella società civile sono frequenti le voci che invitano a ricordare il passato di emigrazione degli italiani: l’Italia, un paese che ha dato i natali a milioni di emigrati, non può – questo il ragionamento – cadere nell’esasperazione xenofoba. Per molti versi si tratta però di una memoria che rimane astratta, lontana; riguarda infatti in particolare la «grande emigrazione» verso le Americhe a cavallo tra ‘800 e ‘900. Solo di recente, ed a fatica, si è iniziato a ricordare anche i flussi migratori che nel secondo dopoguerra videro l’espatrio di milioni di italiani verso i vicini paesi europei. Può darsi che questo ritardo di memoria sia dovuto al fatto che il viaggio in treno non risveglia nell’opinione pubblica quella dimensione mitica rappresentata dalla traversata in piroscafo. O forse la reminiscenza di flussi emigratori in tempi a noi più vicini risulta difficilmente compatibile con il benessere che oggi, nonostante tutto, il paese ha raggiunto. L’importanza di rammentare l’emigrazione più …
