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La Lega vuole i medici spia, e la maggioranza approva

PD: “Persecuzione e violazione della Costituzione”
Via libera alla persecuzione. Il concetto di integrazione per il governo passa per una legge che impedisce di garantire le cure agli immigrati clandestini. Questo, in sostanza, il vergognoso colpo messo a segno dalla Lega Nord. Il Senato ha, infatti, approvato l’emendamento presentato dal Carroccio che cancella la norma secondo cui il medico non deve denunciare lo straniero irregolare che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche.

”Mi stupisce – interviene la capogruppo del PD, Anna Finocchiaro, subito dopo il voto in aula – che non si colga che qui si è superato il passo tra il rigore della legge e la persecuzione”. Con calma ma non nascondendo una sua forte irritazione, la senatrice PD spende l’ultima manciata di tempo a disposizione del suo gruppo, per accusare la maggioranza di aver votato un articolo che ”attiene all’umano” andando ”contro i principi che difendono i diritti degli uomini prima ancora dei diritti di cittadinanza”.

”In questo emendamento – sottolinea Finocchiaro – abbiamo discusso di figli, madri, salute e ora grazie a questa norma se un medico potrà denunciare un malato si introduce il germe della paura”. ”Paura – scandisce l’esponente del Pd – che porterà queste persone a non andare più negli ospedali per partorire o per curare i propri figli, e se avranno una malattia anche infettiva la nasconderanno. Questo – afferma Anna Finocchiaro – colleghi della maggioranza non è rigore ma creiamo dei perseguitati che agiranno per paura”. ”Avete introdotto il tema dei cittadini di serie A e di serie B”, aggiunge l’esponente PD rivolgendosi ai banchi della Lega e dice che quanto è avvenuto con il voto sui medici ”che possono essere delatori” le fa venire in mente il titolo del libro di Primo Levi ”Se questo è un uomo”.

La capogruppo del PD non risparmia le sue critiche anche verso il ministro dell’Interno che aveva detto di volere essere ”cattivo” verso i clandestini. ”Come ha detto il sottosegretario Mantovano, il ministro Maroni – osserva Anna Finocchiaro – non voleva dire cattivo, ma duro, rigido. Ma l’uso del termine cattivo ha dato ragione al timore che ho espresso riguardo all’atteggiamento verso gli immigrati”. ”E allora chiedo – scandisce – sono stati abbastanza cattivi quei ragazzi che hanno dato fuoco a quell’indiano a Nettuno? Maroni ha quella razionalità per usare il termine rigore ma invece ha dato in pasto la parola cattivo che invece indica istinto, bestialità, persecuzione”. ”Noi oggi – conclude – ancora più decisamente diciamo no a questo articolo 39 che attiene all’umano”.

Promette battaglia anche Livia Turco, capogruppo del PD in commissione Affari sociali della Camera. “Facciamo – dice – un accorato appello a medici, infermieri, volontari e a tutti i cittadini perché facciano pressioni per eliminare alla Camera la possibilità di denuncia dei clandestini che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche per essere curati”.
”Si tratta – continua Turco – di una norma insensata e incivile. In questo modo siamo tutti più esposti a malattie trasmissibili. La maggioranza per motivi puramente propagandistici non tiene conto così dell’aumento delle malattie collegate a situazioni di poverta”’.
”Da parte nostra – conclude Livia Turco – ci batteremo alla Camera per eliminare questa norma incivile e inefficace, per contrastare la quale e’ necessaria anche la mobilitazione di tutta la societa’ civile”

Anche il resto dell’opposizione ha risposto duramente all’approvazione dell’emendamento leghista. Il capogruppo dell’Udc Giampiero D’Alia ha commentato il ddl che “trasuda intolleranza” ricordano che ormai “siamo alle barbarie”, mentre il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, ha rimarcato sullo carattere “razzista” del provvedimento.

Durissimo anche il commento di Medici senza Frontiere, che già nei giorni scorsi aveva protestato rumorosamente contro l’emendamento. «Siamo sconcertati per la scelta del Senato di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile – dice Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia -. Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano, indipendentemente da ogni altra considerazione».

Persino Paolo Caratossidis, coordinatore nazionale di Forza Nuova, ha definito l’emendamento leghista ”raccapricciante”. ”La Lega Nord – afferma – non riesce a far valere le proprie già misere proposte sulla sicurezza e quindi promuove un emendamento che oltre ad essere inutile, odora di vendetta. Non è obbligando i medici a tradire il giuramento di Ippocrate che l’immigrazione si potrà contrastare”.

G.R
www.partitodemocratico.it

5 Commenti

  1. Redazione dice

    “Quelle minoranze senza diritti” di Gad Lerner

    «È un lungo applauso, accompagnato da uno sventolio di fazzoletti verdi, quello che accoglie il voto finale al provvedimento sulla sicurezza», riferisce la cronaca dal Senato del quotidiano La Padania.
    Gli spavaldi portavoce leghisti, con quel fazzoletto-distintivo bene in vista nel taschino, lanciano attraverso i telegiornali la buona novella della padronanza recuperata sul “nostro” territorio. Basta col lassismo. Mantenuta la promessa elettorale. E´ finita la cuccagna. Ma quale cuccagna?
    Troviamo la risposta sempre sul giornale padano, nel titolone sarcastico del giorno prima. “Bossi: ormai i clandestini siamo noi. Al Pronto Soccorso noi diamo le generalità, loro sono esenti”. Falso, ma funziona. E´ la narrazione di una maggioranza di cittadini perbene oppressa da una minoranza straniera pretenziosa di vivere a spese nostre, esente da vincoli. La fotografia di un´Italia a rovescio, dove l´immigrato la fa da padrone e assoggetta il nativo.
    Con sapienza propagandistica la Lega esibisce come innocenti i suoi emendamenti. Ma come, di ciascuno si può dire che è vigente nella legislazione di un altro Paese europeo. In effetti, cogliendo fior da fiore, la nuova normativa introduce d´un colpo tutte le regole più severe che altrove, ma non in Italia, vengono abbinate a percorsi certi e codificati di regolarizzazione. Per esempio viene resa più onerosa la tassa sul permesso di soggiorno (oggi di 72 euro) senza ovviare alle lungaggini per cui, quasi sempre, esso viene rilasciato quando ne è ormai prossima la scadenza.
    Si complica la procedura con test e punteggi, si disincentivano i ricongiungimenti familiari, s´introduce il reato di clandestinità, senza fornire in cambio un trattamento “europeo”, cioè dignitoso, agli aventi diritto.
    Al contrario, non solo i medici ma tutti i cittadini che lo vogliano sono sollecitati a una partecipazione volontaria – con le ronde – nel setaccio territoriale degli irregolari. Poco importa se abbiano varcato la frontiera con un visto poi scaduto, o se siano vittime della nostra inadempienza burocratica: tutti clandestini. E guai ai senza fissa dimora, agli abitanti delle baraccopoli, ai minori emarginati, tutte categorie minacciose da contenere mediante pubblica schedatura.
    La débacle della politica democratica, consumatasi nella resa alla paura di un´invasione criminale, ha già da tempo ridotto le scelte sull´immigrazione a false categorie primitive: noi e loro; buoni (sti) e cattivi. Giungono così tardive e inefficaci le proteste del Pd, le resipiscenze di settori moderati del Pdl; oggi travolti insieme dalla vittoriosa cavalcata leghista perché a suo tempo rinunciarono alla necessaria contrapposizione di valori civili e religiosi. Con la solita, vile motivazione confidata sottovoce: il popolo non ci capirebbe, la sicurezza è un bisogno dei più deboli.
    Il progressivo cedimento culturale alla xenofobia, lo slittamento semantico verso il linguaggio della pura forza, produce ora una novità imprevista dagli stessi leader leghisti. Perché è vero che in tutti i governi, di destra e di sinistra, al ministro dell´Interno tocca sempre il ruolo del duro, del “cattivo”. Ma solo nell´Italia del 2009 un ministro come Maroni si ritrova ad assumere la funzione politica di capo dei cattivi. Cioè di un movimento d´opinione che, facendo leva su diffusi istinti popolari, teorizza la disuguaglianza dei diritti come difesa della nazione. Ormai chi fa politica si ritrova mutilato perfino nel vocabolario. Davanti a una telecamera sarebbe controproducente esprimere disagio per la dimensione umana degli sbarchi a Lampedusa, l´eccidio quotidiano, la tragedia di una nuova frontiera epocale. Quelli lì non ce li possiamo permettere, punto e basta. Paghiamo la Libia purché li rinchiuda in lager lontani dalla nostra vista. I difensori della vita recano inutili pagnotte e bottiglie d´acqua al capezzale di Eluana Englaro, non tra i naufraghi africani, essendo anche la bontà ridotta a ideologia.
    E´ questo formidabile capovolgimento della realtà che consente di presentare il decreto sicurezza come la fine di una inesistente cuccagna: la bieca favola di un´Italia permissiva, paese del bengodi per gli stranieri. Dunque non si illudano, gli immigrati residenti sul nostro territorio. Come insegnano perfino gli operai inglesi, nella crisi bisognerà riservare il sostegno pubblico ai nativi. E pazienza se anche “loro” pagano le tasse: sono paria destinati a un´eterna condizione provvisoria, subalterna.
    Costretto dai suoi stessi, insperati successi a premere sull´acceleratore della separazione fra aventi e non aventi diritti, ben presto il ministro dei cattivi sarà chiamato a spiegare come intenda regolarsi con i circa 800 mila cittadini stranieri privi di documento regolare che risiedono sul nostro territorio. Persone che vivono nelle nostre case, lavorano al nostro servizio, vengono ospitate nelle strutture sociali, sono curate dal servizio sanitario, bambini che frequentano la scuola primaria. Nell´ottobre scorso Maroni ha reso noto un incremento del 28,1% delle espulsioni (percentuale su cui fare la tara, visto che il 2007 segnò l´ingresso di Romania e Bulgaria nell´Ue). Con ciò, la cifra è salita a 6553 espatriati. Stiamo parlando di circa 2 espulsi ogni 100 irregolari. Vogliamo ipotizzare che il ministro dei cattivi riesca a raddoppiare, triplicare tale cifra nei prossimi anni? Difficile, ma ammettiamo che sia possibile. Cosa ne faremo del restante 90% e passa di irregolari che continueranno a vivere in Italia? Tutti gli altri paesi mirano a regolarizzarli, per ovvi motivi di civiltà, convenienza economica, ordine pubblico. E noi?
    Temo che queste domande resteranno a lungo senza risposta. Ma nel frattempo è facile intuire quale possa essere la percezione di quattro milioni di stranieri residenti in Italia, posti di fronte a un decreto sicurezza architettato come percorso minato, a rendere sempre più complicata la loro integrazione. Una destra sottomessa alla Lega sta facendo di tutto per farli sentire ospiti indesiderati, cittadini di serie B destinati al lavoro ma esclusi da un futuro di pari opportunità. Subiscono la beffa di chi li addita come tenutari di privilegi. Le istituzioni non sanzionano i mass media che diffondono il pregiudizio e l´ostilità nei loro confronti, anche perché spesso sono di proprietà del capo del governo. Il clima è propizio a sempre nuovi soprusi nei rapporti di lavoro, nell´erogazione di servizi, nell´affitto di case.
    Ci troviamo così a un bivio. O i cittadini stranieri riusciranno a dare vita a una tutela democratica dei loro diritti – nella quasi totale latitanza di una politica timorosa di rappresentarli e coinvolgerli – oppure chineranno il capo lasciando i loro figli preda di leadership radicali e integraliste. L´Italia non ha niente da guadagnare dallo sventolio dei fazzoletti verdi sulla faccia di milioni di persone con cui è destinata a convivere. Non ci troviamo nella condizione di chi ha ottemperato ai suoi impegni e perciò attende che il contraente si adegui. Con il combustibile delle appartenenze incivili, ronda contro branco, la Lega ha già incenerito la nozione di cittadinanza universale, ma ora si appresta a bruciare l´idea che le minoranze abbiano dei diritti.

    La Repubblica 08.02.09

  2. La redazione dice

    Segnaliamo sull’argomento l’articolo di Giuseppe D’Avanzo apparso oggi su La Repubblica

    “La nuova civiltà dell’odio”

    Quel che è accaduto al Senato con l’approvazione delle nuove leggi per la sicurezza è elementare nella sua barbarie. Per un atto di ossequio politico ai desideri xenofobi della Lega, si sono dichiarati inattuali e fuori legge i diritti degli uomini, delle donne, dei bambini che non sono nati qui da noi, che non sono cittadini italiani; che non hanno il permesso di soggiorno anche se nati in Italia; che non vivono in una casa ritenuta igienicamente adeguata dal sindaco; che non conoscono l’italiano; che stanno come una mosca sul naso della “guardia nazionale padana” (ora potrà collaborare con le polizie). La notizia è allora questa: le nuove leggi inaugurano una nuova stagione della civiltà del nostro Paese.

    E’ una stagione livida, odiosa, crudele, foriera di intolleranze e conflitti perché esclude dall’ordine giuridico e politico dello Stato i diritti della nuda vita naturale di 800 mila residenti non-cittadini, migranti privi di permesso di soggiorno, un’esclusione che si farà sentire anche sulle condizioni di vita e di lavoro degli oltre tre milioni di immigrati regolari.

    Lo stato di eccezione, che la destra di Berlusconi e Bossi ha adottato fin dal primo giorno come paradigma di governo, diventa così regola. Con un tratto di penna, centinaia di migliaia di non-cittadini, in attesa di permesso di soggiorno – che spesso già vivono nelle nostre case come badanti, che puliscono i nostri uffici, cucinano nei nostri ristoranti, lavorano nei nostri cantieri e fabbriche – perderanno ogni diritto protetto dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’uomo, dalle convenzioni internazionali (il diritto all’uguaglianza, il diritto alla salute, il diritto alla dignità della persona). Nemmeno i bambini potranno curarsi in un ospedale pubblico senza essere denunciati (abolito il divieto di denuncia per i medici).

    I migranti senza carta troveranno sempre più difficoltà nel trovare un alloggio. Non potranno spedire a casa alcuna rimessa, il denaro guadagnato qui. Dovranno mostrare i documenti alle “ronde”, improvvisate custodi di un privato ordine sociale. Vivranno nelle nostre città con il fiato sospeso, con il terrore di essere fermati dalle polizie, in compagnia dell’infelice pensiero di essere scaraventati da un’ora all’altra in un vuoto di diritto, da un giorno all’altro rimpatriati in terre da dove sono fuggiti per fame, povertà, paura.

    Sono senza cittadinanza, sono senza “visto”, saranno senza diritti: questo è il nucleo ideologico che la Lega ha imposto alla maggioranza che lo ha condiviso. I diritti “nostri” diventano gli strumenti per cancellare i diritti degli altri, di quelli che sono venuti “in casa nostra”. Si sapeva da tempo – lo ha scritto qui Stefano Rodotà – che questo “pacchetto” di norme avrebbe creato un vero e proprio “diritto penal-amministrativo della disuguaglianza” in contrasto con i precetti della Costituzione. è accaduto di più e di peggio.

    Quel profilo di legalità costituzionale, il precetto che impegna la Repubblica “a riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo”, ad “adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, è apparso a una destra spavaldamente xenofoba null’altro che “un fantasma senz’anima”. Più che di incostituzionalità bisogna parlare di anticostituzionalità, come ha già fatto Gustavo Zagrebelsky. Bisogna prendere oggi atto del passaggio da una Costituzione a un’altra.

    Va registrato questo salto nel vuoto, uno slittamento che – con il cinico progetto di trasformare la paura in utile politico – prepara una condicio inhumana per il popolo dei “senza”: dei senza permesso, dei senza casa, dei senza patria. è una nuova Costituzione, non ancora scritta o discussa, che disegna una società di diseguali, “premessa dell’ingiustizia, della discriminazione, dell’altrui disumanizzazione”.

    E’ una deriva coerente con quanto il governo Berlusconi e la sua destra ci hanno mostrato in questi mesi. L’indifferenza per l’universalità dei diritti della nuova legge si connette alla distruzione della funzione parlamentare, prepara la dipendenza della funzione giudiziaria, annuncia la fine della separazione dei poteri. Lo scambio tra Berlusconi e Bossi è manifesto anche per chi non ha voglia di vederlo o fronteggiarlo. Alla Lega, federalismo e leggi xenofobe contro i non-cittadini. Al Capo, la vendetta sulla magistratura e la concentrazione del potere. Così, passo dopo passo, legge dopo legge, la nostra democrazia liberale cambia pelle per diventare democrazia autoritaria.

    Non ci si deve rassegnare a quest’esito. Non ci si può rassegnare. La bocciatura del governo al Senato in tre votazioni dimostra che qualche mal di pancia c’è nella maggioranza. Svela che non tutti, in quel campo, accettano che la politica dell’immigrazione diventi, nelle mani della Lega, esclusiva questione di polizia e dispositivo di esclusione e non di integrazione. Si può, si deve credere con disincanto che qualche argomento, nel prossimo dibattito alla Camera, possa far leva sui più ragionevoli e pragmatici. E’ vero, psicologia sociale e cinismo politico tendono a ingrassare, con la complicità dei media, la diffidenza nelle relazioni tra le persone e tra le comunità. Come è vero che l’appello alla legalità costituzionale suona impotente e inutile in ampie aree del Paese.

    E tuttavia a quel ceto politico, a quell’opinione pubblica si può dimostrare come il registro disumano delle nuove leggi non protegge la sicurezza del nostro Paese. La minaccia. Come la persecuzione degli immigrati non conviene al Paese. L’esercito di badanti che oggi accudisce i nostri anziani (sono 411.776 colf e badanti in attesa del “visto”) consente un welfare privato, dopo il tracollo di quello pubblico, anche a famiglie non privilegiate, dal reddito modesto. Chi può ignorare che quelle braccia che oggi dichiariamo fuori legge consentono al nostro sistema delle imprese di competere su mercati internazionali o di tenersi a galla in tempi difficili? O chi può dimenticare che il contributo al prodotto interno lordo della manodopera straniera sostiene il pagamento delle pensioni di tutti?

    Anche chi volesse ignorare tutto questo dovrebbe fare i conti con una constatazione concreta. Le nuove leggi di uno Stato punitivo e “cattivo”, come piace dire al ministro dell’Interno Maroni, consegneranno una massa crescente di non-cittadini migranti a organizzazioni criminali che si occuperanno del loro alloggio, dei loro risparmi, finanche della loro salute rendendo più insicuro e fragile il Paese. è un’illusione – e sarà presto un pericolo – credere che “noi” cittadini possiamo negare ogni riconoscimento, anche di una nuda umanità, a “loro”, ai non-cittadini. Questa strategia persecutoria per quanto tempo credete che sarà accettata in silenzio? Il nostro Paese, già diviso da ostinate contrapposizioni domestiche, non ha bisogno anche di conflitti razziali.

    La Repubblica, 6 febbraio 2009

  3. Enrica dice

    Sono medico e mi ritrovo nelle parole di monsignor Domenico Segalini, vescovo di Palestrina e segretario della commissione Cei (Conferenza episcopale italiana) per le migrazioni. «Le indicazioni che daremo sono quelle del rispetto delle leggi, ma al di sopra di tutto c’è il rispetto della salute. È grave che una persona in pericolo di vita non vada a farsi assistere per paura di essere denunciata. Compito di un medico è quello di assistere chi soffre senza guardare alla religione, al colore della pelle o se è un condannato a morte»

  4. Carlo dice

    Beh, non c’è che dire: la coerenza al Governo!
    Ma gli italiani si rendono conto che questa norma è disumana, demagogica, inutile e pericolosa? Mi appello al civismo dei medici: richiedete l’obiezione di coscienza.

  5. Redazione dice

    Vi invitiamo a leggere questo articolo di Gian Antonio Stella

    “Quando Bondi difendeva le cure ai clandestini”

    Il ministro nel 2005 presentò una proposta di legge «in tutela socio-assistenziale degli extracomunitari»

    Che fine ha fatto Sandro Bondi?
    Oddio, per esserci c’è. Negli ultimi giorni ha detto la sua sul teatro Petruzzelli di Bari, sul commissariamento dei Fori, sull’esodo dal Pdl di Paolo Guzzanti, sui 150 anni dal Risorgimento, sul «troppo catastrofismo» in tivù, sui poeti «avamposti della civiltà» e sull’obbligo di fare più gite scolastiche in Italia e meno all’estero.
    Su un solo punto ha taciuto: sulla volontà delle destre di varare l’obbligo di denuncia per i clandestini costretti ad andare in ospedale.

    Peccato. Perché proprio lui aveva presentato una legge che chiedeva l’esatto contrario. L’emendamento attuale, inserito dal senatore varesino Fabio Rizzi dentro il pacchetto Sicurezza, è semplice: vuole sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione. Il comma in questione sancisce infatti il principio che «l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano». Tolto quello, la denuncia del malato clandestino sarebbe automatica e obbligatoria.

    La posizione della Lega, che per bocca di Roberto Maroni ha appena ribadito che «per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta non bisogna essere buonisti ma cattivi», è netta. Al punto che, durante un dibattito con Livia Turco, il deputato Matteo Salvini si è spinto a dire che bisogna smetterla con «certe signorine che a spese nostre hanno fatto otto aborti». Non meno netta la posizione di chi, oltre all’opposizione parlamentare, si mette di traverso alla proposta leghista, come Medici senza Frontiere, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri, la Comunità di Sant’ Egidio, il Cuamm – Medici Con l’Africa, Emergency, Amnesty International, le Acli, e un mucchio di altri soggetti pubblici e privati, laici e cattolici, uniti dallo slogan «Siamo medici e infermieri, non siamo spie».

    Secondo i firmatari dell’appello, fra i quali abbondano appunto i medici, i rischi dell’iniziativa del Carroccio (anche al di là delle posizioni umanitarie) sono diversi perché il provvedimento «spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera, che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria, incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti), creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile; avrà ripercussione sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione». Tutte perplessità, condivise anche da una pattuglia di parlamentari della stessa maggioranza.

    Ma resta la domanda iniziale: e Bondi? Cosa pensa della proposta leghista? La curiosità non è eccentrica. Prima di diventare comunista e poi berlusconiano, infatti, il ministro dei Beni Culturali è stato figlio di emigranti: «I miei erano persone umili. Ancora oggi mi emoziono quando penso a mio padre socialista che lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Emigrò giovanissimo in Francia a fare il boscaiolo, poi andò in Svizzera a fare il muratore. Avrebbe voluto andare in Australia ma gli fu negato il visto perché era socialista ».
    Cresciuto a Losanna, dove fece le prime scuole, Bondi ha avuto modo di conoscere da dentro il dramma, il dolore, la disperazione dei nostri emigrati in quella Svizzera in cui migliaia e migliaia di italiani stagionali erano costretti a portare i figlioletti a Berna o a Zurigo clandestinamente.

    E così, il 9 marzo 2005, presentò alla Camera una proposta di legge (numero 5706) intitolata «Disposizioni in materia di tutela socio-assistenziale dei cittadini extracomunitari». Proposta che, in plateale e nobile contrasto coi toni spesso xenofobi di certi leghisti, di un po’ di nazional-alleati e addirittura di qualche forzista, illustrò con parole accorate: «I recenti fatti di cronaca pongono drammaticamente all’attenzione dell’opinione pubblica le tragiche condizioni di vita di numerosi cittadini extracomunitari in Italia. La tragedia è sempre dietro l’angolo per quegli individui che durante la stagione invernale, con problemi di salute, si trovano nella condizione di non avere un luogo dove dormire. La particolare rigidità del clima invernale in alcune città costringe questi poveri esseri, spesso privi di vestiario adeguato, mal nutriti o con problemi di dipendenza da alcol o da sostanze psicotrope, a cercare ricoveri di fortuna spesso insufficienti dal difenderli dalle rigidità della stagione…». L’unica possibilità di sopravvivenza, diceva Bondi, è a volte il ricovero ospedaliero. Ma ecco il punto: se questo extracomunitario è clandestino, c’è l’obbligo di denuncia. Dunque occorre «modificare o comunque interpretare in modo estensivo» le norme così da riconoscere il segreto professionale dei medici anche agli operatori socio-assistenziali. E non solo perché, proprio come dicono i firmatari dell’appello di oggi, la tutela del clandestino è anche un interesse di tutti perché consente «le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale, la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventualmente la bonifica dei relativi focolai». Ma perché la Costituzione stessa all’articolo 3 dice che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge». Tutti.
    Corriere 05.02.09

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