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“Scuole obbligate a tagliare i docenti. Depliant Gelmini pro maestro unico”, di Maristella Iervasi

A sopresa scatta l’ora dell’ammazzacattedre: i tagli ai docenti li devono fare le scuole, entro domani. Circolare degli uffici regionali nel caos iscrizioni. E la Gelmini manda depliant pro maestro unico.L’ultimo modello di persuasione occulta della Gelmini maestra unica – si potrebbe dire – è la lavagna nana. Basta aprire il depliant del ministero dell’Istruzione in distribuzione nelle scuole elementari d’Italia, per trovarsi di fronte ad una lavagna che quasi si rimpicciolisce sotto gli occhi del genitore che cerca il tempo pieno. Le iscrizioni per le future prime classi sono al via ed ecco il ministero che invia la propria «propaganda» agli istituti per orientare le famiglie. Modello di base a scelta: 24 ore (maestro unico) e 30 ore, scritto col gessetto bianco su una lavagna grande. Mentre il tempo pieno «bollato» come «modello a richiesta» (che la scuola potrà attivare solo in base all’organico) compare invece su una lavagna molto, molto più piccola. A a mo’ di scoraggiamento.

Depliant tautologico E non finisce qui. La Gelmini cerca di convincere le famiglie anche con giochetti linguistici: «In tutti i paesi europei – si legge nel depliant – esiste il modello dell’insegnante unico di riferimento che ha la responsabilità della classe e degli apprendimenti degli alunni». Perché ricorrere ad una tautologia? E perché solo per il maestro unico? Il tutto mentre dagli uffici scolastici regionali, in primis il Lazio, arriva un aut-aut ai direttori e presidi sugli organici del personale docente. Che suona così: «Fate i vostri tagli». Un fai-da-te sull’ammazzacattedre in formato elettronico, con tanto di criteri per la compilazione delle schede e un’imposizione sull’inoltro da tempi da record: il 7 febbraio, domani.

Proprio in questi giorni le scuole stanno raccogliendo le domande dei genitori, i termini per le iscrizioni scadono a fine mese. Non è esclusa una richiesta di tempo pieno più alta rispetto al maestro unico. Ma nel depliant della Gelmini non si parla di potenziamento: «Il tempo pieno – c’è scritto – è confermato almeno nel numero delle classi funzionanti nel 2008/2009». Le scuole hanno quindi un gran da fare e l’imposizione ad ogni scuola di «calcolare automaticamente la propria dotazione organica» con procedure «aritmetiche di calcolo» non è propizia. Invece è scattata l’ora dell’ammazzacattedre, frutto della cura dimagrante imposta da Tremonti sull’istruzione, proprio nel bel mezzo del disorientamento delle famiglie. Ma andiamo con ordine. Iscrizioni. I «tranelli» sui moduli ministeriali sono stati smascherati proprio dai genitori, che si rifiutano di indicare con ordine di preferenza tutte le scelte orarie: 24, 27, 30 e 40 ore. Ma lo spauracchio che a settembre chi ha scelto un modello si trovi invece il figlio con il maestro unico resta in piedi. Giorni di scuole aperte per sciogliere dubbi che non trovano risposte e i dirigenti scolastici sono «assaliti» anche dalle mamme dei bambini che frequentano le altre classi: «Mia figlia andrà in 3°a avrà le stesse maestre»? «Quando ho iscritto mio figlio ho firmato un contratto con la scuola e quindi con il ministero, voglio il mantenimento di quella offerta formativa. Lo metto per iscritto o vado dall’avvocato?».

Tagli, simulazione alle scuole Una doccia fredda la circolare sugli organici del personale docente. Che nessun preside e dirigente si aspettava. E invece proprio a loro tocca fare l’elenco dei prof e maestre che dal prossimo anno non saranno più in cattedra: vuoi perchè supplenti annuali o precari; vuoi perché quelli di ruolo sono troppi e una volta segnalati potrebbero finire impiegati ad altro incarico o a coprire spezzatini di ore in più classi, magari nell’ex modulo. Criteri per il calcolo sulla stima del «contigente» docente a 22 ore e senza compresenze che riguarda non solo il primo ciclo ma anche le superiori, dove invece la controriforma Gelmini partirà solo nel 2010-2011. Eppure anche qui tagli simulati, calcolando le cattedre a 18 ore.

L’Unità, 6 febbraio 2009

3 Commenti

  1. paola dice

    sono una precaria, anzi peggio, una di quelle, che dopo tanti anni di lavoro con i bambini è approdata all’insegnamento. Sono in terza fascia, questo significa che la mia vecchia laurea in pedagogia non è abilitante, ma speravao in uno dei corsi regionali abilitanti.
    Dopo tanti anni di lavoro con i bimbi in cooperative sociali, di lavoro nelle scuole come educatore (in pratica insegnabte di sostegno, ma senza contributi e malttie, solo contratti in qualità di esperto esternocome co.co.pro.) e anche come supplente, mi ritrovo a 43 anni a dover ripensare a cosa farò da grande.
    Non sono in grado di prendere una seconda laurea in scienze della formazione per avere l’agognata abilitazione, ma neanche mi viene voglia di farlo pensando alle prospettive nefande del futuro degli insegnanti.
    Ma veniamo al dunque: come supplente non ricevo stipendi da 2 mesi, alcuni circoli non mi pagano da ottobre, sono sola con 2 figli da mantenere e non so più come andare avanti;
    Avete pensato a no poveri cittadini di serie zeta?
    A come faremo a trovare un impiego il prossimo anno?
    A chi manterrà questo stuolo di super precari che bene o male, facendo diversi tipi di lavoro e tante ore senza retribuzione, contribuiva al buon funzionamento della scuola pubblica?
    2 pensieri e rifressioni: la scuola e il suo necessario andamento e la sopravvivenza.
    Paola

  2. Valerio dice

    anch’io sono interessato a quello che succede nel mondo della scuola e cerco di tenermi informato.
    ho letto con attenzione l’articolo apparso lunedì su Repubblica dedicato alla mancanza di risorse nelle scuole ( http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=KN461 ) che mi pare coincidesse nella sostanza l’interrogazione dell’on. Ghizzoni.
    Sono poi rimasto davvero sorpreso – la stessa sorpresa che si legge nel commento precedente – nel leggere l’intervista alla Gelmini di Mario Reggio su Repubblica di giovedì. Stupore che non nasce dalle parole del Ministro, ma dalla piaggeria (posso dirlo su questo sito?) del giornalista che non pungola il suo interlocutore.

  3. Luciana dice

    su retescuole ho letto questo commento di Osvaldo Roman che voglio condividere con voi perché insiste su un punto nevralgico: ma l’informazione, quella vera, dove è finita?

    Perché la intervistano? di Osvaldo Roman
    E’ cosi difficile interessare un giornale ad un ricorso al TAR che potrebbe buttare a mare tutta la baracca costruita negli ultimi sei mesi ma se il ministro chiama ne trova molti sbracati a porgere pseudo domande soprattutto senza sapere nulla delle risposte e quindi senza potere ne volere contestare anche le falsificazioni più volgari. Il 29 gennaio nella Sala stampa della Camera dei deputati, e non a Canicattì, non c’era nessun grande giornale, eppure CIDI-CGD e il 126° Circolo di Roma distribuivano il testo del loro ricorso e elencavano in accurate tabelle, riportate martedì scorso solo da Italia Oggi, i tagli all’organico descritti dalla relazione tecnico finanziaria del Regolamento. Oggi molti giornali ospitano il Ministro Gelmini nell’offensiva mediatica che dovrebbe riparare i danni, provocati dal duro approccio con la realtà dei tagli e delle aggressioni alla struttura qualitativa delle scuola pubblica, che le famiglie stanno scoprendo in questi giorni di iscrizioni.
    Prendiamo uno dei giornalisti più seri ed informati che oggi sulla Repubblica, di fronte ad una ministra sfrontata che dice di non capire i motivi della grande confusione e del disagio che si registra nelle scuole, le chiede: Eppure i tagli ci sono e ci saranno. Quanti sono? Di fronte alla non risposta che recita: nell’anno scolastico andranno in pensione “naturale” (come la morte) circa 24 mila insegnanti più quelli cacciati da Brunetta con i limiti di fine rapporto”, non ha nulla da aggiungere. Non conosce le cifre che non ha ancora dato il suo giornale che parlano di 38.912 posti di insegnante della scuola primaria eliminati alla fine dell’operazione”maestro unico”. Non sa che i 24 mila di cui parla il Ministro sono il totale dei pensionamenti previsti e non solo dei maestri. Non dice che a quei pensionamenti e a quei tagli comunque corrisponderanno dei licenziamenti di personale precario in servizio o delle mancate assunzioni di chi dopo anni di supplenze aspetta ancora una nomina. Tutto il resto sono chiacchiere poco serie. Se potete andatevele a leggere e diffondetele. Dalla ridicola distribuzione di moduli( della Provincia di Como) per accertare lo stato di degrado delle scuole. Evidentemente si è rinunciato di portare a compimento l’anagrafe dell’edilizia scolastica e non si è in grado di decidere nulla sulla quantità dei finanziamenti che dovrebbero essere destinati all’edilizia antisismica. Per finire con la strabiliante scoperta del Ministro che ha scoperto che non sarà lei a decidere sulla valutazione del comportamento e sul relativo voto di condotta ma, sentite la novità: il consiglio di classe. Ma un ministro così non lo devono intervistare lo devono mandare a Lourdes.

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