"Federalismo fiscale, affare da 200 miliardi: si parte dal Demanio", di Roberto Giovannini
Dopo un anno dal varo la legge voluta dalla Lega non riesce a decollare. Subito la spartizione degli immobili, tasse rinviate all’autunno. La riforma fiscale federale? Un cantiere che si può definire appena avviato, e il cui traguardo – la realizzazione di un sistema efficiente e funzionante di finanziamento per via tributaria di Regioni, province e Comuni – è ancora lontanissimo. La riforma approvata in Parlamento un anno fa stabilisce certo i «paletti» del futuro sistema, che definirà le risorse con cui le autonomie locali finanzieranno le molte funzioni di cui già godono. E soprattutto sosterranno una buona parte dei circa 215 miliardi di euro che già oggi le autonomie locali spendono ogni anno, e senza «responsabilità». Ma come spiega Enrico La Loggia, il presidente della «bicameralina» composta da 15 deputati e 15 senatori che dovrà dare un parere sui decreti attuativi predisposti dal governo, «il percorso è appena all’inizio». Per adesso è arrivato il primo testo, quello sull’attribuzione dei beni del Demanio e del patrimonio finora in mano allo Stato centrale. Caserme, immobili, spiagge, …
