"In fondo al pozzo", di Massimo Giannini
Un uomo esausto, che annaspa in fondo al pozzo. Sommerso dagli scandali sessuali, che lo inseguono dovunque, e dai guai processuali, che lo tormentano comunque. Sfibrato dalla sindrome dell´inazione che uccide il suo governo, e dalla guerra di fazione che dilania la sua maggioranza. A dispetto del solito marketing politico, Silvio Berlusconi appare così alla Direzione del suo partito, che cerca di salutare l´improbabile rinascita del leader, mentre in realtà celebra l´inevitabile autunno del patriarca. Quella di ieri, per il presidente del Consiglio, non è stata una fragorosa «chiamata alle armi», secondo il collaudato rito berlusconiano degli anni roventi. È stato l´esatto contrario: un sommesso «inno alla debolezza». Nella forma psicologica: il premier è apparso provato, a tratti dimesso, e alla fine addirittura commosso. Nella sostanza politica: il premier ha poco da dire, e nulla da dare. La risposta alle domande inquietanti del «Ruby-gate» è fiacca e del tutto implausibile (stavolta non solo il trito «complotto delle toghe rosse e dei comunisti», ma niente meno che «una vendetta della malavita»). Soprattutto, la replica alle questioni …
