"Il rischio di fuggire dal mondo", di Bill Emmott
Se vi siete mai chiesti perché il Giappone abbia così pochi vecchi edifici o perché la più famosa xilografia giapponese, opera dell’artista Hokusai, rappresenti una grande onda, o anche perché il termine internazionalmente accettato per maremoto sia «tsunami», una parola giapponese, bene, ora lo sapete. Venerdì un incredibile, terribile terremoto e uno tsunami hanno ricordato a tutti noi quello che 120 milioni di giapponesi sanno da una vita: che il loro arcipelago di isole sul limite estremo dell’Asia è la zona sismica più attiva del mondo abitato. È troppo presto per fare una stima di quante persone abbiano perso la vita nel terremoto e nello tsunami, ma anche un semplice sguardo ai filmati dell’onda che distrugge città e villaggi del Nord-Est del Giappone suggerisce che il numero finale potrebbe essere nell’ordine delle decine di migliaia, o forse anche di più. Per via della frequenza e della gravità dei terremoti, le norme edilizie in Giappone sono molto rigide e la tecnologia è altamente avanzata. So per esperienza di piccoli terremoti (ho vissuto in Giappone per tre …
