"L'enzima della concorrenza tra slogan ed equivoci", di Emilio Barucci
Travolto dagli scandali, il governo Berlusconi si sveglia come se nulla fosse dal letargo e riscopre il problema della crescita del Paese affidando a se stesso un compito importante per rilanciarla. Nell’azione di governo a dire il vero domina il pressappochismo. Dal roboante annuncio di una modifica costituzionale in senso liberale, che tutti sanno non potrà avere luogo e che soprattutto avrà ricadute nulle sull’economia, si passa ad una legge sulla concorrenza che è ancora di là da venire – fino ad ora si parla di stazioni di servizio per i carburanti e poco altro – al riordino del sistema degli incentivi alle imprese, al rilancio (non si sa come) del piano casa e a un piano per il sud che dovrebbe prevedere un parziale reintegro di risorse tolte in passato. Tutto questo senza stanziare neppure un euro aggiuntivo. La pochezza delle misure è tale che non possono essere accomunate alla stagione delle riforme messe in campo – con ben altro spirito – negli ultimi venti anni: eppure esse sono legate tra loro almeno superficialmente …
