Anno: 2011

"Bastano 300 parole per restare in Italia", di Sara Ricotta Voza

«La base minima per ottenere il permesso di soggiorno». Domani a Firenze e Asti i primi test di lingua per stranieri. Notte prima degli esami, questa, per i 170 immigrati a Firenze e i 10 ad Asti che domani si sottoporranno al primo test di italiano per stranieri reso obbligatorio per richiedere il permesso di soggiorno «lungo». Non sarà la maturità classica col suo carico di incubi, ma per chi vede in gioco la possibilità o meno di restare in Italia a tempo indeterminato, forse, significherà una notte insonne. A farsi le domande classiche del candidato in ansia: sarà facile, difficile, che mi chiederanno? Di certo non pretenderanno i congiuntivi o una traduzione simultanea dal politichese, lì cadrebbero fior di italiani doc, ma la preoccupazione c’è, se non altro perché è un’assoluta novità, qualcosa che qui non s’è mai fatta. Tutto parte da una direttiva dell’Unione europea che prevedeva la possibilità – non l’obbligo – di esigere una sorta di «prova d’integrazione» da parte degli immigrati che chiedessero il permesso di soggiorno a tempo indeterminato. …

"Cosa rischia davvero Silvio", di Alessandro Gilioli

Cinque domande e cinque risposte per capire l’ultima tempesta giudiziaria sul Cavaliere e le sue possibili conseguenze: le accuse, la difesa, i tempi dell’eventuale processo. E, naturalmente, la politica. “Il Giornale” di famiglia ha già deciso: l’inchiesta è una «mignottata» basata su «chiacchiere», e comunque «le bombe su Silvio non scoppiano mai», sono «solo petardi mediatici». Una linea non molto diversa da quella tenuta sabato sera dal Tg1, che ha dato la notizia dell’indagine sul premier dopo lunghi servizi sulla Tunisia, sul voto a Mirafiori e sulla stella a cinque punte dipinta su un muro a Viareggio, facendo poi ascoltare per vari minuti solo la versione del premier, un audio preso di peso dal sito dei Promotori della Libertà. Ma aldilà della propaganda, in che cosa consiste veramente la nuova inchiesta giudiziaria di Milano sul Cavaliere e che conseguenze può avere, sia giudiziarie sia politiche? Cerchiamo di capirlo basandoci su quello che si è appreso finora, attraverso cinque domande e altrettante risposte. 1. Di che cosa è accusato Berlusconi? I reati ipotizzati sono due. Il …

"Che bravo il prof online già 300 milioni di lezioni", di Laura Montanari

La lezione del prof si scarica sull´iPod o su un tablet e la si ascolta ovunque, fuori dalle pareti di un´aula. Il podcast cresce e crescono le università che offrono gratis, audio e video di conferenze e lezioni in rete. Il più grande «campus» accademico del mondo si trova su iTunes U: 300 milioni di lezioni in download, in 4 anni, dalla piattaforma di Apple che distribuisce corsi e immagini . Lì sono appena sbarcate la Bocconi di Milano e l´università di Pisa. Allo stesso indirizzo, in quel crocevia di saperi senza pedaggio, si erano già insediate nei mesi passati altri quattro atenei italiani. Chiunque può ascoltare la registrazione del docente in cattedra che spiega, mostra slide, diagrammi, video dalle università dei cinque continenti. È una specie di facoltà globale: si può scegliere cosa trasferire sul computer, sul cellulare o sugli altri supporti elettronici. Si trova di tutto. Dalle lezioni di macroeconomia, ai segreti delle particelle elementari, dall´etica di Einstein a Mark Twain, dai misteri dell´ultima supernova alle tecniche di chirurgia toracica. Da Berkeley, da …

"Rivolta tunisina. Il mondo arabo aspetta l’effetto domino", di Umberto De Giovannangeli

Dal Cairo ad Algeri, da Amman a Tripoli c’è chi teme e chi auspica la rivoluzione dei gelsomini Gli analisti: una grande lezione per i regimi. C’è chi parla di una «Danzica araba». Chi evoca una nuova «Primavera di libertà». C’è chi lo spera. E chi lo teme: l’effetto domino della rivolta tunisina. Da Algeri al Cairo, da Tripoli ad Amman, da Beirut a Rabat… Una dialettica che emerge dalle analisi che occupano le prime pagine dei più autorevoli quotidiani arabi e internazionali. «Ben Ali e il suo clan sono stati cacciati. La formidabile rivoluzione democratica del popolo tunisino ha spazzato via la sanguinaria dittatura di Ben Ali. I tunisini si sono liberati della paura, hanno affrontato a mani nude le forze della repressione». Esordisce così un editoriale del giornale algerino El Watan, uno dei principali quotidiani del Paese maghrebino, noto per dare ampio spazio alle voci dell’opposizione nella regione. «Ben Ali è la storia di un potere assoluto in Tunisia da 23 anni. Ma è anche una storia che si può riscontrare in quasi …

" Sei mesi per riscrivere gli statuti. Università: la riforma Gelmini entra in vigore il 29 gennaio", di Ro.Ci.

La riforma Gelmini dell’università è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 14 gennaio (supplemento ordinario n°11) ed entrerà in vigore il 29 gennaio 2011. Entro un anno il governo dovrà predisporre tutti i 49 decreti attuativi previsti dal testo, mentre gli atenei avranno sei mesi per riscrivere i loro statuti. È anche previsto un periodo di tolleranza di altri tre mesi, quindi ottobre, dopo il quale se i Senati Accademici e i Consigli di amministrazione non avranno predisposto lo statuto, il ministero dell’università procederà con i suoi esperti alla sua scrittura. Dopo le vacanze natalizie, tutti gli atenei stanno predisponendo le procedure con le quali eleggere le commissioni composte da 12 docenti e ricercatori più due studenti e il rettore. Il movimento No-Gelmini sta cercando di trasferire la sua opposizione in queste commissioni. Si è mossa in questa direzione l’assemblea di ateneo di Palermo che ha chiesto di sottoscrivere una petizione in cui si chiede di eleggere i membri della commissione per non lasciarli scegliere al rettore. Nella stessa direzione sembra andare la proposta di …

"La classe operaia deve tornare in Paradiso", di Eugenion Scalfari

Anzitutto l’aritmetica. A Mirafiori ha votato il 94 per cento dei dipendenti, 5.136, tra i quali 441 impiegati, capireparto e capisquadra. Le tute blu, cioè gli operai veri e propri, erano dunque 4.660 in cifra tonda. I «sì» all’accordo sono stati il 54 per cento e i «no» il 46 per cento. Al netto del voto impiegatizio i «sì» hanno vinto per 9 voti, due dei quali contestati. Marchionne aveva dichiarato che per andare avanti doveva avere almeno il 51 per cento. Con il voto dei colletti bianchi lo ha avuto, ma senza quel voto no: ha avuto il 50 più nove voti (o sette), per arrivare al 51 gli mancano 41 voti. Questa è l’aritmetica, che ovviamente non dice tutto ma dice già abbastanza. Dice cioè che la situazione di Mirafiori che esce da questa votazione sarà assai difficilmente governabile tenendo soprattutto presente che una parte notevole dei «sì» ha votato di assai malavoglia e molti l’hanno esplicitamente dichiarato. Ed ora una prima domanda alla quale, oltre che Marchionne, dovrebbero rispondere i dirigenti Cisl, …

“Fiom discuta con noi su come restare dentro la fabbrica”, intervista a Susanna Camusso di Roberto Giovannini

Una fabbrica non è una partita di pallone, non vince chi fa più gol. Hanno prevalso i sì, ma credo vada valutato che per gestire Mirafiori è stata scelta la strada del comando autoritario. E nessuno mi convincerà mai che l’autoritarismo sia più efficace, in termini di qualità, di condizioni decise in modo consensuale». Susanna Camusso, la Cgil riconosce il risultato del referendum? «Certo: avevo chiesto di votare, indicando il no. Ma riconoscere il risultato significa capire che il progetto della Fiat non ha raccolto il consenso degli operai. Nel voto operaio la distanza tra i sì e i no è di nove voti, e se si osserva il voto al montaggio e alla lastratura, la cui vita è direttamente cambiata dall’accordo ad excludendum, il no prevale nettamente». Eppure, hanno prevalso i sì. E’ una sconfitta della Fiom? «Continuo a pensare che quando si perde c’è una quota di responsabilità propria: è la lezione di Di Vittorio. Bisogna però riconoscere alla Fiom di aver fatto un straordinario lavoro a sostegno del no, mettendoci faccia, iniziativa …