Anno: 2011

"Beni alle regioni: dote da 2,3 miliardi", di Eugenio Bruno

Nella lista definitiva scende di 1,3 miliardi il valore degli immobili per avviare il federalismo demaniale. Le Dolomiti, il faro Spignon a Venezia o l`aula bunker di Reggio Calabria: ce l`ho. La caserma Garibaldi a Milano, il parco delle Cascine a Firenze o l`isola dei Conigli in Salento: manca. È il gioco che, alla maniera delle figurine, governatori, sindaci e presidenti di provincia potranno avviare, da qui a qualche mese, per aggiudicarsi i beni messi a disposizione dallo stato in esecuzione del federalismo demaniale. Dopo aver eliminato tutti gli immobili già in uso alle amministrazioni centrali (su cui si veda l`articolo accanto), l`agenzia del demanio ha infatti aggiornato l`elenco delle strutture che potranno essere decentrate. Dalle nuove stime emerge un portafoglio cespiti dal valore «inventariale» di quasi 2,3 miliardi di euro. A fronte dei 3 miliardi stimati nella prima ricognizione (su cui si veda Il Sole 24 Ore del 29 maggio) o dei 3,6 calcolati a fine luglio. E anche se il processo di individuazione non è ufficialmente terminato perché la lista delle esclusioni non …

"Oggi come centocinquanta anni fa un altro Risorgimento è possibile", di Pippo Civati

Così il Risorgimento è uscito dai sussidiari e dai libri di testo un po’ polverosi, per tornare a parlare, attraverso le parole misurate e sensibili alla critica del nostro Presidente, alle italiane e agli italiani. 150 anni sono un’eternità e, però, per altri versi, sono un secolo e mezzo molto breve, in cui molte cose rimangono ancora da fare, nonostante due guerre, una dittatura, e due Repubbliche. Le divisioni e le dicotomie ancora ci accompagnano, come se tutto fosse irriformabile. I ritardi (e gli sprechi) sembrano una traccia che non si perde. In più, se è possibile, l’Italia si è ancora più allontanata dall’Europa, e il suo provincialismo assume, talvolta, i toni dell’autarchia, ancora più paradossale (e dolorosa) ai tempi della globalizzazione. L’estate scorsa ho attraversato il Paese per raccontarlo per conto di questo giornale (che si chiama Unità ed è bello ricordarlo oggi), da Torino a Marsala, passando anche per la Reggio Emilia del Tricolore e dei mille colori, alle prese oggigiorno con la complessa sfida dell’integrazione e della convivenza. Raccontammo di Ippolito Nievo …

Napolitano a Forlì: anche il Nord del paese ricordi come nacque l'Italia

«Mi auguro che l’esempio di Forlì venga seguito anche altrove, in tutte le parti del paese, come Milano, Venezia e Verona, affinché, al pari della Romagna, sappiano come divennero italiane». Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita nella città romagnola per le celebrazioni del 150esimo dell’Unità d’Italia, ha auspicato una riscoperta delle radici storiche locali e della coscienza unitaria in tutte le parti del paese. Il presidente della Repubblica ha preso spunto, elogiandolo, dall’intervento del sindaco di Forlì Roberto Balzani che al teatro Fabbri, dov’era previsto l’incontro con Napolitano, anzichè un rituale intervento ha fatto un racconto, con immagini, musiche e interpretazioni sceniche su “come fu che la Romagna divenne italiana”. «Un modo – ha detto Napolitano – di avere coscienza delle proprie radici, del proprio contributo al voto unitario» che ha saputo, secondo il presidente, «far rivivere questa sua storia nel modo più efficace. Un esempio che mi auguro venga seguito altrove». Balzani, nella sua rappresentazione, ha ripercorso alcune tappe del Risorgimento romagnolo che sono sfociate poi nel processo che …

Conversando con Clint Eastwood «No, non c’è religione quando incontriamo la morte», di Alberto Crespi

L’appuntamento è alle 21 di giovedì sera. Davanti a un telefono negli studi di RadioRai, la storica sede di via Asiago. Chicca Ungaro, della Warner Italia, ha fornito alla casa madre di Burbank il numero della messa in onda e ci ha tranquillizzati: alle 21, Clint chiamerà. Intorno alle 20.30, cominciamo ad aggirarci intorno a quel telefono. C’è tutta Hollywood Party – perché l’intervista con Clint Eastwood, in finta diretta da Los Angeles, è per la trasmissione di cinema di Radio3 della quale chi scrive è uno dei conduttori. C’è Giovanni Piperno, il bravo documentarista che in questa settimana ha esordito come conduttore; c’è Efisio Mulas in arte Claudio De Pasqualis, personaggio leggendario della trasmissione. Siamo tutti lì di fronte a un telefono che forse suonerà. Il pessimismo congenito ci mette in fibrillazione. E se Clint cambia idea? E se casca la linea? E se chiama ma risponde a monosillabi? Se ci dice «make my day», come l’ispettore Callaghan, e poi spara un colpo di 44 Magnum? Finché quel telefono non suona, non ci crediamo. …

"Oltre Silvio, le riforme", di David Sassoli

La fotografia del paese è impietosa e anche un negazionista come Tremonti ha dovuto ammetterlo: scivolando ancor più verso il basso, con nuovi esclusi e vecchi mandarini, ogni tentativo di ripresa sarà ancora più difficile. A forza di tentare rincorse potremmo ritrovarci senza fiato. A due anni dall’esplosione della crisi, il sistema Italia rischia di frantumarsi, con un governo non in grado per i numeri ormai ridotti di sostenere riforme urgenti e impegnative. Ha fatto bene ieri Pierluigi Bersani a scrivere che il paese «non può accettare di essere narcotizzato dal chiacchiericcio politicista», ma ha necessità di «cambiare l’agenda» guardando oltre Berlusconi. E cosa c’è “oltre Berlusconi”, in questa fase storica, con i problemi che ci ritroviamo, con i giovani disoccupati che aumentano di mese in mese, aziende in forte crisi, bilanci familiari in rosso, un divario fra ricchi e poveri mai conosciuto nell’età contemporanea, un assetto istituzionale fragile e ridondante che genera una sfiducia crescente nelle capacità del sistema democratico di far quadrare i conti nel rapporto fra persona e comunità? Il Pd, dopo …

"Il fantasma di Tremonti", di Massimo Giannini

La «cena degli ossi». Gli ultimatum di Bossi. Il complotto dei «rossi». Sono tanti gli spettri che turbano i sonni del presidente del Consiglio. L´ipotesi che la Consulta non dia via libera alla legge sul legittimo impedimento, riaprendo la caccia dei «pm al servizio dei comunisti», è tutt´altro che campata in aria. L´aut aut del leader della Lega, o il federalismo entro il 23 gennaio o si va al voto, è tutt´altro che uno scherzo. Ma sullo sfondo, c´è un altro spettro che lo inquieta di più perché, per sventura politica e congiuntura economica, li sintetizza tutti: è Tremonti. Il «fantasma di Giulio» è la nuova ossessione del Cavaliere. La sua paura è che il «genio dei numeri» diventi il «capo dei congiurati», per sostituirlo a Palazzo Chigi. Ogni mossa del superministro viene letta dal premier come un tentativo di sabotare il suo governo e di affossare la sua leadership. Basta che Tremonti si attovagli con i vertici del Carroccio in Cadore. Basta che neghi risorse ad Alfano o alla Gelmini. Basta che dica «la …

"150 candeline per ricordare che lo stato siamo noi", di Michele Ainis

Se 150 anni vi sembran pochi, forse non avete tutti i torti. Se l’unità nazionale è ancora una creatura acerba, nonostante abbia un secolo e mezzo di vita sul groppone, dev’esserci pure una ragione. Intanto si moltiplicano gli effetti di questa condizione, ciascuno può stilarne un inventario. La reazione scomposta del ministro Bossi alle parole pronunciate dal presidente Napolitano sulla necessità di rispettare il tricolore. Il caso Battisti , con la sua coda di reazioni goffe e tardive da parte del governo, mentre i partiti inscenavano proteste davanti a pochi passanti infreddoliti (a Firenze cinque in tutto), e badando bene a non confondere le truppe. Insomma uniti sì, ma senza esagerare. La commistione fra pubblico e privato, riassunta dalla doppia residenza da cui governa Berlusconi: in quella pubblica (palazzo Chigi) incontra gli ospiti stranieri, in quella privata (palazzo Grazioli) riceve i suoi ministri, mentre ai sindaci tocca viaggiare fino ad Arcore, com’è successo a Renzi. La sfiducia nelle istituzioni del paese da parte delle stesse istituzioni: l’ultimo episodio si deve al ministro Bossi, che ha …