Anno: 2013

"Il primo esame universitario già al liceo così negli atenei è caccia alla matricola", di Salvo Intravaia

Esami universitari già al liceo. È l’ultima trovata degli atenei italiani per soffiare matricole alla concorrenza e avvicinare i ragazzi delle superiori all’università. Qualche giorno fa, il Senato accademico dell’università Ca’ Foscari di Venezia ha approvato Esame in anticipo, una originale attività di orientamento come quelle svolte ogni anno dagli atenei per fornire informazioni ai futuri iscritti e consigliarne le scelte in base alle loro inclinazioni. Dal prossimo anno, la Ca’ Foscari terrà corsi di alcune materie di base presenti in diversi percorsi di laurea — biologia, chimica, ecologia, ingegneria ambientale, analisi statistica dei dati, ma anche altre discipline — indirizzati agli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori venete. E coloro che si iscriveranno e seguiranno il corso pomeridiano potranno aggiudicarsi i primi sei crediti della loro carriera universitaria. Basterà superare l’esame collocato alla fine delle lezioni e, dopo il diploma, iscriversi nell’ateneo della Laguna. L’iniziativa segue una prima sperimentazione avviata dalla Ca’ Foscari in due licei veneti, uno a Treviso e l’altro a Mestre, che ha riscosso parecchio successo. «È andata bene …

"Nazisti, ultra-cristiani, suprematisti ecco l’integralismo Made in Usa", di Vittorio Zucconi

Anche se dal settembre del 2001 la parola “terrorismo” proietta immediatamente immagini di fanatici con il turbante e l’AK47 imbracciato. La prudenza con la quale tutte le autorità americane, da Obama allo Fbi che conduce le indagini con 700 agenti dedicati, si riservano di indicare in quale direzione puntino, è la prova che essi conoscono bene l’esistenza e la velenosità del «serpente nell’erba». 36 ore dopo l’esplosione che ha ucciso e mutilato bambini e spettatori adulti lungo il rettilineo d’arrivo della Maratona sfregiandoli con sferette di acciaio, chiodi, schegge, esplosi da un ordigno dentro una pentola a pressione, la scelta dell’etichetta sembra dipendere più dai pregiudizi ideologici di chi l’appiccica che dai fatti. Come prova il bisticcio a distanza fra la Fox News di Murdoch, l’ammiraglia della destra, già schierata per la caccia al jihadista fanatico e la più moderata Cnn, che ricorda l’esistenza e la pericolosità della violenza doc americana. Anche la pentola a pressione, usata per stragi in Pakistan, in Afghanistan ma anche da fascisti croati, prova molto poco. Le cifre, e i …

"La lezione di Ruffilli", di Pier Luigi Bersani

Ricordare Roberto Ruffilli, non solo il suo sacrificio ma il suo servizio come intellettuale e come politico, significa rendere omaggio a uno di quei cattolici che nei decenni della Repubblica hanno custodito la Costituzione e le istituzioni dello Stato. Una lunga fedeltà alle idee dei padri che non diventava mai, però, conservazione. Fu lucidissimo a vedere per primo la crisi e l’affanno della prima Repubblica. Propose e provò ad attuare una via d’uscita. E quella strada – rendere il «cittadino arbitro» delle decisioni che riguardavano il governo – doveva servire nelle sue intenzioni a ricucire il rapporto che iniziava a logorarsi tra partiti e società. Ma la via d’uscita che indicava era ed è precisamente l’opposto delle scorciatoie antipolitiche e antipartitiche. Ruffilli credeva nella democrazia rappresentativa, e credeva nel ruolo dei partiti. Per questo lanciò per primo un’altra battaglia che abbiamo a cuore, purtroppo ancora oggi tutta da combattere: quella per dare all’Italia una legge sul funzionamento democratico dei partiti, in attuazione dell’articolo 49 dellaCostituzione. I partiti come istituzioni della democrazia, la riforma dei partiti …

"Il senso del limite", di Pietro Spataro

Un partito che discute in modo anche aspro è un bene da difendere. Perchè un vero partito non ha padroni, non c’è uno che detta la linea e altri che eseguono. È invece la sintesi del confronto tra sensibilità e visioni diverse, tra opzioni e strategie differenti. Questo vale per tutti, ma vale soprattutto per il Pd che ha nel suo Dna quella parola democratico che è così fortemente impegnativa e che è il frutto di storie che hanno segnato la vita della Repubblica e la crescita civile dell’Italia. Non bisogna spaventarsi delle diversità, perché esse sono una ricchezza e perché solo la battaglia delle idee può dare forza e coesione a un progetto di cambiamento. Il Pd non è nato per appiccicare l’una all’altra le correnti del riformismo democratico. È nato invece perché da quelle spinte venisse fuori una nuova idea, una nuova sfida per l’Italia del nuovo millennio. A quelle storie lontane, che hanno radici forti nel Paese, si sono unite storie più giovani e tutte insieme hanno cercato un modo originale di …

"Non si tratta solo di eleggere un presidente", di Gianni Riotta

In 48 ore il Partito democratico gioca una partita che peserà a lungo sul futuro italiano e che, altrettanto a lungo, determinerà l’identità del Pd, la sua strategia, il suo modo di esistere. Molti dei nomi che circolano in queste ore per il Quirinale, per la successione del saggio presidente Napolitano, sono di politici perbene, dagli ex premier Prodi e Amato, all’ex presidente del Senato Marini, alla senatrice Finocchiaro. E  anche nella lista dei nove prescelti da Beppe Grillo e dai suoi militanti M5S, tra giuristi come Rodotà e Zagrebelsky e lo stesso Prodi, si nomina Emma Bonino, apprezzata ex Commissario Europeo. Ma come sa bene il segretario Bersani, il nome che il Pd dovrà indicare al Parlamento ha una doppia importanza. L’uomo, o la donna, che andrà al Quirinale rappresenterà l’Italia in sette cruciali anni in cui l’Europa diventerà nuova comunità politica, dovrà ritrovare in Patria dialogo e sviluppo, ma soprattutto darà – al di là delle sue intenzioni – il segnale per un possibile governo a quasi due mesi dal voto. Nell’indicare un …

"Dalla battaglia del ’48 al sì al maggioritario così il 18 aprile è un simbolo della Repubblica", di Filippo Ceccarelli

Vorrà dire qualcosa che si comincia a votare proprio il 18 aprile? Nella storia ci sono infatti date non solo memorabili, ma così ricorrenti e perfino insistite nella loro risonanza che è quasi impossibile far finta di nulla. Così dopodomani la corsa per il Quirinale finisce per collocarsi sulla scia di altri significativi 18 aprile, richiamandone implicitamente le luci e le ombre in una specie di cabalistico calendario storico della Repubblica. Il primo è com’è ovvio quello del 1948, «Con Cristo o con Stalin», vale a dire lo scontro elettorale che diede la maggioranza alla Democrazia cristiana segnando la storica sconfitta del Fronte popolare costituito, all’insegna di Garibaldi, dal Pci e dal Psi. Ed è curioso dopo 65 anni ricostruire il clima, i timori, il turismo primaverile bloccato, gli stranieri che anticipavano le partenze, il mercato immobiliare che crollava per paura che i comunisti distribuissero le case sfitte ai poveri; chi ritirava i risparmi dalle banche, chi rimandava acquisti, villeggiature e perfino matrimoni «a dopo il 18 aprile». A Cinecittà corre voce che alcuni film …

"La paura nelle vene dell’America", di Vittorio Zucconi

Le bombe sono arrivate dal nulla e hanno fatto riesplodere il senso di vulnerabilità di una nazione che sperava di averlo sepolto. Infatti nessuno, nell’immenso macchinario della sicurezza nazionale americana, ne sapeva nulla e ancora ne sa nulla, un vortice di vuoto che risucchia e alimenta la paura. Lo ha ammesso Barack Obama, che rifiuta di usare la parola «terrorismo». Neppure lui sa «chi» o «perché», dice. Eppure l’attacco è stato un’offensiva coordinata, preciso, teleguidato e ideologicamente mirato. Ha colpito i simboli più alti dell’America che il mondo ama e odia, Boston, la culla dell’Indipendenza, il giorno della Festa solenne del Patriota ribelle nel primo sparo contro l’impero britannico, la maratona che aveva raccolto entusiasti da 56 nazioni. E in diretta tv, per ottenere il massimo effetto. Chiunque abbia progettato questo attentato, e fatto saltare probabilmente con segnali dal telefonino quegli ordigni in sequenza, sapeva che ci sarebbero state telecamere per l’arrivo della Maratona di Boston. E dunque la paura, non i molti morti, i cento feriti, le vittime o i danni, era il bersaglio. …