"L’Italia da svecchiare", di Guelfo Fiore
Nel 2013 andranno al voto i ragazzi nati quando si era già concluso il primo giro di Berlusconi a palazzo Chigi. Quelli che al crollo delle Torri Gemelle, l’11 settembre del 2001, avevano attorno ai sei anni. Che di Giovanni Paolo II, morto allo scoccare dei loro dieci anni, conservano l’immagine di un vecchio fiaccato dalla malattia e non del papa globe trotter che radunava milioni di fedeli nelle spianate e nelle città di tutto il mondo. Che sono cresciuti a pc, videogiochi, telefonini e pochissima televisione (al massimo, quando erano piccini, piazzati davanti allo schermo da genitori in cerca di una pausa…). Che si aggirano sui social network dall’alba alla notte. Che non sanno usare più penne e matite. Che hanno reinventato la composizione delle parole, e continuano a farlo, per adattarle ai nuovi mezzi di comunicazione e di relazione interpersonale. Nel 2013 l’Italia avrà ai suoi vertici gli stessi uomini e le stesse donne del ’95. Non è questione che riguarda solo la politica, dove pure il fenomeno è solare e macroscopico. In …
