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"Sangue a piazza Tahrir, il futuro di una rivoluzione" di Tahar Ben Jelloun

Gli avvenimenti in atto a piazza Tahrir, in Egitto, ci obbligano a rettificare alcuni dati divulgati da tutti noi, che però sono errati. Ciò che è accaduto un anno fa in Egitto non era una rivoluzione, bensì un colpo di stato militare. Mubarak non ha lasciato il Paese sotto la spinta dei manifestanti, per quanto numerosi e decisi, ma per volontà di una giunta militare che non gli ha lasciato altra scelta. Questo punto è essenziale per comprendere la violenza della repressione scatenata dall´ottobre scorso contro gli egiziani e le egiziane. L´esercito ha preso il potere, facendo credere che sarà il popolo a governare il Paese. Grave errore. Il popolo è rimasto per le vie e sulle piazze, e ha creduto di essersi sbarazzato dalla dittatura di un capo corrotto. Ma purtroppo la verità è un´altra: l´esercito ha mantenuto lo stato d´emergenza decretato 50 anni fa. Il 9 ottobre scorso, alcune auto blindate hanno investito 27 manifestanti che si ribellavano contro le aggressioni ai danni dei copti; e il 19 novembre lo stesso esercito ha …

"Mettiamo all'asta la TV del futuro", di Giovanni Valentini

Prima parliamo di sistema, poi della peculiarità del servizio pubblico, e infine dell´azienda Rai. Se fosse vero che l´asta sulle nuove frequenze tv «andrebbe deserta», come ha sentenziato Silvio Berlusconi con la sua abituale sicumera, perché mai l´ex premier-tycoon se ne occuperebbe e preoccuperebbe tanto? A suo parere, «non sono un bene che ha mercato». Eppure, le frequenze assegnate in precedenza agli operatori telefonici hanno fruttato allo Stato 3,5 miliardi di euro. E anche se ora dovessero rendere soltanto i cento milioni già offerti da Michele Santoro, invece di essere benignamente “regalate” a Rai e Mediaset, l´incasso permetterebbe comunque di alleviare il peso dei sacrifici richiesti ai cittadini dalla manovra “salva Italia”. Bisogna dare atto al governo Monti, in particolare al ministro Passera, di aver corretto in corsa un atteggiamento iniziale di disinteresse su una questione così delicata. Al di là dello stesso valore economico, si tratta di una partita rilevante per la difesa della libera concorrenza in questo settore nevralgico e ancor più per la tutela del pluralismo dell´informazione. Dall´assegnazione delle frequenze digitali residue …

"L'antipolitica dei ricchi contro partiti e art.18", di Michele Prospero

Che brutta aria tira sulla politica. La campagna contro la casta ha affondato il colpo e in giro si incontrano solo macerie. La dignità della politica è stata saccheggiata. Ormai mancano solo le liste di epurazione per chiunque osi difendere la politica, intesa – perché no? – anche come professione. Distrutto culturalmente (si fa per dire) il prestigio della politica, per il lavoro sporco che resta ancora da compiere non mancherà in giro la bassa manovalanza, merce sempre abbondante in Italia. E così entra in scena Marco Travaglio che, da par suo (cioè con un supponente tono spregiativo), se la prende con lo scrittore Francesco Piccolo. La colpa? Aver difeso la politica, proprio su queste colonne (cioè sul giornale fondato da un politico di professione, Antonio Gramsci), dagli attacchi furibondi condotti da lunghi mesi a media unificati. Chiunque osi mettere in guardia dalla ricaduta nefasta della dominante ideologia odierna che fa della politica il nemico da strapazzare è solo un fiancheggiatore della casta, quindi un poco di buono da denigrare. Sacerdote ufficiale del nuovo conformismo …

"2012, dato per morto potrebbe stupirci", di Mario Calabresi

Il 2012 è un anno che nasce con lo strano destino di essere già stato giudicato: sarà nero. Nessuno sembra disposto a dargli un minimo di fiducia, una possibilità e nemmeno a sperare in un momento di luce. Tutti, anche quelli che in passato si professavano ottimisti, hanno già preso le distanze dai prossimi dodici mesi e mettono le mani avanti: «Meglio non aspettarsi niente» e passano direttamente a parlare del 2013. Come tutti quelli che non hanno niente da perdere perché sono già stati dati per persi, il 2012 potrebbe riservarci invece delle sorprese e stupirci. Prima di tutto perché in un anno che parte dichiaratamente all’insegna delle difficoltà saremo costretti a prendere delle decisioni, personali e collettive. Lo dovrà fare l’Europa, spinta dai debiti, dalle pressioni dei mercati e dalla concorrenza asfissiante dei giganti che le stanno crescendo intorno. Lo dovrà fare l’Italia, a partire dalla sua classe dirigente e politica a cui nessuno sembra più disposto a perdonare i vizi storici dell’eterno rinvio, del privilegio e dello spreco. Lo dovremo fare noi …

"Record della distanza tra salari e prezzi mai così lontani da quindici anni", di Valentina Conte

Il 2012 comincia all´insegna dei rincari su carburanti e alimentari, pesano le tasse e le buste paga bloccate Crescono dell´1,5% le retribuzioni, mentre l´inflazione è al 3,3%, il potere d´acquisto torna quello del 2001. «I salari sono bassi», ammetteva il ministro Fornero un paio di giorni fa. Molto bassi, certifica ora l´Istat, anche perché il loro potere d´acquisto viene eroso dall´inflazione a un livello record. Il divario tra crescita di salari e prezzi – fotografato dall´Istituto di statistica con riferimento al mese di novembre – non è mai stato così ampio dal 1997. Quindici anni in cui la corsa dei cartellini di cibo, affitti, benzina, vestiario ha più che doppiato quella delle buste paga. Non meraviglia affatto, in un contesto economico generale definito recessivo dalla stessa Istat, che il clima di fiducia dei consumatori – personale, sul presente, sul futuro, sul Paese – subisca un crollo. In cima alle ansie degli italiani per il 2012, la sicurezza del posto di lavoro, la capacità di risparmiare e acquistare beni durevoli. La sempre più ampia forbice tra …

"No, il Pd non è Monti", di Franco Monaco

Provo a mettere le cose in ordine. Per me stesso, intendiamoci, senza la presunzione di farlo per altri. Ci siamo affannati a spiegare che il governo Monti risponde a tutti i crismi della legittimità costituzionale. Che esso ha seguito le regole e le procedure della nostra democrazia parlamentare, a cominciare dalla fiducia delle camere. Che perciò non ha alcun fondamento la tesi della sospensione della democrazia. Così pure abbiamo confutato il refrain della sospensione della politica. Partiti e gruppi hanno liberamente scelto di sostenere o di avversare il nuovo governo, il quale, a sua volta, ancorchè composto in prevalenza da tecnici non ascrivibili agli attuali schieramenti, fanno politica, cioè operano scelte, prendono decisioni tutt’altro che indifferenti a un sistema di valori e di interessi. Monti li ha condensati nella triade rigoreequità- crescita, che pure possono essere diversamente interpretati e modulati. Nel caso del Pd, senza iattanza, ma in punto di verità, la decisione politica di sostenere il nuovo governo ha rappresentato un atto di responsabilità e persino di generosità. E, in ogni caso, come si …

"Pompei, l’anno orribile", di Vittorio Emiliani

Un anno orribile per l’antica Pompei, che si chiude con un nuovo crollo: nella domus di Loreio Tiburtino, una delle più visitate perché posta all’ingresso delle scolaresche. Un dramma della manutenzione ordinaria e straordinaria, che non sembra finire mai. E qui, caso raro, non sono stati i fondi a mancare quanto le competenze dopo il pensionamento dell’ottimo soprintendente Piero Guzzo, anni or sono. Pompei è una delle Soprintendenze “speciali” (accorpata, assurdamente, con quella, importantissima, di Napoli). Non le mancano i fondi, visto che incassa circa 20 milioni l’anno (per un 30% dirottati altrove). Ma, dopo Guzzo, si sono succeduti, a velocità grottesca, ben tre soprintendenti (ad interim) e due commissari: un prefetto in pensione e un funzionario della Protezione Civile. Che hanno delegittimato nei fatti il soprintendente, cioè l’esperto vero. Dei 79 milioni disponibili, il commissario Fiori ne ha investiti pochi, un po’ più della metà, nella indilazionabile messa in sicurezza di una città esposta al consumo di massa, alle intemperie, al dissesto idrogeologico. Il resto? Finito in “valorizzazioni” discutibili, a partire dal Teatro Grande, …