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Governo battuto alla Camera emendamento passa con voti di Fli

Con 274 voti a favore della mozione e 261 voti contrari è stato approvato la modifica presentata da Matteo Mecacci, radicale del Pd, alla mozione sul trattato di Amicizia Italia-Libia, che prevede l’impegno a chiarire i termini degli accordi . Il governo è stato battuto, nell’Aula della Camera che ha approvato l’emendamento presentato da Matteo Mecacci, radicale del Pd, alla mozione sul trattato di Amicizia Italia-Libia. Nell’emendamento si chiede che i respingimenti vengano effettuati in base agli accordi internazionali e ai principi umanitari. Il governo aveva dato parere contrario. Votando con l’opposizione su un emendamento alla mozione che impegna l’esecutivo a rivedere il trattato di “amicizia” con la Libia, con 274 voti a favore della mozione e 261 voti contrari Futuro e Libertà fa quindi il primo sgambetto all’esecutivo, dopo la rottura sancita da Gianfranco Fini a Bastia Umbra. Per ora, si tratta solo di una sorta di ‘prova di forza dimostrativa’. Ma resta un chiaro messaggio indirizzato al governo e al premier. L’emendamento, a firma del radicale Mecacci del gruppo Pd, richiede all’esecutivo di …

Un governo oscurantista, che strumentalizza il concetto di famiglia

Il governo, pur di non parlare dei tagli al welfare e dei problemi che crea alle famiglie si arrocca nella tutela esclusiva della “famiglia naturale”. Il Pd attacca: “Nelle parole di Sacconi e Giovanardi una logica razzista ed un uso ideologico del concetto di famiglia”. La ‘Conferenza nazionale sulla Famiglia’ sarà pure un momento importante per il Paese, nel quale dovrebbero essere affrontati dall’esecutivo le tematiche che riguardano la crisi economica che investe i nuclei familiari, i problemi causati dai tagli inferti alla sanità, alla scuola, al sociale. E invece no, nulla di tutto questo nel primo dei tre giorni dedicati alle famiglie italiane. Piuttosto si è delineato un quadro sconcertante che rappresenta il Paese: un Presidente del Consiglio che non può partecipare alla Conferenza, e dunque non può rappresentare il Paese, per ovvia sensatezza. Probabilmente dopo gli ultimi scandali personali che lo coinvolgono, rischierebbe di essere screditato, dalla sua stessa maggioranza, dai suoi stessi elettori. Da parte dei ministri presenti: una strumentalizzazione evidente e indecente del concetto di famiglia, secondo una visione arcaica, che …

"Il Colle ai sindacati: lavorate per la coesione sociale", di Marcella Ciarnelli

Più di un’ora al Quirinale per i leader sindacali chiamati dal presidente della Repubblica per una colazione di lavoro che, dopo molto tempo, è stata l’occasione per ritrovarsi attorno allo stesso tavolo. A discutere e confrontarsi sui problemi pressanti del Paese che si trova a fare i conti con una crisi senza precedenti. A questo punto non solo economica ma anche politica. Un benvenuto affettuoso per Susanna Camusso da pochi giorni segretario della Cgil,un gesto «molto carino», un saluto cordiale per Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, i leader di Cisl, Uil e Ugl. Un incontro all’insegna della cordialità pur nelle inevitabili differenze che anche in questa occasione si sono manifestate. Contrapposizioni ed anche scontri fin qui ci sono stati nel segno dell’autonomia e di legittime visioni diverse ma il presidente ha insistito sulla necessità «nel bene del Paese» di verificare spazi di azione comune se non di unità. LA SITUAZIONE La sua preoccupazione per la situazione economica e politica del Paese Napolitano non l’ha mai nascosta, ancor più in questi giorni. Non è …

"Finanziaria o federalismo, la crisi passa anche da qui", di Raffaella Cascioli

Il Quirinale è preoccupato per la legge di bilancio, ma in parlamento ogni voto sarà un thrilling Il gioco del cerino è approdato in parlamento. Tra i giocatori – un po’ a sorpresa – è finito anche il ministro dell’economia Tremonti e nelle prossime settimane si capirà chi è destinato a bruciarsi e chi, invece, a salvarsi. Una prima precipitazione della situazione politica potrebbe arrivare già nelle prossime ore alla camera dove il doppio appuntamento della legge di stabilità in commissione bilancio e del decreto sui fabbisogni standard di comuni e province in bicameralina sul federalismo potrebbe essere foriero di sorprese. E non solo perché lo stesso ministro Tremonti, dopo aver chiesto e ottenuto la scorsa settimana, lo slittamento al 15 novembre per l’arrivo in aula della legge di stabilità (la ex Finanziaria) così da avere il tempo di inserire nel testo in commissione un maxiemendamento sullo sviluppo così da frenare l’emorragia di voti della maggioranza, ha deciso di giocare, ancora, al gatto e al topo. Quanto soprattutto perché sul federalismo ci potrebbe essere un …

"Le elezioni divideranno l'Italia in due", di Luca Ricolfi

E’ comprensibile che il mondo politico sia eccitato. Fini sta consumando il suo strappo, e Berlusconi – dopo quasi vent’anni – potrebbe anche essere costretto a uscire di scena. Vedremo. Sulla carta la fine del regno di Berlusconi presenta almeno un aspetto positivo: quello di togliere dalla scena la principale fonte di divisione degli italiani. E’ lecito sperare che, venuto meno il pomo della discordia, si possa tornare a ragionare di politica in modi non dico un po’ meno incivili (su questo è inutile farsi illusioni), ma almeno un po’ meno partigiani. E tuttavia basta osservare con un minimo di distacco il modo in cui il regno di Berlusconi sta tramontando per spegnere non pochi ottimismi sul dopo. Già, perché la qualità del «dopo» dipenderà molto dalle modalità della deposizione del monarca. C’è una prima possibilità, e cioè che sia Futuro e libertà, il partito di Fini, a far cadere il governo. In questo caso si aprirebbe una drammatica resa dei conti all’interno del centrodestra, perché il gesto di Fini – per le modalità con …

L'Italia crolla, il governo dorme

La casa dei gladiatori a Pompei si sbriciola e finisce sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Vicenza e il Veneto sotto un metro e mezzo d’acqua per oltre una settimana con almeno un miliardo di euro di danni e gli imprenditori che minacciano di non pagare più le tasse. Un paese che crolla, finisce piegato di fronte a emergenze sempre prevedibili ma mai affrontate. Per questo il crollo della domus dei gladiatori a Pompei “è la metafora del dramma italiano, vogliamo fare i miracoli e non facciamo le cose normali, poi casca tutto” come ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani a ‘In mezz’ora’. Bersani ha criticato la gestione dei beni culturali: “Come è possibile un paese in cui si commissaria tutto, anche Pompei dove invece che mandare archeologi si è affidato tutto alla protezione civile, che ha speso 60 milioni di euro senza fare una gara, e ha destinato solo il 20% per la manutenzione”. Soldi buttati per la valorizzazione invece che per i restauri, errori madornali che dovranno …

Bersani chiede coerenza al leader Fli: «Crisi conclamata, risposta illusoria», di Simone Collini

Sulla manifestazione dell’11 dicembre convoca i big del Pd: «Se ne discuta subito». «Irresponsabile gioco del cerino, mentre il Paese va allo sbando». Bersani convoca il Coordinamento del Pd. Per l’11 dicembre i Democratici pensano a un corteo che arrivi poi a riempire San Giovanni. I veltroniani: «Attenzione, il discorso di Fini è stato il Lingotto del centrodestra». «Crisi conclamata, risposta illusoria». A Bersani bastano quattro parole per commentare il lungo intervento di Fini. Il leader del Pd giudica «non sufficienti» le mosse del presidente della Camera, se è vero che c’è (Fini dixit) «un governo che non governa». Per Bersani ora Fini deve mostrare «coerenza», e sia lui che Berlusconi devono smetterla con lo «stucchevole e irresponsabile gioco del cerino». Anche perché «a furia di passarselo il cerino si sta spegnendo, mentre il Paese va allo sbando». Il segretario del Pd sta già lavorando alla preparazione della manifestazione dell’11 dicembre, che stando alle ambizioni dovrebbe prevedere un corteo che arrivi poi a riempire Piazza San Giovanni. Lo sforzo organizzativo sarà tutto sulle spalle del …