Tutti gli articoli relativi a: attualità

«Svolta intercettazioni. Alfano: pronti a cambiare», di Francesco Grignetti

Il Guardasigilli al Quirinale per superare le tensioni con il Presidente Alla fine il canale di comunicazione tra palazzo Chigi e Quirinale s’è aperto. Ma nelle forme dovute. Ieri il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è salito nella sua auto blu e si è fatto portare alla Presidenza della Repubblica. Lì lo attendeva il segretario generale della Presidenza, Donato Marra, uno dei principali collaboratori di Giorgio Napolitano, che gentilmente è stato ad ascoltare quanto il governo manda a dire al Capo dello Stato. Poche concise parole per un messaggio chiaro: il ddl Intercettazioni cambia. E non poco. Cambia tutto il necessario perché siano superate le «criticità» che il Presidente della Repubblica ha segnalato nei giorni scorsi. Berlusconi ha dunque deciso che non è il caso di proseguire con il muro contro muro. Ora c’è solo da attendere i prossimi passaggi parlamentari per vedere che cosa accadrà. Quali gli aspetti tecnici che saranno riscritti. Una visita non da poco. «Un gesto di attenzione istituzionale», lo definiscono al Quirinale. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, culminate con …

«Quando lo sciopero funziona», di Mario Lavia

C’era un modo migliore per trasmettere un messaggio agli italiani? Bisogna avere l’onestà di rispondere a questa domanda, quando si discetta sulla efficacia dello sciopero dei giornalisti. Anche questo giornale si è chiesto se avesse un senso non far uscire ieri i giornali invece di spiegare e rispiegare le ragioni del no ad una legge sbagliatissima come quella sulle intercettazioni. Anche Europa si pone il problema di trovare nuovi strumenti di pressione e di protesta, di coinvolgimento dei colleghi specie più giovani e meno sindacalizzati, anche noi chiediamo alla categoria di svecchiare certi discorsi e di non chiudere gli occhi dinanzi ad una realtà per la stampa sempre più drammatica. Si è discusso, nelle redazioni: bene, benissimo. Ciò detto, ci pare che lo sciopero dei giornalisti abbia colto l’obiettivo di far sapere all’Italia (soprattutto quella che i giornali non li compra ma che vive davanti alla tv) che il governo pretende una legge che limita il diritto-dovere di informare e quello, forse ancora più scottante, di svolgere le indagini sulle mille facce del malaffare italiano. …

Il 9 luglio silenzio della rete, per evitare che possa essere un silenzio definitivo

Questo sito partecipa alla “Giornata del silenzio della rete” e aderisce alla mobilitazione degli organi di informazione promossa dalla FNSI. E’ una giornata di silenzio che serve a parlare, anzi a urlare! Non è un paradosso, perché mai come in questo momento è necessario far sentire la voce di disapprovazione per un provvedimento, il ddl sulle intercettazioni, che compromette le indagini della magistratura e imbavaglia la stampa. Un provvedimento che lede dunque il diritto alla sicurezza e quello all’informazione dei cittadini. Ecco perché una giornata di silenzio. Per far capire che senza voci libere, come accadrà oggi, il nostro Paese non è un paese libero.

Rai di tutti, non dei partiti

Pier Luigi Bersani ha presentato nel corso di una conferenza stampa la proposta di legge del Pd per riformare la governance della RAI. “Disposizioni per la gestione della RAI”: per un’impresa libera, svincolata dalle “cooperative pseudopolitiche” “La RAI non lavori contro se stessa e diventi un’azienda libera dai Partiti ed economicamente stabile, in quanto è una società per azioni che esercita un’attività di servizio pubblico; è una impresa che vive con i soldi dei cittadini.” E’ questa l’idea del Pd per la Rai, contenuta nel disegno di legge dal titolo: “Disposizioni per la gestione della Rai”, presentato nel corso di una conferenza stampa, nella sede del Pd Nazionale, dal segretario Pierluigi Bersani, primo firmatario del ddl. Presenti alla conferenza stampa: Carlo Rognoni, presidente del Forum Pd per la Riforma del sistema radiotelevisivo, Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd e Fabrizio Morri, senatore Pd, membro della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. “Serve un intervento urgente perché siamo alla crisi della Rai, sia sul piano del pluralismo sia su quello della strategia …

«Uno sciopero costituzionale», di Federico Orlando

La restaurazione degli anni Trenta si spegne oggi, nella giornata del silenzio, come l’armata di Cambise nel deserto. Quello che fu il più potente esercito del parlamento, con 100 seggi di maggioranza alla camera e 50 al senato, è arrivato in frantumi sugli scogli della Finanziaria e delle intercettazioni. Costretta dal Quirinale a stare nelle regole e votare la manovra entro i termini prescritti (a giudicarla, penseranno gli elettori), la destra eversiva, che ora rinvierebbe il bavaglio sine die, appare in tutta la sua estraneità strutturale alla democrazia. E ne amplia la crisi di struttura: la convocazione dei giornalisti da parte dei sindacati dei militari è figlia non di un’ideologia sudamericana, ma di una esasperazione. L’America latina non c’entra, salvo che per il presidente del consiglio, in cui Bersani riconosce crescenti caratteri alla Chavez. Davanti allo scoglio del federalismo fiscale, spetterà per primo a Bossi spiegare ai suoi talebani e mullah chi abbia sbagliato a misurare la lunghezza del salto: se lui stesso, o il premier o il ministro dell’economia che ha scritto la Finanziaria. …

«Non parlare al manovratore», di Lietta Tornabuoni

La manovra economica e il suo manovratore, il governo, hanno offerto e offrono uno spettacolo molto interessante. Si poteva pensare che per una nazione rimediare 24 miliardi non fosse poi una «mission impossible»: se no cosa dovrebbe fare la Francia, che di miliardi deve tirarne fuori cento? Ma non è così: intorno a quei 24 miliardi è montato un disordine imprevedibile. Il governo manovratore è riuscito a scontentare tutti, a provocare forti reazioni promettendo tagli alle categorie più diverse e inopportune: poliziotti, disabili, professori, che già guadagnano meno di un gatto. Le reazioni sono risultate tanto vive che quei tagli sono stati subito ritirati e si è andati a tagliare altrove. Il primo manovratore, il presidente del Consiglio, non ha voluto ricevere i rappresentanti degli enti locali, che se ne sono assai impermaliti. E perché, poi? Timore, fastidio, paura di lasciarsi convincere? Ma non sarebbe il suo lavoro? Altre idee luminose: far pagare i ticket autostradali anche a chi fa il raccordo anulare romano per andare a casa a mangiare, tagliare le pensioni di invalidità …

Manovra. Inaccettabile fiducia preventiva

Il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, ha invitato il presidente della Camera Fini a stigmatizzare il comportamento del governo che oggi ha annunciato una doppia fiducia sulla finanziaria. “La manovra -ha dichiarato nel corso della seduta a Montecitorio- non è ancora arrivata in aula al Senato e arriverà tra diverso tempo qui alla Camera e il governo già avverte il bisogno di farci sapere che verrà posta la questione di fiducia. Oggi -ha aggiunto Franceschini- abbiamo avuto la prova di quanto sia difficile la situazione sociale che e sarebbe un errore sottovalutare. Quando in piazza, senza nessuna organizzazione nazionale, ne’ partiti ne’ sindacati, manifestano i disabili, i terremotati dell’Aquila, i lavoratori dell’Eutelia e l’unica risposta è ignorare o occultare attraverso i mezzi di comunicazione, non gestire i problemi diventa una scelta irresponsabile. Fare finta che i problemi non esistano è il modo migliore per far esplodere le tensioni sociali ed è questa esattamente la linea che il governo sta seguendo, un governo che pretende di mostrare i muscoli senza più averli. L’annuncio della fiducia, prima …