Tutti gli articoli relativi a: attualità

“Nucleare, ecco il decreto sui siti cinque zone in pole per le centrali”, di Luca Iezzi

Ai Comuni che accettano 20 milioni l´anno di compensazione. Quattro reattori da mettere in cantiere entro il 2020 e poi altri 4-6 impianti successivi. L´articolato sarà sottoposto al Parlamento e alla conferenza Stato-Regioni. Coinvolgere gli enti locali e dargli tanti soldi. Il governo punta su queste due armi per convincere i Comuni ad accettare una centrale nucleare. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha annunciato che oggi porterà in Consiglio dei ministri lo schema di decreto legislativo coi criteri di localizzazione e le compensazioni per i siti dove nasceranno le centrali nucleari. Non ci saranno nomi, ma si darà mandato all´Agenzia per la sicurezza nucleare a definire le zone “eleggibili”: da questi elementi sembrerebbero emergere cinque siti candidati (Montalto di castro, Rovigo, Caorso, Trino Vercellese e Termoli). In particolare sono definiti quattro passi che porteranno alla posa della prima pietra attesa per il 2013. Il governo nei prossimi mesi definisca il suo piano nucleare in un “libro bianco” in cui metterà per iscritto i propri obiettivi, già annunciati più volte dal ministro: 4 …

8 proposte per l’ambiente. La green economy per uscire dalla crisi

Copenhagen. La disfatta, il compromesso, o il punto di partenza. All’indomani del piu’ importante vertice sul clima dai tempi di Kyoto, le questioni irrisolte sono ancora tante. Le aspettative, deluse o meno, ci sono ancora ed e’ tempo che qualcuno cominci a soddisfarle. Toccherebbe al governo, che sembra però troppo impegnato a sonnecchiare o, peggio, a negare la responsabilità dell’uomo nel global warming. Il PD non ci sta e riparte da qui: dalle proposte. L’analisi di Bersani. Nel corso della conferenza stampa sul dopo-Copenhagen, tenuta insieme a Stella Bianchi, responsabile Ambiente della segreteria nazionale, Laura Puppato, responsabile forum Ambiente, Roberto Della Seta, capogruppo in commissione Ambiente ed Ermete Realacci, il segretario Pier Luigi Bersani a presentare la green economy come “l’unica carta anticiclica che potremo giocare anche in termini di mobilitazione del risparmio privato”. Non serve solo a preservare l’ambiente, “ma e’ una fonte di occupazione certa e immediata”. Il risultato di Copenhagen non soddisfa, Bersani non ha difficolt” ad ammetterlo, ma “da qui si puo’ partire. A Kyoto erano presenti 40 paesi in meno …

“Ponte sullo Stretto, il grande spot. L’avvio ai lavori. Ma è bluff”, di Jolanda Bufalini

Un’unica grande via trans/europea che da Berlino arriva a Palermo, scavando il Brennero e gettando l’avveniristico ponte con tremilatrecento metri di luce sullo Stretto. Sogno ingegneristico ed economico per unire la Sicilia al continente ma, come dice uno spot sul gioco responsabile, «bisogna sognare senza illudersi». Altrimenti il risveglio potrebbe essere brusco e la scommessa foriera di cattive sorprese: «Attenti a non unire due cosche anziché due coste», mette in guardia la rete «No ponte». A scendere dal mondo dei sogni con i piedi per terra dovrebbero aiutarci gli studi preliminari (1986 e 2003) che proiettavano le loro ipotesi al 2012. «Ma ormai ci siamo» osserva Gaetano Giunta, che è stato presidente della commissione sul Ponte del consiglio comunale di Messina. «Oggi quelle previsioni le possiamo confrontare con ciò che è successo». Le previsioni sulle magnifiche sorti e progressive dell’economia siciliana stimavano 8 milioni di passeggeri sullo Stretto nel 2000, 9 milioni 700mila nel 2012 (un aumento del 20 per cento su base annua nel caso di una crescita economica bassa) oppure 12 milioni 300mila …

“Il mondo decide, l’Italia lo ignora”, di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante

Siamo un paese “extra-territoriale”. Mentre nel mondo per quindici giorni la conferenza sul clima di Copenaghen ha occupato stabilmente le aperture di giornali e telegiornali, ha invaso le dichiarazioni dei politici, ha mobilitato l’attenzione dei principali decisori economici, da noi l’informazione, la politica, le grandi imprese hanno fatto finta di niente, come se il problema le sfiorasse appena, e quando hanno detto o scritto su Copenhagen spesso hanno mostrato una desolante incapacità di entrare nel merito delle questioni su cui si stanno giocando l’andamento e l’esito del vertice. La misura di questa nostra “alterità” è quantitativa e qualitativa. Per esempio, com’è possibile che l’ormai celeberrimo omicidio di Garlasco, un caso giudiziario come ce ne sono centinaia ogni anno, diventi il tema obbligato di tutti i talk-show e gli approfondimenti tv e la prima notizia sui più autorevoli quotidiani, mentre Tg1 e Tg2 dedicano al summit sul clima due minuti a fine telegiornale? In alcuni casi, la distratta sottovalutazione dell’evento danese ha prodotto effetti paradossali. Così, la Repubblica ieri ha affibbiato all’ottimo resoconto da Copenhagen di …

Il Viminale sacrifica la legalità al “territorio”, di Claudia Fusani

Primo comandamento: non disturbare il territorio. Anzi, assecondarlo, cioè inviare prefetti graditi agli equilibri politici del luogo. Possibilmente, poi, premiando non i funzionari già in servizio a Roma-Viminale ma pescandoli in giro, nei vari uffici territoriali del governo anche se questo vuol dire scavalcare le graduatorie. Anche questo è federalismo. Anzi, una sua forma assai sottile e più evoluta. Era già successo con il prefetto di Roma Carlo Mosca, rimosso a novembre 2008 perché si rifiutava di far prendere le impronte digitali ai rom così come voleva il sindaco Alemanno. Succede, e si ripete, di nuovo adesso con i casi di Venezia e Fondi dove sono stati rimossi-promossi due prefetti – Michele Lepri Gallerano e Bruno Frattasi – entrati in rotta di collisione con le autorità politiche e amministrative del luogo. Vanno sempre letti in controluce gli sterminati elenchi della Presidenza del Consiglio con cui vengono comunicati i movimenti e le promozioni dei prefetti in giro per l’Italia. «Rispetto al 1994, la prima volta di Maroni al Viminale come titolare dell’Interno – viene fatto notare …

“La pubblicità del Cavaliere”, di Edmondo Berselli

Gli ultimi sondaggi sembrano attestare una significativa crescita di consenso di Silvio Berlusconi dopo l’aggressione di Piazza del Duomo (l’indice sarebbe cresciuto di sei-sette punti). I numeri sono la prova provata del successo propagandistico ottenuto dalla campagna del Pdl. In sintesi, secondo Fabrizio Cicchitto e soci: i nemici del Cavaliere hanno creato un clima di odio, e in questa atmosfera livida si è scatenata la violenza di Massimo Tartaglia. Uno “psicolabile”, che però ha riassunto nel suo gesto l’avversione antropologica verso il premier, un sentimento che secondo il sondaggista Renato Mannheimer accomuna il 20-25 per cento del centrosinistra. L’aspetto pubblicitario di questo argomento è stato immediatamente raccolto ieri nella telefonata del premier ai giovani del Pdl radunati a Verona. Il ragionamento di Berlusconi è stato di una semplicità assoluta. Quando si racconta che il capo del governo non soltanto frequenta minorenni (e prostitute), ma viene additato anche come corruttore, mafioso e stragista, non c’è da stupirsi se certe menti deboli si fanno prendere la mano. Fin qui l’inversione dei fatti e delle responsabilità è vistosa. …

Da Copenaghen piccoli passi avanti. Ambiente, serve fare di più

Difficile dire se si tratta di una vittoria o di una sconfitta. La lunga notte di Copenaghen ha prodotto un risultato inaspettato. Né una disfatta in termini negoziali, né un successo dal punto di vista delle aspettative. Solo un passo avanti. Incerto, forse. Ma decisivo. In quanto l’accordo concluso tra Usa, Cina, India, Sudafrica e Brasile per la lotta ai cambiamenti climatici, pur non essendo vincolante, coinvolge per la prima volta due degli attori (Cina e Usa), che fin ora erano rimasti ai margini del dibattito sul global warming, e li relaziona con un altro grande paese emergente, l’India, oltre che naturalmente con paesi importanti e influenti per la lotta ai cambiamenti climatici, come il Brasile e il Sudafrica. “Abbiamo un accordo”, ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon al termine delle lunghe trattative e delle numerose resistenze e critiche mosse dai paesi più piccoli, “anche se – ammette – non è quello che tutti speravamo”. E infatti, la natura dell’intesa non può pretendere di rimanere nella storia. L’accordo di Copenaghen non …