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“Fondi, comune mafioso. Ma il governo non lo scioglie”, di Claudia Fusani

Ieri, per l’ennesima volta, il Consiglio dei ministri non ha sciolto il comune del basso pontino come chiede da febbraio il ministro dell’Interno e da un anno il prefetto. La scusa: «Serve una nuova relazione». Niente da fare. Neppure ieri. Neppure una settimana fa, così come negli ultimi quattro mesi. Rinviare, posticipare, prendere tempo, sperando che alla fine la gente si stufi e qualcun altro salti. Il consiglio comunale di Fondi con le sue palesi – il 6 di luglio la Dda ha arrestato 17 persone tra boss, ex assessori, consiglieri e funzionari comunali – e dichiarate infiltrazioni mafiose (le ha messe a verbale l’ex assessore Izzi indicando la mappa della famiglie di ‘ndrangheta e camorra che hanno messo le mani su quel comune) non è stato ancora sciolto. Una decisione che viene promessa da mesi e ogni volta rinviata accampando le scuse più varie. Il risultato è che la Presidenza del consiglio tiene in vita un comune dove, per ammissione dello stesso ministro dell’Interno che ne ha chiesto lo scioglimento, la mafia controlla gli …

A Bologna cercano un Ministro che non sia già in ferie.

Il 2 agosto prossimo si celebrerà la giornata commemorativa delle vittime della strage terroristica avvenuta alla stazione ferroviaria della città nel 1980 con 85 morti e 200 feriti. Ma il governo non ha ancora ufficializzato il nome del ministro che lo rappresenterà durante la cerimonia. Una notizia che indisppettisce i familiari delle vittime e i cittadini tutti che si sentono offesi dal disimpegno dello Stato nell’individuazione e punizione dei responsabili. Di questo disappunto si fa portavoce il presidente dell’Associazione parenti delle vittime che si dichiara stanco delle mancate risposta da parte del governo e proprio quest’anno si aspetta risposte precise e inequivocabili per tutti i familiari. “E’ un peccato non conoscere il nome del ministro che arrivera; se lo si sapeva prima, potevamo avere un colloquio con questa persona e sviscerare le mancate risposte di tutti questi anni che potevano essere date”, rimarca Bolognesi che ha invitato anche la stampa a pressare il Governo per avere dei risultati concreti. “Non sarebbe male- propone quindi il presidente dell’associazione dei parenti delle vittime- se anche la stampa …

“Addio federalismo, torna la Casmez targata Dc”, di Alberto Statera

Risorge il grande elemosiniere per scongiurare il partito del Sud. La nuova formazione politica meridionale era accreditata di un 8 per cento. La Cassa per il Mezzogiorno venne vissuta come un vulnus alla autonomia siciliana. Contrordine, compagni. Non c’è federalismo che tenga se questi di Palermo minacciano di fare il Partito del Sud. Un partito che quel marpione impunito di Luigi Crespi, ex sondaggista improvvisato del Cavaliere, stima nazionalmente – ohibò – addirittura all’8%. Così si rimaterializza in un soffio, dopo tre lustri di morte apparente, l’ectoplasma della Cassa del Mezzogiorno erogatrice generosa di fondi pubblici. Proprio quella che abbiamo da poco seppellito ad opera di Giuliano Amato e del compianto Nino Andreatta come il regno della nequizia, come la culla di tutte le nefandezze assistenziali, degli sprechi di ricchezza, dei finanziamenti a pioggia, delle cattedrali nel deserto, della corruzione, degli appalti truccati. Il paradiso in terra della mafia. Amato spera ancora che non sia solo un contrordine sulla Cassa, ma un’idea innovativa del governo. E’ Giulio Tremonti, non un qualsiasi vicerè del Sud, ma …

“Escort, le deputate Pd all’attacco: Berlusconi riferisca alla Camera”, di Giovanna Casadio

Il Pd chiama Berlusconi in Parlamento sulle escort. Perché semplicemente spieghi. Dal momento che la questione è piuttosto seria: i comportamenti del Cavaliere e capo del governo violano alcuni articoli della Costituzione, a cominciare dall’articolo 54, nel quale si stabilisce che i cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno “il dovere di adempierle con disciplina e onore”. E poiché “gli italiani e le italiane hanno appreso da servizi fotografici, interviste e dichiarazioni mai smentite” degli incontri e delle feste “con giovani donne anche minorenni che ricevevano in cambio denaro e promesse di promozione professionali” o di seggi nelle istituzioni e tutto questo si chiama “sistema di scambio tra relazioni sessuali, denaro, potere che ha il suo epicentro nel presidente del Consiglio”, sarebbe il caso che lo stesso premier offra chiarimenti. Non generici, non con battute tipo “non sono un santo”, ma perché c’è un atto parlamentare che lo chiede e la faccenda politico-istituzionale non può passare sotto silenzio. L’opposizione quindi si è decisa: un gruppo di deputati democratici ha presentato ieri un’interpellanza perché in …

“Se la Gelmini sdogana l’esame regionale”, di Francesco Merlo

Nessun alfabetizzato del centrodestra, né il colto Sandro Bondi né l´iperprofessor Brunetta, sono riusciti a dire alla Gelmini che non c´è alcun rapporto tra l´algebra e l´oséleto veneto. Così come non c´è tra il teorema di Pitagora e l´impiccagione del pitu (tacchino) a Tonco di Asti, tra la fisica di Einstein e il risòtt giald (con lo zafferano). È invece passato come ragionevole glossa di più feconda lettura il contrordine leghista alla corbelleria sull´esame obbligatorio di dialetto. Adesso insomma non si vogliono più sottoporre i professori meridionali a uno sbarramento dialettale, ma a un test di “nativismo”, a una prova di conoscenza di storia locale: «di tradizioni regionali» ha ribadito, in soccorso al Carroccio, la ministra bresciana dell´Istruzione, l´avvocato Maria Stella Gelmini. Vedete com´è la Lega: senza volerlo sta svelando la dabbenaggine e la volgarità di un´intera classe di governo. E infatti né la presidente della Commissione Cultura Valentina Aprea né i tanti docenti di Diritto, che fanno corona e riparo a Berlusconi, hanno sinora informato i cultori del pittoresco che la conoscenza del folklore …

“Lo stato di eccezione”, di Massimo Giannini

Il miserabile spettacolo del decreto anti-crisi è un misto tra il teatro di Ionesco e l’opera dei pupi. C’è l’assurdo: il governo impone con una mano la conversione di un primo “provvedimento urgente” infarcito di errori ed orrori, con l’altra ne presenta un secondo che riscrive quello appena approvato. C’è la farsa siciliana: il Parlamento svilito nella quinta di un’opera buffa, dove gli eletti del popolo, povere marionette, si scambiano legnate fragorose ma inutili. Il decreto anti-crisi è discutibile nel merito. L’ennesimo patchwork di ben 25 articoli scombinati e incorenti, l’ennesimo pacchetto di oltre 100 commi di norme palesemente “tossiche” insaccate insieme a norme apparentemente virtuose: come i “titoli salsiccia” che hanno fatto crollare i mercati finanziari mondiali. Da una parte qualche piccola pietra per arginare l’onda d’urto della crisi recessiva: dagli aiuti fiscali per le imprese che ripatrimonializzano alla detassazione degli utili reinvestiti in nuovi macchinari, dal “premio di occupazione” per le aziende che non licenziano all’aumento delle dotazioni infrastrutturali. Ma dall’altra parte una pioggia di interventi che, con la strategia di contrasto alla …

“Italia, un paese costruito sulla sabbia”, di Natalia Lombardo

Un paese di cartapesta. Scuole e ospedali, ponti e gallerie, edifici pubblici e privati costruiti con «cemento taroccato», depotenziato con la sabbia e allungato con acqua. Quello dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento non è un caso isolato, ma la punta di un iceberg di un «gigante dai piedi d’argilla» che arricchisce la cosche mafiose. È quanto rivela un dossier stilato da Legambiente sulle costruzioni dal «cemento fasullo», intitolato: «Le mani della criminalità dietro appalti e imprese del calcestruzzo». Ne emerge una mappa sconcertante, nella quale edifici pubblici rischiano di sbriciolarsi come castelli di sabbia, come è successo con il terremoto in Abruzzo: scuole calabresi, il commissariato di Polizia di Castelvetrano nel trapanese, interi padiglioni di ospedali siciliani, gallerie e autostrade dal Molise al Veneto. Una scia di sabbia che dal Sud sale al Nord con le betoniere di società gestite direttamente dai clan, oppure da ditte che, risparmiando milioni sul cemento, pagano un «pizzo» alle mafie. Cemento taroccato violando la norma Uni En 206-1 sull’equilibrio dell’impasto, quando non vengono usati rifiuti tossici, come …