“Il ritorno della diplomazia”, di Vittorio Zucconi
Ora Barack Obama ha una via d’uscita dalla trappola siriana nella quale si era rinchiuso. E questa via passa per Mosca. È un’onorevole ritirata quella che Vladimir Putin gli offre. Potrebbe essere raccontata addirittura come una vittoria e le prime reazioni di Washington sembrano accoglierla con un sospiro di sollievo. Con la proposta di domandare ad Assad la consegna e il controllo internazionale degli arsenali di armi chimiche e, quindi, di impedirne l’uso contro i ribelli, Mosca ha utilizzato un classico stratagemma tattico della storia russa: ritirarsi oggi, per battersi meglio domani. Salvando la faccia e l’onore. La “Marcia della Follia”, come Barbara W. Tuchman definì la spinta inerziale e irresistibile che conduce alle guerre, ha rallentato il passo e ciò che ancora pochi giorni or sono sembrava inevitabile, oggi diventa almeno più lontano. In questo dialogo a distanza fra Mosca e Washington, che John Kerry, il segretario di Stato, e Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, hanno cominciato scambiandosi segnali, c’è per la prima volta l’ipotesi di una soluzione non violenta. Di un …
