“La porta chiusa del Quirinale”, di Liana Milella
Più che un’autostrada pare un viottolo di campagna, sconnesso, arduo e pieno di buche, quello su cui ormai, dall’inizio di agosto, cerca di avventurarsi il Cavaliere con la storia della grazia. Lui è convinto che sia una sorta di “atto dovuto”, che gli vada concessa solo perché si chiama Berlusconi, per via della sua storia personale e politica.MA I precedenti, le norme, la Costituzione stessa, nonché la volontà del presidente Napolitano vanno in direzione opposta alla sua. Berlusconi ha parlato direttamente con Napolitano per chiedergli la grazia? Suoi emissari lo hanno fatto? Fino a oggi la grazia è un chiacchiericcio affidato ai retroscena politici. Se ne fa un gran parlare, gli amici, i consiglieri più intimi, gli avvocati di Berlusconi ripetono da giorni che la grazia è “un atto necessario e dovuto” e che il capo dello Stato avrebbe dovuto già firmarla per l’ex premier il giorno dopo la sua condanna. Berlusconi in persona intende chiederla? Il Cavaliere non intende affatto chiederla. Per due ragioni. Ritiene che se lo facesse ciò equivarrebbe a un’ammissione di …
