“La televisione chiusa per ferie”, di Giovanni Valentini
In Italia, sulla buona televisione c’è rassegnazione intellettuale. (da “Storie e culture della televisione italiana” a cura di Aldo Grasso – Oscar Mondadori, 2013 – pag. 24). Nell’estate delle ferie coatte in città, imposte a milioni di italiani dalle ristrettezze e dalle incognite della crisi economica, la televisione sta offrendo il peggio di sé. Quella pubblica ancor più di quella privata, in rapporto alle sue funzioni e responsabilità. Repliche, scorte di fine stagione, fondi di magazzino: il palinsesto serale dell’intrattenimento non offre una grande scelta né tantomeno un conforto a chi deve rinunciare quest’anno a partire per le vacanze. È soprattutto la fiction di qualità che viene messa in liquidazione, a parte qualche rara eccezione come l’inossidabile serie del commissario Montalbano su Rai Uno. Per il resto, c’è un vuoto di idee e di prodotti. Un danno per gli abbonati che pagano l’abbonamento e una beffa per quanti sono costretti a restare a casa. Il crollo della pubblicità s’abbatte pesantemente su tutta l’editoria, condizionando i bilanci e provocando drastici tagli di spesa. Ma il servizio …
