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“A quando arrivano un po’ di soldi per i lavoratori?”, di Andrea Bonzi

Difficile far ripartire i consumi se gli stipendi moltissimi lavoratori sono fermi al palo da anni. Sono infatti 52 i contratti nazionali non rinnovati, e ben 6 milioni e 700mila i dipendenti che aspettano di vedere adeguata la propria busta paga. Di questi fonte Istat quasi tre milioni sono le persone che lavorano nel pubblico impiego. L’attesa del rinnovo è, in media, di 26,5 mesi per l’insieme degli occupati e di 13,2 mesi per quelli del settore privato. Non è un caso che, tra i punti per la redistribuzione del reddito richiesta dai sindacati confederali nell’ultimo incontro con il premier Enrico Letta, ci sia anche l’adeguamento delle retribuzioni al costo della vita. Nel dettaglio, tra gli ultimi contratti scaduti, ci sono quello dei lavoratori del settore minerario, dei tessili e manifattura di pelletteria, oltre agli addetti dei pubblici esercizi-alberghi e pulizia locali. Sugli edili, è recente la stilettata ai costruttori da parte della Fillea-Cgil con il segretario generale Walter Schiavella: «Mi piacerebbe sapere dall’Ance come mai, dopo sette mesi dalla scadenza del contratto, al tavolo negoziale siamo ancora in alto mare. Abbiamo a che fare con una coerenza intermittente», visto che proprio la controparte invoca interventi forti per riavviare il settore, in forte crisi da tempo. Sul fronte trasporti, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Sla-Cisal hanno indetto uno sciopero del personale delle autostrade per il 2 e 3 agosto, a seguito della rottura delle trattative sul rinnovo del contratto nazionale, ancora rimandato «nonostante l’aumento dei pedaggi, i mancati investimenti e gli utili generosi», lamentano le sigle sul piede di guerra. Inoltre, il 5 agosto toccherà a autotrasportatori e corrieri, la cui trattativa si è arenata ieri di fronte a una richiesta economica di 130 euro al mese.

IL «PUBBLICO» STROZZATO All’inizio della settimana, poi, la fermata dei medici, veterinari e tecnici del Servizio sanitario nazionale che hanno protestato per i tagli, ma anche per il blocco alle retribuzioni, che dura da oltre quattro anni. Sono stati invece firmati, tra gli altri, i contratti dei conciatori e terzisti (con aumenti mensili di 115 euro) e degli operatori delle farmacie partecipate dagli enti locali. È proprio il settore pubblico il nodo più delicato da sciogliere, non solo per una questione prettamente numerica. Calcolando che il contratto è scaduto a fine 2009, a regime (cioè nel 2014) la perdita di potere d’acquisto delle buste paga per chi ha lo Stato come datore di lavoro sarà di circa 6mila euro per l’effetto dei mancati rinnovi e dello stop all’indennità di vacanza contrattuale. Quasi 240 euro al mese di potere d’acquisto. Michele Gentile, coordinatore del dipartimento della Funzione pubblica della Cgil nazionale, dipinge il quadro di una situazione drammatica, frutto della somma di una serie di azioni che il sindacato ritiene deleteria. «I dipendenti pubblici hanno davvero poco da essere contenti osserva Gentile -. Al blocco dei contratti si aggiungono le 250mila unità che sono andate in pensione senza essere sostituite, con il blocco del turn over negli enti locali». Non è finita: «La legge Brunetta impedisce qualsiasi rinnovo normativo dei contratti. Questo significa che, in una fase come questa, in cui abbiamo i Comuni in affanno e un’ipotetica riforma istituzionale in corso, se le Province venissero cancellate scatta un processo di mobilità per due anni e poi il licenziamento». Per questo, insiste Gentile, «affrontare le riforme istituzionali senza discutere del nodo del lavoro, significa compiere un errore grave». Di sicuro, poi, così difficilmente potranno essere rilanciati i consumi: «Da un lato la busta paga è sempre più leggera in termini di potere d’acquisto, dall’altro si vanno a colpire i servizi pubblici, in particolare l’Istruzione e la Sanità, creando un disagio ancora maggiore. Una politica del genere non può che essere fallimentare». Per questo, alla ripresa autunnale, se il governo Letta «non darà segnali di discontinuità», la possibilità di una mobilitazione del settore pubblico diviene quasi una certezza. …

L’Unità 26.07.13

2 Commenti

  1. Marcello Palattella dice

    Caro Bonzi, dimentica che per quei fannulloni da competizione dei docenti, oltre al blocco dei rinnovi sono stati infilati due anni nella progressione di carriera che ritardano la maturazione del gradone. Conseguenza? Molti docenti non raggiungeranno l’ultimo gradone prima della pensione pur con quasi 43 anni di contributi! E che dire del sequestro della liquidazione per due anni? Per rilanciare l’economia bisognerebbe mettere i soldi nelle tasche delle persone cominciando dal rinnovo dei controtti e spostando la tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie, fare una lotta vera all’evasione fiscale e una legge seria e nonfasulla sulla corruzione. Puo’ fare questo un governo che ha come socio il re degli evasori fiscali e l’imperatore dei corruttori? Assolutamente no! E monsignor Letta non faccia finta di non saperloe la smetta di prendere in giro gli italiani quando sproloquia di lotta senza quartire e clima cambiato nei confronti degli evasori!

  2. giuseppe52 dice

    I governi di berlusconi,monti ed adesso di letta non vogliono capire che non si può fare cassa con i lavoratori pubblici bloccando gli stipendi e le pensioni per tanti anni facendo arretrare così il tenore di vita e quindi i consumi anche necessari,ma devono risparmiare su settori costosi come
    spese militari, costi della politica e amministrazione pubblica,consulenze
    e pensioni e stipendi d’oro, la costosa macchina della giustizia etc..
    Bisogna dare liquidità alla gente altrimenti sara de profundis!

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