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“Beni culturali, anche il ministero è moroso: bollette non pagate per 40 milioni”, da repubblica.it

L’Italia è il paese con il più grande patrimonio storico culturale al mondo, al primo posto nella lista Unesco per numero di tesori dichiarati patrimonio dell’umanità, eppure il Ministero per i beni culturali rischia quasi il tracollo per morosità e per il drastico taglio dei finanziamenti cui continua a essere sottoposto dai governi di ogni colore. Gli ultimi dati forniti dal ministro Bray sono emblematici: quasi 10 milioni di euro in meno rispetto al 2012 per le “spese per interventi urgenti per le emergenze”; una disponibilità per il ‘programma ordinario dei lavori pubblici’ che passa dai 70,5 mln di euro del 2012 ai 47,6 mln del 2013 (nel 2004 erano 201 milioni), il sostegno dalle giocate del Lotto che dai 48,4 mln di un anno fa precipita ai 25,4 di quest’anno. In questo scenario, non c’è da stupirsi se i musei sospendono le aperture, se il Colosseo resta chiuso per una vertenza dei custodi e se persino il ministero è costretto a chiedere un intervento straordinario al Tesoro per poter pagare bollette e canoni inevasi …

Sulle spalle della sinistra”, di Claudio Sardo

Non ce la farà l’Italia se non sarà capace di cambiamenti radicali. Non ci sarà nuovo sviluppo senza una riduzione delle diseguaglianze, senza un primato del lavoro e dell’impresa sulle rendite e le consorterie, senza un rafforzamento del ruolo pubblico (che non è sinonimo di gestione diretta dello Stato). E tanto meno si ricostruirà un senso civico, un’idea di comunità senza una battaglia a tutto campo contro l’illegalità, le povertà, le solitudini, contro i diritti negati. Non ce la farà l’Italia senza l’Europa. Ma neppure l’Europa senza l’Italia. Il cambiamento delle politiche economiche non può che avere una dimensione continentale. In gioco non ci sono solo le ricette (fallite) di banchieri e tecnocrati: in gioco c’è quella democrazia che i nostri padri ci hanno consegnato e che oggi rischia di perdere senso. La democrazia che ha prodotto la nostra civiltà, e il nostro welfare, è nata da una lotta, e poi da un compromesso, tra capitale e lavoro. Ora che il compromesso è saltato, viviamo una vera e propria crisi di identità, che l’impoverimento del …

“Ricostruire la missione pubblica della Rai”, di Fulvio Fammoni*

“Non è mai troppo tardi” è stato il fortunato titolo di una trasmissione del passato che può essere applicato alla Rai di oggi. Ha dimostrato il convegno organizzato dalla Fondazione Di Vittorio e da Articolo 21, sul rinnovo della concessione per il servizio pubblico, che c’è grande voglia di discutere di merito, con trasparenza a partecipazione. Il contrario del silenzio con cui spesso si decide, e del clamore troppe volte inconcludente con cui se ne parla. Non a caso sono ripartite indiscrezioni su vendita e/o privatizzazione (a prezzi da svendita) tipiche di quando non si vuol discutere. Ma un primo punto importante è stato segnato dall’iniziativa della Fondazione Di Vittorio e di Articolo 21: il ministro Catricalà ha smentito la privatizzazione e ha escluso che il governo possa intervenire per decreto sull’azienda. A maggior ragione occorre la più ampia discussione di merito. Anche in questo caso la nostra richiesta è stata ascoltata: per le modalità e le regole della prossima nuova concessione è stata affermata la volontà della più ampia consultazione pubblica, sul modello della …

“La sfida del lavoro di cittadinanza”, di Laura Pennacchi

Ora che l’emergenza lavoro è riconosciuta da tutti, ed è divenuto chiaro che non è un eufemismo l’espressione “Job catastrophe” usata dai democratici americani, bisogna affrontare problemi scottanti fin qui elusi, anche a sinistra. Tanto più che, per l’appena avviato dibattito congressuale del Pd, l’idea del congresso che muova «dal basso » (con il rischio di far concentrare i nostri circoli su questioni locali sottraendo loro il diritto di discutere i grandi nodi politici irrisolti) e la proposta di dissociare il confronto sulle idee da quello delle persone da candidare, fanno correre il rischio di lasciare sullo sfondo le vere differenziazioni di contenuto. Tra i problemi scottanti fin qui elusi c’è la differenza tra una strategia di «lavoro di cittadinanza» – intrinseca all’idea di un Piano straordinario per il lavoro comprensivo della creazione diretta di lavoro per giovani e donne – e una prospettiva che dia priorità al «reddito di cittadinanza». È necessario innanzitutto chiarirsi sui termini. L’Italia deve certamente dotarsi di strumenti, delimitati e circoscritti, di necessaria lotta alla povertà, come il «reddito minimo …

“Il Datagate e il paradosso di Obama”, di Nadia Urbinati

Si scoprì alla fine della Guerra fredda che la Stasi, il servizio segreto della Germania comunista, aveva un dossier su ogni cittadino e aveva fatto di ogni tedesco una spia. In una società dove la vita privata delle persone non conosceva segretezza lo Stato godeva della massima segretezza. Nascondimento è potere fuori da ogni controllo. Ci si chiese allora che senso avesse lo spionaggio quando tutti erano spiati. Ma un senso c’era perché se è vero che per essere efficace il controllo deve essere selettivo, è altresì vero che occorre raccogliere tutte le informazioni per poter selezionare quelle “utili”. È pertanto fatale che la schedatura dilaghi a macchia d’olio. All’opposto, non vi è più radicale nemico della segretezza di Stato di un governo fondato sul pubblico e i diritti civili. Diceva Norberto Bobbio che rendere pubblico il potere implica togliergli il velo della segretezza: questa è una delle promesse più importanti della democrazia. Una promessa che sta insieme alla pace e alla libertà. Alla pace, perché il sistema di segretezza e di spionaggio presume nemici …

“Il Copernico della cocaina”, di Roberto Saviano

Conosciamo ogni cosa, anche le più morbose curiosità, sulle famiglie dei grandi imprenditori italiani. Conosciamo ogni cosa degli Agnelli, dei Moratti, di Briatore, conosciamo Montezemolo. Eppure nessuno sa chi sia Roberto Pannunzi. Stiamo parlando di un “imprenditore” i cui affari, superano di gran lunga i fatturati delle famiglie che ho appena elencato. Stiamo parlando di un imprenditore che condiziona la vita del Paese da molto tempo, senza alcuna ribalta e senza la necessità di interloquire, per essere competitivo, con banche e politica. Non conoscere Roberto Pannunzi significa non capire dove arrivino denaro contante, mediazione internazionale, investimenti in ogni settore, fino alla gestione dei porti. Il denaro liquido che Pannunzi in questi anni ha generato e immesso nel tessuto economico italiano e mondiale lo rende a pieno titolo il più grande brokerd’Occidente. Può competere, forse, con lui solo un altro sconosciuto, Pasquale Locatelli, broker di coca, narcotrafficante di Bergamo, che sta scontando la sua detenzione in Spagna: spero che presto il nostro governo ottenga il suo trasferimento in Italia per iniziare a conoscere sino in fondo …

“Province, provincialismi e ….provincialotti”, di Rossana Dettori

La Consulta, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale del Decreto Legge 201 del 2011, ripropone, al di là della netta censura sull’abuso della decretazione di urgenza da parte del Governo Monti, un tema sul quale gli Esecutivi che si sono succeduti in questi ultimi anni hanno impattato più volte e anche duramente: l’idea che gli assetti istituzionali siano una variabile indipendente dagli atti fondativi del nostro ordinamento repubblicano. L’idea, cioè, che il tema dei livelli istituzionali, in quel complicato intreccio fra responsabilità e funzioni da garantire ai cittadini, appartiene alla sfera del “come funziona uno Stato” e non, come la Carta Costituzionale impone, a quella di “cosa è uno Stato”. Gli snaturamenti costanti di quei principi costituenti ai quali il Paese ha assistito, dalla messa in discussione del carattere universalistico del nostro servizio sanitario ai finanziamenti alle scuole private, ha imposto alla Corte questa attività di strenua difesa dei pilastri fondamentali del nostro Patto. Il caso delle Province è, per certi versi, il più emblematico: la strumentalizzazione politica del tema, in chiave propagandistica, ha prodotto una accelerazione …